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Tutto il mondo è paese, purtroppo

Creato il 05 marzo 2018 da Marina Viola @marinaviola
Tutto il mondo è paese, purtroppo
Stamattina, quando mi sono svegliata con la notizia della sconfitta della sinistra alle elezioni in Italia, mi è subito venuto in mente quel terribile giorno dopo le elezioni americane, quando vinse Trump. L’unica differenza, forse, è il fatto che mentre stamattina un po’ me l’aspettavo, quel novembre del 2016 ero annebbiata anche dalla sorpresa.
Molte cose sono simili, però. La prima è la vittoria del populismo e della semplicità dei termini e dei programmi elettorali: i populisti se ne fregano dell’ideologia o dell’appartenenza a destra o a sinistra. Sono quelli che sono rimasti delusi dalle politiche precedenti, da cui non si sono sentiti appoggiati o rappresentati. In America, sono gli operai che hanno perso fiducia nell’establishment, sono quelli che cercano lavoro e non lo trovano, quelli a cui sono state promesse cose che non sono mai arrivate, gli invisibili che sono stati lasciati indietro. Si sono sentiti finalmente rappresentati da chi parla in modo chiaro, semplice e preciso, spesso toccando i cuori un po’ reazionari, un po’ razzisti, un po’ omofobici e un po’ misogini, poco interessati alla politica estera. Vogliono che i propri bisogni siano messi finalmente in primo piano: la famiglia, il mantenimento culturale della nazione, una società omogenea, una vita economicamente comoda. Se ne fregano del fatto che le tasse pagano i servizi sociali, le scuole, le infrastrutture. Magari non sanno neanche che i soldi vanno a finire lì. Al centro del pensiero populista c’è un seme profondamente individualista e reazionario, senza dubbio. Sia negli Stati Uniti, che in Europa e in particolare in Italia, che è stata certamente vittima di una immigrazione poco controllata, dove non c’è lavoro e si vive sempre peggio, il terreno è estremamente fertile per un pensiero del genere. E come in America, subito dopo la propria sconfitta, la sinistra si lecca le ferite e cerca di analizzare cosa sia successo. C’è chi dice che la sinistra non è stata in grado di fare nulla e che malgrado abbia avuto il tempo di governare non sia riuscita a concludere nulla di determinante. C’è chi dà la colpa ai radical chic snob, che non si sono mai interessati a una realtà con cui non si confrontano mai e a volte non sanno neanche che esista. In America i radical chic si chiamano Cadillac liberals, e cioè chi ha idee di sinistra ma va in giro con le Cadillac. C’è chi dice che forse uno scossone del genere può aiutare la sinistra a diventare più compatta, più forte, magari scegliendo leader meno egocentrici e vicini al centrodestra. Sono tutte analisi che condivido, ma essendo io di sinistra, ho bisogno anche di un po’ di tempo per piangere sul latte versato. 
Sono questi sul populismo e sulla perdita di una visione della sinistra esattamente gli stessi discorsi che noi liberals americani facciamo da quel terribile gennaio del 2017, quando entrando alla Casa Bianca, Trump annunciò che adesso con lui le cose sarebbero cambiate veramente, e che l’energia si sarebbe soprattutto incanalata negli affari nazionali. 
In realtà qui le cose non sono tanto diverse.Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega odiano l’Europa, Trump non è interessato a un potere federale, ma all’indipendenza dei singoli Stati. Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega non hanno molto rispetto verso le donne (soprattutto quelle intelligenti, tipo Laura Boldrini), anche Trump le tratta come oggetti sessuali. 
Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega, l’autismo è provocato dai vaccini. 
Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega, anche per Trump il problema più grosso lo portano gli immigrati.
Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega, la campagna elettorale di Trump si fonda sulle paure che la propria cultura sia contaminata da chi è in qualche modo diverso. 
Così come il Movimento 5 Stelle e la Lega, anche per Trump gli altri Paesi sono una possibile minaccia.
Quindi, per favore non mi si venga più a dire: “Voi state zitti che avete Trump”, perché il vostro Trump da stanotte ce l’avete anche voi.
Il fatto è che oltre alle verità sulla disintegrazione della sinistra, dei radical chic snob e della crisi economica, la cosa che mi preoccupa di più è questa vittoria dell’individualismo, nell’ultimo tentativo, ormai impossibile da frenare, di mantenere una società il più omogenea possibile. Si pensa che sarebbe meglio tornare a un’America o a un’Europa con i confini blindati, perché la povertà e la disperazione fanno un po’ schifo. Si ha paura di perdere la propria cultura, la propria identità. Si sogna una società guidata da uomini bianchi e cristiani.  Mi spaventa che ormai si appoggiano questi temi senza ormai cercare neanche di nasconcdersi dietro a uno straccio di ideologia. L’altro, il diverso, è visto come l’ostacolo per raggiungere il proprio successo. Ci rinchiuderemo nella nostra nazione senza nessuna voglia di scambi culturali e balle del genere. Ci metteremo in prigione e moriremo da soli. 
Io da donna e da madre di un diverso, ho paura, sia a casa mia a Cambridge che a Milano. 

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