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Tutto quello che devi sapere sul Coaching Professionale

Da Angelo Bonacci @PrometeoCoach

Tutto quello che devi sapere sul Coaching Professionale
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Coaching: l'arte del cambiamento

Cos’è il Coaching? Come Funziona? Quanto vale il mercato italiano?

Tutte le risposte e i retroscena dell’attività professionale in Italia.

Tutto quello che devi sapere sul Coaching

Voglio guadagnare di più, cambiare lavoro, vincere la prossima gara, migliorare le mie relazioni o le mie performance professionali.

Questi sono soltanto alcuni argomenti su cui si può stabilire un rapporto di Coaching professionale.

Il Coaching partendo dalla domanda

L’attività professionale del Coaching (quello vero) passa attraverso il soddisfacimento delle più comuni “tensioni” sociali. Si tratta, in poche parole, di un metodo utile a raggiungere obiettivi, soddisfare desideri, dare concretezza a pulsioni orientate al futuro. D’altronde il Coaching non può essere confuso con la psicologia o la psicoterapia e ancor meno con la crescita personale. Nello specifico, il Coaching si preoccupa di accompagnare una persona verso ciò che desidera; è un metodo indirizzato al futuro in cui i termini del miglioramento passano attraverso l’autodeterminazione del campo d’azione e la conseguente autorealizzazione. Un percorso di Coaching può esistere, di conseguenza, solo laddove vi sia una domanda specifica che, oltre a includere la voglia di miglioramento e di sviluppo personale, abbia come oggetto centrale un obiettivo da realizzare mediante un piano d’azione concreto, da attuarsi mettendo in campo risorse e potenzialità. La scientificità, il rigore, la misurabilità, la concretezza e lo spostamento verso un cambiamento tangibile rendono il Coaching un modello particolarmente efficace e unico nel suo genere.

Che cos’è il Coaching

Il Coaching è una competenza relazionale, si basa sull’allenamento del potenziale e prescinde dalla logica del deficit (caratteristica quasi indelebile di altre relazioni d’aiuto). Il Coaching riconosce all’essere umano risorse utili e funzionali, considerate intrinseche alla persona, che spesso vengono ignorate o sottovalutate. Il Coaching si basa sul cambiamento e affronta il problema in termini di arricchimento, partendo da un piano di sviluppo evolutivo e generativo. La relazione è di tipo processuale e viene organizzata su un arco temporale variabile in ragione della complessità degli obiettivi.

Che cosa non è il Coaching

Il termine Coaching, proprio perché non protetto dal punto di vista etimologico, non può essere inteso come sostitutivo di qualsiasi intervento o tecnica che, genericamente, si trasferiscono ad altri competenze per fare qualcosa, o attraverso cui si aiuta la persona su di un piano meramente astratto, interiore o spirituale. Insomma, il Coaching non ha nulla a che fare con pratiche applicate da improbabili “Guru”, né con la formazione-spettacolo messa in scena dai cosiddetti trainer “motivazionali”, né con tecniche ordinariamente riconducibili a settori ove viene prestato un sostegno di tipo psicologico o, comunque, orientato alla sola esplorazione interiore. In ragione di quest’approccio, il Coaching è l’unico metodo di aiuto che comprende sia la parte umanistica, incentrata sull’essere umano e intrisa di aspetti come il miglioramento della consapevolezza e la crescita emotiva, sia la parte operativa, connotata da obiettivi specifici, azioni concrete e messa in atto di strategie orientate alla realizzazione di quanto pianificato per il raggiungimento di risultati ben precisi.

Chi è il Coach Professionista e come opera

La figura professionale del Coach si distingue per specifiche conoscenze, competenze e abilità. Si allontana dalle più comuni “relazioni d’aiuto” lasciando il protagonismo al cliente. Il sostegno, infatti, si realizza attraverso un approccio autonomo, basato sulla logica del potenziale. Un Coach accompagna la persona all’interno di un processo di crescita e miglioramento e lascia che riconosca ed esprima compiutamente il proprio potenziale affiancandola con l’apporto di una metodologia atta ad estrarre, far emergere e applicare le risorse interne e spesso latenti dell’individuo. Consapevolezza, scelta, responsabilità, fiducia e autonomia rimangono ingredienti fondamentali per una buona azione professionale.

Come diventare Coach

Un Coach Professionista può definirsi tale in seguito all’esito di un processo formativo caratterizzato da vari livelli e modalità di acquisizione di competenze, conoscenze e abilità, opportunamente verificate e validate da soggetti istituzionalmente competenti (Associazioni di Categoria Professionale a loro volta inserite in Elenchi Ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico). Tutte le altre figure che si autoproclamano e autodefiniscono Coach lo fanno sulla base di elementi non vagliati da alcun soggetto, ente o commissione a ciò preposti. Occorre dunque mantenere distinta la figura professionale del Coach da tutti quei professionisti di altre categorie che, per volontà o ignoranza, si propongono al mercato come Coach (rientrano in queste tipologie i vari consulenti, operatori olistici, venditori, formatori, operatori del marketing, etc.).

Su cosa si concentra l’operato di un Coach

Il focus del lavoro di un Coach si concentra essenzialmente:

  1. Sull’acquisizione di una maggiore consapevolezza rispetto a quanto si desidera ottenere;
  2. Sull’individuazione e la definizione di obiettivi orientati al futuro;
  3. Sulla realizzazione progettuale e sulla definizione di piani d’azione concreti;
  4. Sull’autonomia e sul sostegno della motivazione intrinseca;
  5. Sul conseguimento dell’autorealizzazione attraverso l’individuazione e l’utilizzo concreto delle potenzialità personali.

In conformità a questi passaggi essenziali prende vita un percorso organizzato in fasi specifiche, ognuna delle quali caratterizzata da elementi e strategie appartenenti unicamente alla metodologia del Coaching. Grazie all’attraversamento delle varie fasi, la persona che si avvale dell’operato di un Coach rafforza la propria autonomia di scelta in ordine agli obiettivi e al fine ultimo che intende conseguire. Il Coach Professionista procede nel percorso accanto alla persona, sostenendola, accompagnandola e monitorandone attentamente le azioni, in un clima di alleanza, accoglienza e accettazione totalmente privo di giudizi e/o prescrizioni.

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Cosa c’è da sapere in più sul Coaching Professionale

In Italia il Coaching professionale (quello vero) è in forte ritardo e purtroppo viene miseramente confuso con altre attività. Visti i presupposti e la malcelata volontà di taluni soggetti di creare sovrapposizioni idonee a gettare il mercato nella confusione, si tenta strenuamente di confonderlo, miscelarlo, abbinarlo con attività che hanno poco a che fare con il metodo. Per evitare di “cadere” nella trappola della Coaching-Confusione, occorre partire dalla premessa per cui il Coaching non è un calderone attraverso il quale legittimare ogni pratica, tecnica o metodo di aiuto, ma una competenza che possiede solide matrici culturali e scientifiche. Una volta stabilito cosa il Coaching non è, sarà sufficiente approfondire la cornice culturale nella quale il Coaching va collocato, in modo coscienzioso e aderente alla realtà.

Da chi prendere le distanze (subito)

Occorre diffidare delle apparenze e attivare una buona dose di diffidenza per scegliere il Corso o Professionisti seri. Tuttavia ecco 6 consigli per evitare le bufale del web:

