Ubiquo

Creato il 30 maggio 2011 da Lipesquisquit
Una cosa che mi manda il cervello pericolosamente in loop è il cartello stradale con la scritta “tutte le direzioni”, perché io al volante sono molto vulnerabile agli stimoli linguistici, non posso assolutamente fare a meno di leggere una cosa qualsiasi e, a partire da una parola o un concetto, cominciare a vagare con la mente nei luoghi metafisici più irraggiungibili e caldamente sconsigliati dall’Abbagnano, cosa che però non compromette in alcun modo le mie prestazioni al volante, in quanto da sempre ho un perfetto pilota automatico incorporato: in quasi undici anni di patente, sono a zero incidenti, esatto, zero, bellezza. Per la stessa ragione, però, nella maggior parte dei casi io non mi pongo minimamente la questione di quale sia il percorso più breve per raggiungere il luogo che voglio raggiungere, dato che ho molto altro a cui pensare: mi limito a mettere in moto, muovere mani e piedi, rispondere con reazioni del tutto inconsapevoli, quasi pavloviane, ai colori dei semafori, e seguire semplicemente la strada, quella che capita; poi in qualche modo arriverò.I numeri delle targhe sono sempre stati la mia occupazione preferita, ovviamente i vecchi numeri, con i nuovi c’è poco da giocare. Nonostante io non sia un grande appassionato di matematica, quando sono incolonnato nel traffico mi ritrovo sempre a cogitare le peggiori seghe mentali sui numeri della targa che ho davanti, se la loro somma è pari, se la loro somma è dispari, se la loro somma è divisibile per un numero intero, se se ne può ricavare un numero speculare con pochi spostamenti (lo so che ‘numero speculare’ non vuol dire un cazzo, ma nel mio piccolo regno automobilistico io lo chiamo così, e mi riferisco alla prima terzina di numeri che è identica alla seconda terzina, letta nel senso inverso), se il numero che ne ricavo con non so quale serie di operazioni insensate ha un qualche significato per la mia misera vita o per la Cabala o per il Lotto, e così via. Ovviamente, nel frattempo fuori dal mio abitacolo potrebbe anche esserci Godzilla che lancia palazzi a King Kong intento ad osservare il Dottor Manhattan che chiede al Marshmallow Man dei Ghostbusters che cazzo ha da ridere, e io non potrei assolutamente accorgermene, ma questo è niente, perché come ho accennato all’inizio il vero problema per me insolubile, che mette a rischio la mia stessa esistenza nonché quella dei malcapitati che transitano sulla mia stessa strada, è il cartello “tutte le direzioni”.Intanto, la corteccia cerebrale mi va immediatamente in ebollizione per l’ovvia imprecisione semantica: un singolo cartello con una singola freccia non può indicare in nessun modo una molteplicità di direzioni, e tantomeno può pretendere di esaurire la totalità delle direzioni: se mi indichi una cosa, mi indichi UNA cosa, non mi indichi tutto, e, tra l’altro, che bisogno c’è di indicare tutte le direzioni? A che cazzo serve un cartello che indica i 360°? E soprattutto, cosa succederebbe se andassi dall’altra parte? Forse c’è un dualismo spietato legato ad ogni bivio che riporta il cartello “tutte le direzioni”? Devo aspettarmi che, se andrò da quella parte, avrò a disposizione tutte le direzioni possibili, mentre se andrò dall’altra troverò l’esatto contrario, cioè un senso unico assoluto a cui non si può sfuggire una volta imboccato, cioè che o andrò in tutte le direzioni, o andrò dritto per sempre?Dopo un primo istante di disorientamento, ovviamente mi rendo conto che le cose non stanno così, mica sono stupido. Io so benissimo, che se seguirò quel cartello, poco dopo semplicemente ne troverò altri con tutte le direzioni che mi interessano, ma non è così facile, perché so altrettanto bene che questa cosa è fisicamente impossibile, nessun cartello installato da operai nel passato può sapere dove deve andare un qualunque automobilista che passa di lì in un qualunque momento del futuro, a meno che i cartelli che mi aspettano più avanti non indichino davvero TUTTE le direzioni possibili, e dunque questo implica che, per evitare un imbarazzante e scomodo disservizio, gli operai che hanno installato i cartelli nel passato avranno sicuramente avuto cura di installare i cartelli di tutti i luoghi della Terra a cui è stato dato un nome, in modo da (1) rispettare tutti i valori di verità della denominazione “tutte le direzioni”, (2) fornire informazioni assolutamente esatte e dettagliate a chiunque passi di lì, perché, insomma, mica stamo a pettinà le bambole (3) evitare questo tipo di dubbi ai disturbati mentali a cui è stata erroneamente consegnata una patente di guida.Dopo aver circoscritto il problema in questi termini, però, emergono subito i limiti del ragionamento: come potevano gli operai del passato conoscere i nomi dei posti che sarebbero stati costruiti nel futuro? Come poteva la ditta appaltatrice responsabile dell’installazione dei cartelli stradali avere abbastanza denaro per comprare tutto il metallo e tutta la vernice necessari per costruire l’abnorme numero di cartelli indicatori di tutti i luoghi della Terra a cui è stato – e a cui verrà – dato un nome (che ovviamente andavano installati non in un posto solo, ma in tutto il territorio mondiale)? Come hanno potuto le ditte che hanno prodotto quella massa sterminata di cartelli stradali completare quel lavoro più o meno infinito in tempo per l’apertura della rete stradale? Come può un numero così grande di cartelli rientrare nello spazio visivo di un essere umano ed essere anche visionato interamente nel breve tempo di lettura che ha a disposizione un automobilista in movimento? Come può la struttura del pianeta reggere il peso di quei pali giganteschi con attaccati miliardi e miliardi di cartelli indicatori?Dopo un secondo momento di disorientamento, quindi, data la quantità di assurdi che si vengono a creare, mi appare subito evidente che l’approccio nell’interpretazione del cartello “tutte le direzioni” è ancora sbagliato. A questo punto, l’errore deve per forza trovarsi a monte di tutto, vale a dire che non ho ancora capito niente di quel cartello, il quale non indica né i 360°, nè tantomeno altri cartelli indicatori, pertanto posso soltanto pensare che il cartello “tutte le direzioni” in realtà stia lì per segnare un chiaro confine metafisico.Se andrò dall’altra parte, resterò nel solito mondo umano e pazienza, continuerò ad essere uno stupido uomo in una stupida macchina che percorre una stupida strada per andare in stupidi luoghi terrestri.Se invece seguirò il cartello “tutte le direzioni”, sarò soggetto a un rivolgimento esistenziale e sostanziale, cambierò il mio rapporto con il continuum spaziotempo e anche un altro paio di cosette, perché appunto di lì a poco sarò in “tutte le direzioni”, quindi sarò ubiquo, ovunque, in tutti i luoghi.Insomma, Dio.

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