Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu – Morgan Callan Rogers

Creato il 22 maggio 2012 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti

Recensione di Alessia Caputo

È il 1963, Florine ha dodici anni: è da qui che inizia il suo racconto, dall’estate in cui lei e i suoi amici hanno quasi rischiato di dare fuoco a un cottage estivo. Ma soprattutto, l’ultima estate trascorsa assieme alla mamma, Carlie, che sparirà poco dopo in circostanze misteriose, mentre era con un’amica fuori città per una breve gita. Florine non ha neanche il tempo di presentarla adeguatamente, la sua poco comune e bellissima madre, solo il tempo di accennare a Petunia – la Ford coupé del ’47 con cui la madre la portava in giro – e alla sua famiglia: al padre Leeman, alla nonna Grand, ai suoi amici Dottie, Bud e Glen.
La storia improvvisamente compie una virata proprio come fosse una barca a vela, come la Florine appunto. Dal momento della scomparsa, Carlie diventa una figura lontana di cui non si sa più nulla di preciso: l’unica cosa che pare certa è che non tornerà mai più. Tutto precipita, tutto cambia così rapidamente da sembrare quasi inevitabile nel suo essere profondamente ingiusto. Il tempo trascorre come per inerzia. Agli occhi di Florine tutto accade solo perché non può essere diversamente.

«L’orologio ticchettò arrivando da agosto fino a settembre. Io passai un sacco di tempo seduta sul grande masso bianco alla fine del nostro vialetto, a guardare la strada, a tendere le orecchie per il suono di un’auto, a cercare di intravedere la sagoma di una piccola donna che scendeva dalla collina, camminando verso di me. Papà comprò una montagna di ’Gansett e aggiunse la vodka al suo inventario di bevande. Ogni sera, si sedeva davanti alla televisione mentre io mi addormentavo sul divano accanto alla sua poltrona. A un certo punto della serata, mi scuoteva per svegliarmi e io barcollavo fino al letto, dove a volte riuscivo a dormire, a volte no. Ogni minuto in cui ero sveglia, lo passavo a pregare chiunque ci fosse lassù che mia madre tornasse a casa».

Florine si affanna disperata. Vorrebbe evitare che il padre ami un’altra donna, Stella; lascia la sua casa e si trasferisce dalla nonna, non vuole che gli abiti di Carlie siano tolti dall’armadio per fare spazio a quelli di Stella. Toglie aria e possibilità di movimento a tutti. Guarda immobile la sua vita scorrere, si rifiuta di viverla ma quella prosegue inesorabile.

«Le buie mattine di dicembre annientarono il mio sforzo di alzarmi dal letto. Perché preoccuparmi? mi chiesi. Mi sentivo legata da corde invisibili, come in quella storia che avevo letto una volta su un uomo di nome Gulliver che era stato bloccato a terra dai piccoli lillipuziani. Non volevo svegliare il mio cuore con uno scossone. Mi avrebbe portato solo lacrime e dolore, ed era senza dubbio più facile chiudere tutto ermeticamente e dormire fino alle nove, poi fino alle dieci. Poi oltre mezzogiorno. Gli orologi ballavano sui minuti, facendo un giro dietro l’altro, mentre io sonnecchiavo. Le macchine e i furgoni risalivano la collina e ringhiavano tornando verso il porto. I gabbiani lanciavano il loro grido e il braccialetto di Ray Clemmons, Hoppy, passava le giornate ad abbaiare mentre io mi rintanavo sotto le coperte, al sicuro. Pensai di chiudere la porta della camera da letto e lasciare un cartello fuori con la scritta “Non disturbare fino a primavera”».

Il primo libro di Morgan Callan Rogers, paragonata dalla critica a Elizabeth Strout, è un commovente romanzo sull’adolescenza, sulla rassegnazione e sulla speranza. Non è un’opera ricca, dalla trama fitta e articolata ma il racconto dettagliato di un tempo che scorre. Il titolo – così lungo, insolito e quasi difficile da ricordare – non è uno scioglilingua indecifrabile ma l’essenza stessa di questo romanzo.
La vita di Florine si ferma, lei la ferma, perché ha dodici anni, perché è una ragazzina maltrattata dagli eventi ma, come succede alle farfalle, proprio quella vita continua a proteggerla come un bozzolo e a trasformarla. E improvvisamente quando finalmente adulta Florine pretende di ricominciare a respirare, riesce a farlo. La vita, come un freddo mare blu, le ha ibernato i sentimenti, i desideri e la voglia di amare, lasciandole solo l’ardente desiderio di riavere sua madre, ma non li ha uccisi, non li ha logorati, li ha trasformati per restituirglieli alla fine più vivi e più forti.

Nota sull’autrice
Morgan Callan Rogers è nata nel Maine, dove è cresciuta e ha lavorato come bibliotecaria, giornalista, attrice e insegnante. Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu, suo primo romanzo, è un bestseller internazionale ed è tuttora in corso di pubblicazione in numerosi paesi.
Il suo sito è www.morgancallanrogers.com

Per approfondire:
leggi la recensione di Laura Lilli su Repubblica
leggi l’intervista a Morgan Callan Rogers su Marie Claire
Morgan Callan Rogers, Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu
traduzione di Veronica La Peccerella
Elliot, 2012
pp. 314, euro 16,50


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