  1. In alcuni siti viene spiegato il Coaching partendo da una esperienza soggettiva; con il “Coaching secondo me…” non si va molto lontano;
  2. Le personalizzazioni, proposte come creazioni originali sono da evitare come la peste. Al bando dunque tutti quegli approcci che attribuiscono al metodo anche una nomenclatura “particolare” (il Coaching-qualcosa o “X”(nome)-Coaching) o ancora peggio quei trainer o professionisti che affiancano il proprio nome al termine Coaching, così adottando una condotta particolarmente scorretta che tenta di far passare il messaggio di aver inventato un nuovo metodo di Coaching;
  3. Desta particolare sospetto, altresì, l’atteggiamento di chi propone un’offerta formativa per diventare Coach Professionista e, più o meno velatamente e sarcasticamente, sostiene che il Coaching non funziona e che le Associazioni di Categoria non hanno valore;
  4. Quando non vi è alcun riferimento alla Norma Tecnica UNI 11601/2015 sul Coaching e viene mal interpretata la legge 4/2013 ci si trova dinanzi a un’evidente espressione di cattiva comunicazione o di tentativo di creare sovrapposizioni false o comunque inutili;
  5. Tutte le pubblicazioni, comunicazioni o “informative” che lasciano intendere o dichiarano apertamente che esistono certificazioni, anche internazionali, dal valore particolare o esteso a un territorio più ampio o rilasciate da soggetti che ne avrebbero maggior titolo rispetto ad altri si discostano in modo netto da quanto disposto dal legislatore. Valga, a tal proposito, sempre il riferimento alla legge 4/2013, alla Norma Tecnica UNI 11601/2015 e alla normativa che riconosce unicamente ad Accredia, nonché ai soggetti terzi da questa autorizzati, il potere di rilasciare certificazioni. A proposito delle competenze dei Coach Professionisti, esistono unicamente le Attestazioni di Qualità dei Servizi e di Qualificazione Professionale, il cui valore è chiaramente espresso dalle fonti giuridiche e istituzionali.
  6. Tutti coloro che copiano contenuti, articoli, pubblicazioni e in molte occasioni parlano male degli altri per avvantaggiare se stessi pongono in essere una condotta scorretta dal punto di vista concorrenziale e totalmente estranea ai principi, ai valori e all’essenza del Coaching professionale. Di conseguenza, è molto improbabile che provengano dal mondo del vero Coaching e che possano insegnarlo nel rispetto delle fonti scientifiche, normative e culturali.

La formazione dei Coach Professionisti, il ruolo dei Corsi e delle Scuole di Coaching

I Corsi e le Scuole di Coaching non sono tutte uguali. In pratica c’è da fare molta attenzione a quello che si sceglie. Esistono offerte serie e meno serie, formatori preparati, ma anche i soliti furbetti del quartierino. Il Coaching viene deliberatamente confuso (a volte miseramente miscelato) con la motivazione, la formazione da palcoscenico, con la PNL, il counseling e ancor peggio con strane pratiche al limite del bizzarro. Spesso i Corsi di Coaching vengono organizzati partendo da quella che può essere considerata la peggiore offerta formativa: “il Coaching secondo me…”. Si tratta ovviamente di un Coaching artefatto, inquinato da logiche trasformiste o metodi originali (venduti per funzionali e alternativi), che promettono molto, ma stringono poco. Insomma, il “Coaching secondo me…” parte sicuramente da una logica egotico-narcisista e si trasforma unicamente in un’occasione di business anche per i formatori che non conoscono il Coaching e le rigide regole che occorre conoscere per farlo funzionare compiutamente.

Coaching vero e Coaching falso, i puristi e i padri fondatori

Il Coaching nasce dal mondo dello sport, ma ottiene la sua massima diffusione e affermazione nel settore del Business. I principali artefici della propagazione (che iniziò negli anni ’70) sono Timothy Gallwey e John Whitmore; essi sono stati i primi a mettere nero su bianco i principi indelebili del metodo. Negli anni il Coaching ha subito ampliamenti, arricchimento e sviluppo da parte di esperti del settore, ma non ci si può discostare dal lavoro intrapreso dai padri fondatori, se si intende conoscere il metodo del Coaching originale.

In particolare, l’apporto maggiormente valido che il Coaching ha ricevuto proviene dal mondo della psicologia positiva e delle attività di ricerca e sviluppo di studiosi che non appartengono alla formazione di PNL, Counseling, consulenza, vendita o marketing, né tantomeno alle pratiche sciamaniche, spirituali, para-sanitarie, etc. Inoltre, va detto che l’attuale tendenza a definire “Coaching” qualsiasi espressione di competenza in un determinato settore (da quello musicale a quello culinario, dalla moda all’estetica al lifestyle) e “Coach” il relativo esperto è una finzione che cavalca l’appeal del Coaching sul mercato, contribuendo a condire l’attuale stato dell’arte di ulteriori storpiature. Si tratta di una disfunzione che alimenta una diffusa ignoranza sul metodo, sui Professionisti del settore e sulle reali opportunità che la vera formazione di Coaching può fornire sia a coloro che vorrebbero intraprendere un percorso di Coaching finalizzato alla crescita personale o all’impiego del metodo nella loro attività (imprenditoriale, professionale, associativa), sia a coloro che vorrebbero intraprendere questa carriera professionale.

