Magazine Diario personale

Un altro Natale

Da Silvia
Un altro Natale

Un altro Natale è già scivolato via, diventa lentamente un ricordo, ha delle immagini vivide, mi da sensazioni vicine e reali ma che ben presto sfumeranno, sbiadiranno, si piegheranno sotto al peso di altri giorni, altre emozioni, altre immagini.
I regali nella nostra famiglia tutta, e come sono successi, mi hanno fatto sentire amata e questo mi ha profondamente consolata.
La mia testa non torna normale, la mia testa brucia, tira, batte, preme, sotto ai capelli sento un gancio trascinarmi in basso, non percepisco bene la pelle, tutto è alterato, brividi, sensazioni di acqua gelata e poi scrosci e poi bruciore ed ustione, la pressione è potente e mi stringe giorno e notte, a volte ho la sensazione che una bocca mi stia soffiando aria fredda dentro al cervello.
Il mio dolore colpisce sempre parti nuove del mio corpo e si sposta per azzannarne un altro ed in forma diversa, seguo questi attacchi di dolore e malessere, da una vita e le contrazioni mi scuotono viscere e pelle, organi e testa, da sempre.
Non so come difendermi, non so bene cosa stia succedendo neanche stavolta, domani avrò un'indagine e vorrei averla già fatta e sapere il risultato.
Vorrei essere già scesa dal tunnelino a scorrimento ed incamminarmi verso l'uscita.
Ci sono momenti in cui il panico mi attanaglia ma lavoro e cammino e cucino con il dolore e con il panico, continuo e parlo, leggo e guardo, sempre con questa cosa rotta nella testa.
A volte sembra un guscio d'uovo e mi pare di poterci fare l'abitudine, a volte penso e se non passa questo pugno piantato qui sopra?altre volte ancora penso e se è una cosa orrenda come reagirò?dove mi porterà?cosa significherà nel mutamento dei miei giorni?
Penso alle cose di sempre, alle piccole cose alle quali penso da quando sono piccina, penso alle modificazioni, ai passi, alle esperienze che ne seguiranno, sento come una specie di abbandono simile a quando ti trovi a pelo d'acqua e lasci che il tuo corpo venga trasportato dalla corrente senza opporre resistenza perchè tanto non servirebbe.
Siamo tutti qui sul pelo d'acqua di un'esistenza che viviamo a tentoni senza sapere, senza una reale direzione, improvvisando scopi e progetti il più delle volte vuoti e senza senso, il più delle volte fornendogli un senso comune ma non somigliante a noi.
Guardo con tenerezza i miei figli, indosso un cappello caldo fisso, io che i cappelli non li metto mai, mi da sollievo reale?non credo ma lo tengo.
Ricordo tutto di questo mese, i raggi rossi luminosi di notte sulla testa in pronto soccorso, le flebo ed il ghiaccio fra i capelli, l'attesa e gli altri malati, i destini incrociati ed ignari, ognuno che andava dritto o raggomitalato verso il proprio destino, impotente, trasportato ed al tempo stesso ancora vivo.
C'erano piedi come i miei e teste piegate come la mia, c'era una bottiglia di acqua che somigliava a quella che avevo in borsa ai piedi della barella, e su una sedia a rotelle giaceva un maglione simile a quello di  mia madre e la traccia del mio stesso profumo sui miei indumenti accompagnava le ore della mia notte sotto ai neon abbacinanti.
Come sono brutti i neon, mi terrorizzano.
E quanto fa freddo nella radiologia, ma perchè si deve avere tanto freddo facendo una tac?
C'era e c'è , al fondo di me, un senso di abbandono, provo una scarsissima voglia di scalciare come di solito invece vivo fortemente, c'è una lentezza nei miei movimenti, una strana profonda stanchezza, c'è una voglia molto più debole ed una diversa molto più forte, non mi importa più niente di niente e mi importa tanto solo di una cosa.
Vorrei una mano fra i capelli lì dove sembrano spilli e ghiaccio per tornare a sentirli capelli, per tornare a sentire una carezza.
C'è come un sorriso amaro su queste mie labbra screpolate anche se non fa troppo freddo ma non è solo amaro è anche sorriso.
L'abbraccio è il motivo per cui rivivrei e questo posticino luminoso per scriverne.

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog