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Tutto questo ti darò: intervista a Dolores Redondo

Creato il 01 novembre 2017 da Fedetronconi

Se vuoi essere davvero libero, devi prima conoscere la verità.

Tutto questo ti darò: intervista a Dolores Redondo

Quando una coppia di agenti in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo impegnato nella stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che qualcosa di grave deve essere accaduto ad Álvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Álvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma ma, giunto a destinazione, si ritrova presto invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ruota attorno alla ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Álvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz de Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto se stesso. Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò (Dea Planeta) è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa lucidità le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della società. Un successo da 300.000 copie e vincitore del Premio Planeta 2016.

Abbiamo incontrato a Milano la scrittrice spagnola Dolores Redondo, grazie a Dea Planeta, che ci ha raccontato qualche cosa in più sul suo nuovo straordinario thriller.

Tutto questo ti darò: intervista a Dolores Redondo

Il suo nuovo romanzo è ambientato in Galizia: ci può descrivere questa terra?

In tutti i miei romanzi l’ambientazione è straordinariamente importante, deve dare qualcosa alla storia. Da una parte volevo mettere in luce  i privilegi che ancora alcune famiglie hanno e di cui godono in Galizia. Ci sono ancora e si posso vedere le bellissime dimore storiche dove vivono le famiglie con potere economico, nobili o benestanti. Altro aspetto importante che volevo raccontare di questa terra è il lavoro, la cultura, l’orgoglio di lavorare una terra molto esigente e difficile. Sto parlando delle vigne e dei vigneti impiantate, in un passato lontano, dai romani e che vengono lavorate esclusivamente a mano. Capirete il senso di orgoglio della gente che ci lavora che si sente molto legata e onorata. Quindi, una terra che vive della contrapposizione tra la gente nobile, che godono per via della posizione di privilegi, e i lavoratori della terra, orgogliosi e caparbi.

Che stile e generi ha utilizzato in questo nuovo romanzo?

Credo che lo stile sia sempre lo stesso, i miei romanzi sono una mescolanza di generi. Questo romanzo potrebbe essere un giallo, ma in Spagna potrebbe essere visto anche come una storia d’amore, una critica sociale. Inizia comunque con un omicidio, e tutta la storia orbita intorno a questo, che è lo stratagemma per raccontare la vicenda, ma poi spazio fra i generi.  Ho parlato in passato di un mondo femminile, una società che conosco perché ci sono nata. Donne sole perché uomini lavoravano e questo le ha rafforzate. In queste terre ci sono stati anche tanti processi per stregonerie: le donne indipendenti che non si sposavano, che rimanevano sole e abitavano nel bosco erano considerate streghe. In questo romanzo, invece, volevo dare una prospettiva diversa, maschile, raccontare una società patriarcale. Le donne ci sono e sono presenti ma in secondo piano e, con garbo e in silenzio muovono i fili della società.

Come è stato creare una storia con una prospettiva maschile preponderante?

Molto affascinante. Manuel è lo scrittore, e per forza di cose ha degli aspetti in comune con me, che ama ed è sposato ad Alvaro, l’uomo che scompare e intorno a cui ruota l’intera vicenda. Poi c’è il poliziotto Nogueira che ho amato profondamente per la sua evoluzione all’interno della storia, è uno dei personaggi insieme ad Alvaro a cui mi sono particolarmente affezionata. Padre Lucas invece rappresenta lealtà e l’amicizia che non traballa mai e si mantiene solida nel tempo. In un romanzo dai toni cupi dove il tema centrale è l’avidità, la luce è rappresentata proprio dall’incontro di questi uomini che collaborano per capire cosa sia successo da Alvaro.

Evoluzione personale durante la scrittura del romanzo?

Mi ha cambiato molto il romanzo. E anche i personaggi evolvono in modo intenso. Come fil rouge ho lasciato in sottofondo nel romanzo il tema dei pregiudizi.  Manuel e Alvaro sono un coppia omosessuale e in alcuni parti della storia volevo stimolare il lettore rispetto ai suoi pregiudizi anche se non è l’argomento portante della storia che è la sottomissione all’avidità degli uomini, come si intuisce dal titolo. Il romanzo comunque mi ha cambia fondamentalmente quando arriva nelle mani nei lettori e ho il ritorno da loro.  Vi racconto un aneddoto: una signora mi ha avvicinato durante una presentazione e mi ha raccontato che facendo leggere il romanzo a suo marito ha cambiato idea rispetto alla partecipazione del marito al matrimonio di suo figlio con un uomo. Episodi del genere ti gratificano ma ti danno anche una prospettiva diversa rispetto a quanto hai fatto.

Qual è il suo rapporto con la scrittura?

Un lutto nella mia vita mi ha avvicinato alla letteratura e ho capito quanto sia importante leggere. Scrivere è emerso secondariamente. Sono convinta che si debba scrivere con tutte le nostre emozioni. Se non scrivo mi sento un angelo a cui sono cadute le ali. La scrittura deve essere un gesto di onestà nei confronti dei nostri sentimenti.  Sottoscrivo quanto consigliato da Alvaro a Manuel nella storia, cioè che un romanzo parte ed inizia dalla ferita che fa più male. Ora se da una parte dobbiamo essere onesti nei confronti delle nostri emozioni, gli scrittori però devono anche essere cauti e non mostrare tutto integralmente. Qualcosa deve rimanere celato in modo da essere tutelato e preservato. Questo modo di scrivere onesto e profondo trovo sia una miniera molto importante.

La magia è uno dei temi importanti del romanzo: cosa rappresenta per lei?

Per me la magia è una parte importante della vita. In passato ci sono state credenze importanti e radicate che oggi chiamiamo leggende, e supportavano la vita dei nostri nonni che nella religione cercano risposte e consolazione. Oggi abbiamo una separazione netta tra realtà e leggende, con un modo anche dispregiativo. Molto spesso per capire gli altri, invece, dobbiamo essere empatici e entrare nella loro mente, capire in cosa credono affidandoci ai nostri sensi. Credere nelle leggende è solo un modo per interpretare la vita che non è più stupido degli altri ma che deve essere capito e rispettato, come capita nel romanzo a Manuel quando arriva in Galizia.

Dolores Redondo ha studiato Legge e ha lavorato nel mondo del business per anni prima di diventare scrittrice a tempo pieno. I suoi romanzi hanno venduto oltre 1.000.000 di copie nella sola Spagna e sono stati tradotti in 35 lingue. Con Tutto questo ti darò si è aggiudicata il Premio Planeta 2016, che ha venduto nella sola Spagna oltre 350.000 copie.

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