Il Coaching è un metodo semplice

La relazione di Coaching è di tipo processuale e mira a utilizzare un metodo replicabile. Tra tutti si distingue il modello GROW che si riconferma come il nucleo essenziale da cui prendere le mosse per acquisire la vera competenza di Coaching professionale. Qualsiasi buon Coach riconosce nel metodo il vero valore. Lo riconosce e lo usa come modello di riferimento e solidi pilastri. Gli stessi autori, negli anni e con la naturale evoluzione sociale, hanno affinato i precursori culturali, ampliandone la cornice di riferimento anche attraverso il contributo di matrice “umanistica”.

Coaching di ultima generazione

Di qui, sono stati inseriti nel Coaching validi strumenti volti a sostenere l’operatività del metodo anche dal punto di vista della migliore gestione della parte emotiva, dello sviluppo di elementi idonei a migliorare la gratificazione, la motivazione interiore e l’autoefficacia personale, della creazione dei presupposti per il miglioramento della performance, anche attraverso la generazione di un nuovo modello di pensiero, di modalità di contemperamento di fattori stressogeni, di nuove abitudini funzionali, di un approccio positivo e concreto alla vita, che per il Coaching si svolge nel fare, nelle azioni orientate a risultati specifici. Il Coaching moderno contiene in sé tutto il buono dell’approccio incentrato sull’essere umano e si presenta come strumento idoneo a valorizzare al massimo l’insieme di risorse che la persona, grazie al metodo, riuscirà ad utilizzare, organizzare e orientare in modo proficuo ed efficace.

La critica al Coaching

Spesso la critica è maldestra e parte da una cattiva conoscenza del metodo e/o dalle solite generalizzazioni. In ogni settore si annidano qualità e professionalità improvvisate; si incontrano volontà speculative, veri ciarlatani e ottimi professionisti. I più critici vedono l’attività di Coaching come un tentativo di sovrapporre l’attività con le più famose relazioni d’aiuto (psicologia e psicoterapia in primis). Invece, il vuoto normativo, circa la definizione/regolamentazione dell’attività professionale, è stato colmato dalla legge 4/2013 che ne delinea i principi più generali anche richiamando la normativa a tutela dei consumatori, e dalla Norma tecnica UNI 11601:2015 che sancisce le caratteristiche di un corretto “servizio di Coaching”.

Le Associazioni di Categoria Nazionali del Coaching (Legge 4/2013)

Partendo da questa grande confusione, assumono molta importanza le Associazioni Professionali di Categoria Nazionale. In Italia quelle più rappresentative sono inserite nell’Elenco Pubblico del Ministero dello Sviluppo Economico (ex art. 2 comma 7 legge 4/2013).

Il Ruolo delle Associazioni di Categoria

  1. Controllare gli standard etici e formativi dei professionisti col fine di tutelare gli interessi del cittadino fruitore del servizio;
  2. Promuovere e diffondere l’attività di ricerca, di pratica e di formazione del Coaching;
  3. Fornire una corretta definizione del Coaching professionale e una efficace informazione;
  4. Valorizzare e verificare le competenze degli associati, garantendo il rispetto delle regole deontologiche per agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza;
  5. Vigilare sul comportamento professionale dei Coach Professionisti iscritti, stabilendo le sanzioni derivanti dalla violazione del Codice di Condotta;
  6. Stabilire standard per la formazione e riconoscere percorsi di qualità;
  7. Monitorare la formazione permanente e l’aggiornamento dei Coach Professionisti iscritti;
  8. Rilasciare ai Soci un “Attestato di Qualità e di Qualificazione Professionale dei Servizi”.

