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Un estratto a caso dal romanzo "Quel ragazzo del Sud"

Da Nino Bonaiuto @cambiaremente
 Un estratto a caso dal romanzo "Quel ragazzo del Sud".
Fu uno dei Natali più belli che Giorgio Magrini potesse ricordare: il lavoro era a buon punto, Piera era tutta intenta a chiacchierare con le donne adulte del parentado e lui, rimpinzandosi di panettone e boeri, fece uno strappo, una volta tanto, alla rigida dieta che si auto-imponeva per il resto dell'anno. Gli piaceva godersi la tranquilla e pacifica serenità del focolare domestico.
Purtroppo Alessio e Nadia erano andati a pranzo dai suoceri. Avrebbe voluto che almeno a Natale potessero stare tutti insieme, ma non era stato possibile. Aveva intenzione di rifarsi e di riunire tutta la famiglia per la notte di San Silvestro.
Nei giorni successivi riuscì persino a leggere anche qualche giallo di buona qualità, primi fra tutti quelli della sua adorata Agatha Christie. Ma soprattutto si riposò: ne aveva un gran bisogno, poiché lui e tutti i suoi colleghi, in ufficio, non avevano fatto altro che correre, negli ultimi mesi, senza rispettare né orari né giorni festivi.
Comunque non aveva del tutto staccato i contatti: si sentiva tutti i giorni al telefono con Remo, il quale non si faceva troppi scrupoli a chiamarlo anche più volte al giorno.
Il ventinove di dicembre Giorgio caricò la macchina con gli sci e una serie di borsoni contenenti materiale che per metà sapeva già non avrebbero utilizzato, e partirono per la montagna, dalle parti di Brunico, in Alto Adige.
Ben presto la strada si riempì di neve, mentre le catene smisero di stridere al contatto con l’asfalto.
Il paesaggio era molto bello, la bellezza tipica dell’inverno: luce fioca, cielo che andava dal grigio scuro al nero, neve splendida e rilucente ai lati della strada e dei riflessi bianchi, lattiginosi che esaltavano tutti i colori.
Piera accanto a lui, parlava dei loro amici di famiglia e dei figli di questi ultimi. Lui seguiva i suoi discorsi a tratti, poiché erano cose di cui avevano parlato parecchie volte, e – a dirla tutta – neanche gli interessavano granché.
Sul sedile posteriore la loro figlia più piccola, Lucia, trascorse praticamente l’intero viaggio a scrivere e leggere messaggi sul suo smart phone , senza godersi gli splendidi colori che venivano loro incontro, via via che ci avvicinavamo alle montagne.
Alessio e la sua ragazza, Samantha, avevano in programma di trascorrere il capodanno a Venezia, mentre l’altra figlia Nadia, sarebbe stata ospite della famiglia dell’avvocato Foschi, padre di Emanuele, il suo fidanzato.
Giorgio non era del tutto certo che sua figlia, a diciotto anni, fosse contenta di trascorrere le feste con i suoceri.
C’era da dire però che il giovane Foschi era sicuramente un buon partito, la famiglia economicamente stava molto bene, tanto è vero che avrebbero trascorso il capodanno a Cortina, il paradiso dei cosiddetti vip , o comunque di quelli imbottiti di grana.
Giorgio era consapevole del fatto che i ragazzi, una volta cresciuti, avevano bisogno dei loro spazi. D’altro canto anche lui a vent’anni era andato via dalla casa dei suoi genitori per vivere la sua vita ed andare incontro alle sue esperienze.
Ma almeno per la sera dell’ultimo dell’anno aveva preteso di cenare con tutti i suoi figli seduti al suo stesso tavolo.
Alessio aveva accettato abbastanza malvolentieri di andare a trovarlo a Brunico: da Venezia era parecchia strada e con quella neve non era agevole guidare.
Nadia invece aveva accettato con entusiasmo, forse per sfuggire – almeno per una sera - alla sussiegosa famiglia dell’avvocato.[..]

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