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TYRANT, Hereafter

Creato il 30 maggio 2020 da The New Noise @TheNewNoiseIt

TYRANT, Hereafter

Il ritorno sulle scene degli statunitensi Tyrant era atteso da ormai molto tempo e non posso nascondere quanto fossi convinto che avrebbero potuto realizzare un album degno di Legions Of The Dead (1985) e Too Late To Pray (1987). Avendo in mente anche il loro terzo disco, King Of Kings (1996), pubblicato in un periodo poco felice per lo US metal della band californiana, speravo continuassero su quella linea; mi duole invece notare che l’ingresso in formazione del cantante Robert Lowe (Solitude Aeturnus) abbia coinciso con un alleggerimento della loro proposta, trasformandoli di fatto in una band dedita a un heavy doom asciutto se non un po’ scialbo.
La prima cosa ad avermi colpito negativamente è stata il suono poco potente della batteria, ma ho anche pensato che, se i brani fossero stati all’altezza, non avrebbe poi fatto molta differenza. Invece il problema sono proprio le canzoni, tendenzialmente cadenzate eppure prive di un qualsivoglia afflato evocativo. Vi sono comunque alcuni aspetti positivi, perché in “Hereafter” sono molti i frangenti melodici che ricordano proprio i primi Solitude Aeturnus e che sembrano fatti apposta per la voce di Lowe. “Pieces Of Mine” avrebbe meritato un contesto migliore, ma essendo seguita da “Until The Day” (che sa di già sentito), viene irrimediabilmente affossata. Sul finale la situazione migliora (“When The Sky Falls”), ma non basta a risollevare le sorti di un album mediocre, realizzato una band che in passato ha fatto cose leggendarie. A volte il ritorno di musicisti inattivi da tempo può essere sufficiente, ma in questo caso posso affermare (anche con un pizzico di malinconia) che avrei preferito avessero appeso il chiodo al chiodo.

Dischi 2020, shadow kingdom, tyrant

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