Avvalersi dell’operato di un Coach Professionista regolarmente iscritto ad un’Associazione di Categoria del settore implica una serie di vantaggi per l’utente/consumatore del servizio. In primis, l’Associazione di Categoria svolge una funzione di controllo sull’operato del Coach Professionista iscritto nei propri elenchi, vigila sul rigoroso rispetto del Codice di Condotta e della Carta dei Valori o Codice Etico (due documenti che dovrebbero essere sempre presenti per un’Associazione nei quali trasporre le regole comportamentali e i principi morali di un buon Coach).

E’ opportuno evidenziare che un’Associazione di Categoria è sempre un soggetto no-profit, ossia un soggetto che non svolge né promuove attività di natura commerciale e ha il solo fine di divulgare la cultura del Coaching Professionale. Anche attraverso sedi e presidi territoriali dei quali i Coach Professionisti iscritti possono usufruire per creare eventi culturali/formativi e momenti di condivisione del Coaching, le Associazioni hanno il solo fine di fornire ai cittadini una corretta informazione e di contribuire al riconoscimento istituzionale, sociale e culturale del Coaching.

Uno degli aspetti in assoluto più importanti da considerare in riferimento alle Associazioni di Categoria Professionale è l’istituzione di uno Sportello Utenti ai sensi dell’art 2 della Legge 4/2013, costituito in via obbligatoria al fine di dare voce alle persone che entrano in contatto con i Coach Professionisti iscritti, con lo scopo di verificarne le credenziali di preparazione e professionalità e il modus operandi nel rispetto dei criteri ritenuti “standard professionali”, nonché di ottenere tutela in caso di reclamo o controversia.

Alla luce di quanto sopra, sebbene la legge 4/2013 preveda possibilità di autoregolamentazione autonoma dei professionisti, è fin troppo evidente che il processo di regolamentazione presieduto da Associazioni di Categoria, che fungono da soggetti istituzionali e super partes rispetto ai singoli Coach, è dotato di standard di tutela dei Clienti più alti e soprattutto verificabili con criteri di trasparenza, oggettivamente valutabili.

Cosa genera la Confusione

Tutto parte dal successo planetario dei corsi motivazionali e dall’affermazione del settore della crescita personale. Il proliferare di corsi cui partecipano centinaia o migliaia di persone ha contribuito a contaminare il mondo del Coaching Professionale, complice l’atteggiamento degli stessi Trainer che, al fine di aumentare il consenso sul mercato, con superficialità e leggerezza hanno attinto da un settore diverso e sfruttato un’onda positiva che vedeva e vede tuttora il Coaching salire alla ribalta nel mondo della formazione. La formazione da palcoscenico riunisce folle numericamente importanti e da tale situazione di massa, il “virus” del falso Coaching, ha impiegato ben poco tempo ad espandersi, contaminando tutta la scena che, ancora oggi, si presenta dinanzi agli occhi dei cittadini ignari di come stanno realmente le cose.

Nelle aule di formazione del Coaching Professionale non vi è accesso alla maggior parte degli individui interessati alla crescita personale; si tratta di gruppi di lavoro a numero chiuso, cui accedono solo persone dotate di requisiti specifici, molto spesso all’esito di un colloquio di selezione, e soprattutto dopo aver condiviso e manifestato elementi motivazionali compatibili con la formazione riservata a un Coach Professionista. Questa impostazione preserva la qualità della formazione di Coaching e, inevitabilmente, il livello della preparazione di un Coach Professionista, con notevole vantaggio per i Clienti che si avvarranno del suo operato.

Tanto premesso, è chiaro che, se guardiamo alle opportunità di presenza in aula, sono molto più numerose le persone investite delle fandonie sul Coaching rispetto a quelle che hanno la fortuna di conoscere il Coaching Professionale. Le prime partecipano a poche ore o alcuni giorni di formazione tarata sui cavalli di battaglia della crescita personale modello americano o altri modelli di training motivazionale-trasformazionale, le seconde intraprendono un iter fatto di impegno esperienziale d’aula ma anche di studio, applicazione pratica del metodo e acquisizione progressiva di conoscenze, competenze a abilità su più piani.

Sarebbe possibile porre rimedio o comunque arginare gli effetti collaterali di tale situazione attraverso una corretta comunicazione sul web, ma anche questa è inficiata dai continui tentativi di sovrapposizione già menzionati. Solo un’attenta analisi dello stato dell’arte e la scelta di dare credito ai Professionisti che vantano una storia inossidabile alle spalle possono aiutare a fare la scelta migliore, allontanandosi dalla confusione.

