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Ugo Forno, il partigiano bambino [Storie di Resistenza]

Creato il 26 novembre 2019 da Philomela997 @Philomela997

Ho scoperto l'esistenza di Ugo Forno per caso, qualche anno fa.

Mio padre abitava sull'Aniene, a Roma, e tante volte sono stata con lui a passeggiare lungo il fiume, in quel tratto che da dietro casa si estendeva verso ponte delle Valli.

E tanto altro mi ha regalato quel pezzetto di verde strappato al cemento, e' li' che ho conosciuto il mio compare nerd.

E' li' che gli ho raccontato la prima volta che cazzo stesse succedendo, le violenze, le mie sofferenze, ed e' li' che incontravo gli amici che mi hanno sostenuta, in quegli anni infernali.

Ed e' anche li' che andavo a passeggiare nei miei pomeriggi di tristezza, partivo dal parco giochi dove mi portava mio padre da bambina, e giu', giu', verso la ferrovia, dove la gente non va, perche' lungo la ferrovia ci sono le baracche degli ultimi, i tossici che si fanno sotto i ponti, le prostitute nei canneti.

Ma a me gli ultimi non hanno mai fatto paura, in linea di massima vogliono essere lasciati in pace, e io, fondamentalmente, volevo essere lasciata in pace.

E proprio lungo la ferrovia ho scoperto una vecchia targa semi-coperta dalle piante, era intitolata a un ragazzino di 12 anni, Ugo Forno, che nel '44 salvo' il ponte della ferrovia dai tedeschi, permettendo alle truppe alleate di completare la lberazione della citta'.

Ughetto, come veniva chiamato, viveva a via Nemorense e frequentava la scuola media L. Settembrini, la stessa in cui, molti anni dopo, io avrei studiato la liberazione di Roma, ma il suo nome, sui libri, non c'era.

All'alba del 5 Giugno del '44 Ugo incontro' gli alleati, appena entrati a Roma, in piazza Verbano; poco dopo Angiolo Bandinelli lo vide vicino a Parco Nemorense che urlava: "C'è una battaglia lassù oltre piazza Vescovio! Ci sono i tedeschi, resistono ancora".

Da alcune persone in Piazza Vescovio Ughetto seppe che i tedeschi intendevano far saltare il ponte della ferrovia sulla via Salaria, tagliando cosi' agli alleati la possibilita' di usare i treni per completare la liberazione, proprio in quel momento un gruppo di 10 guastatori stava dirigendosi al ponte.

Ugo non ci penso' due volte, trovo' un fucile e munizioni e si diresse alla cascina di vicolo del Pino (oggi via Macinelli), dove incontro' altri 5 giovani partigiani: i fratelli Guidi, Antonio e Francesco, Luciano Curzi, Vittorio Seboni e Sandro Fornari e li convinse ad impedire ad ogni costo l'azione tedesca.

I ragazzi attraversarono la campagna ed arrivarono proprio mentre la squadra guastatori stava piazzando le cariche di esplosivo sotto le arcate del ponte.

Spararono, costringendoli a ritirarsi.

In soccorso dei guastatori arrivo' pero' un plotone motocorazzato, che lancio' granate e colpi di mortaio in direzione dei ragazzi.

Il primo feri' Guidi, il secondo dilanio' una coscia a Curzi e stacco' un braccio a Fornari, le schegge del terzo colpirono Ugo al petto, uccidendolo,

I ragazzi stanno morendo, ma i tedeschi si ritirano, il ponte e' salvo.

Poco dopo vengono soccorsi da un gruppo di gappisti, che avvolgono Ughetto in una bandiera e lo portano, assieme ai feriti, alla clinica dell'inail a via Monte delle Gioie.

Alle 10 Ugo Forno, di anni 12, viene dichiarato morto, Luciano Curzi, 16 anni, ha una gamba maciullata dalla mitraglia, Francesco Guidi, 21 anni, muore in serata, dopo un'operazione disperata per tentare di salvargli la vita.

Il 17 aprile 1947 la Commissione laziale per il riconoscimento della qualifica di partigiano e di patriota riconosce a Ugo Forno la qualifica di partigiano e gli assegna la medaglia d'oro al valor militare, pero', per via di un decreto emanato in precedenza dal Luogotenente del Regno, Umberto di Savoia, che riconosceva partigiano e meritevole di medaglia d'oro solo chi fosse appartenuto a una formazione o gruppo partigiano, e nonostante l'esercito l'avesse riconosciuto giovanetto quale militare presente alle bandiere, la medaglia d'oro non gli fu concessa.

Ugo Forno e la sua memoria dovranno aspettare altri 66 anni per la medaglia d'oro.

E' infatti grazie un'istanza supportata dalla documentazione raccolta da Felice Cipiriani, il quale ha scritto un libro su Ugo Forno e la sua azione, che l'8 gennaio 2013, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli concede a medaglia d'oro al Merito Civile alla Memoria.

Ed ora torniamo a me, a quella targa semi-coperta dai rampicanti a fianco del fiume Aniene, e' quella che gli hanno dedicato nel 2010 le Ferrovie dello Stato, e' stata affissa al ponte della ferrovia che con tanta tenacia Ugo ha difeso, e che oggi porta il suo nome.

E guardandola mi chiedo, quanti eroi, quanti partigiani, quanti uomini e donne, di cui ancora non conosciamo i nomi, e forse non li conosceremo mai, hanno raccolto quel coraggio che ci vuole per ribellarsi a un nemico tanto scellerato?

Cosa possiamo fare per non perderne la memoria, e perche' la loro morte non sia stata inutile?

La guardo e penso che Ugo e' cresciuto nel mio quartiere, ha frequentato le mie stesse scuole, li' dove io andavo a prendere il gelato con gli amici, lui si procurava un fucile, avevamo la stessa eta', in quelle vie dove io passavo in bici, lui era passato con altri 5 giovani per andare a combattere i tedeschi.

Cazzo, potevo essere io.

E invece no, perche' io sono nata negli anni '80, e invece Ugo era nato nel '32, e a 12 anni ha deciso che no, lui in un paese fascista non ci voleva vivere.

Grazie, Ugo.

Ugo Forno, il partigiano bambino [Storie di Resistenza]

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