Concorrenza sleale: l’approccio più amato

E’ sufficiente digitare la parola Coaching sul web per essere invasi da una miriade di offerte, spesso contrastanti tra loro. Le offerte formative abbondano e non sono figlie di una comune interpretazione. Le persone interessate spesso assistono a clamorosi contrasti e da qui si ritrovano da sole a valutare all’interno di un mondo che si regge su una spudorata concorrenza. Scegliere non è semplice e il miglior consiglio è di non buttarsi nel primo Corso di Coaching che capita, perché è soprattutto da questo che dipende la possibilità di vivere la migliore esperienza… e di conquistare i propri obiettivi formativi e professionali.

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I criteri da seguire per scegliere il migliore Corso di Coaching

L’unico modo utile a scongiurare la possibilità di restare imbrigliati nella confusione è fare riferimento a criteri specifici, come quelli di seguito riportati:

  1. Approfondire i contenuti rispetto a cosa è il Coaching Professionale, attraverso una ricerca sul web che attinga alle fonti ufficiali, tra cui le norme sopra indicate e i siti delle Associazioni di Categoria (anche su questi prestando particolare attenzione alla comunicazione istituzionale ed epurando il contenuto dalle logiche commerciali che talune associazioni adottano);
  2. Valutare la storia professionale della Scuola e dei Formatori/Trainer, soprattutto verificando che abbiano sempre proposto sul mercato un’offerta formativa appartenente al Coaching Professionale (insomma, i “cambi di maglia” fatti all’occorrenza per cavalcare l’onda del Coaching sono sintomo di inaffidabilità);
  3. Verificare l’aderenza del programma del Corso ai modelli teorici di riferimento del Coaching Professionale, in primo luogo a quello dei padri fondatori e dei puristi del metodo;
  4. Verificare che il Corso sia riconosciuto da un’Associazione di Categoria costituita ai sensi della Legge 4/2013 e i cui Soci iscritti siano tutti esclusivamente Coach Professionisti (diffidare delle Associazioni che mettono insieme i Coach alle figure che con il Coaching non hanno nulla a che fare o che riconoscono Corsi di formazione il cui oggetto non è strettamente quello di Coaching Professionale);
  5. Valutare gli strumenti adottati per la formazione, dando priorità al modello di apprendimento di tipo esperienziale (il più efficace in assoluto per il Coaching Professionale) al quale affiancare i più evolutivi mezzi tecnologici sviluppati attraverso il training online, l’affiancamento continuo da parte di Coach-Senior esperti del settore e la pratica del Coaching da intraprendere e mettere in atto progressivamente e parallelamente allo studio;
  6. Verificare che il percorso di formazione preveda un sistema di verifica delle competenze, conoscenze e abilità corrispondente ai criteri della norma tecnica e tale da consentire la possibilità di accesso immediato presso l’Associazione di Categoria da cui il Corso è riconosciuto e al relativo Elenco Interno dei Coach Professionisti (questo elemento sta a significare che anche gli strumenti di verifica della Scuola o del Corso sono stati già previamente e attentamente valutati dalle Commissioni Scientifiche dell’Associazione e ciò depone a favore del soggetto che eroga la formazione, ritenuto idoneo a sostituire l’Associazione nel momento della verifica finale);
  7. Ascoltare le referenze, tenendo in seria considerazione l’esperienza diretta di chi ha vissuto e frequentato il percorso formativo per diventare un Coach Professionista;
  8. Richiedere un contatto diretto con una persona di riferimento del Corso per avere la possibilità di un Colloquio in occasione del quale eliminare i dubbi, fare chiarezza su tutti gli aspetti più specifici del processo formativo e “toccare con mano” l’approccio, l’offerta e tutte le opportunità del caso.
Tutto quello che devi sapere sul Coaching riguarda la vera essenza del metodo e tutte le distorsioni nelle quali non restare intrappolato per scegliere un percorso formativo che ti permetta di diventare un Coach Professionista riconosciuto e avviare concretamente la tua attività.

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