Magazine Cinema

Un giorno di pioggia a New York

Creato il 07 dicembre 2019 da In Central Perk @InCentralPerk
Andiamo al Cinema
I post su Woody Allen iniziano sempre con una domanda.
Sarà un film buono quello di quest'anno, o un film di serie B?
Che poi, la serie B di uno come Woody Allen non è mai da buttare.
Iniziamo così allora.
A quale categoria appartiene Un giorno di pioggia a New York, film di cui si è parlato più per le controversie riemersi dopo 25 anni grazie/per colpa del #metoo e degli attori che ne hanno preso le distanze?
[e anche questa inevitabile e scontata premessa l'abbiamo scritta]
Difficile dirlo.
Perché se da una parte la storia è di quelle à la Woody, che fanno il giro su loro stesse, che si riempiono di dialoghi, situazioni assurde e esagerate, monologhi e battute caustiche, dall'altra c'è un ritratto della gioventù di oggi, dell'amore ai tempi della gioventù che non ti aspetti così fresco, così genuino, da un regista e scrittore di 84 anni.
Di mezzo poi c'è di nuovo lei: una New York piovosa ma baciata dal sole, bella nel suo essere percorribile a piedi, con quel parco che è il suo polmone a fare da protagonista nascosto.
Un giorno di pioggia a New York
Un giorno di pioggia a New York parla di un solo giorno, a New York, con la pioggia.
Dovrebbe essere un giorno d'amore e spensieratezza per la coppia formata dagli studenti in gita Ashleigh e Gatsby, scapestrato bohemienne lui (nomen omen), aspirante giornalista e giusto un po' svampita lei.
Ma i piani cambiano quando il regista che Ashleigh deve intervistare la invita a vedere il suo film scappando poi tra crisi creative e personali.
Lei lo rincorre, incappando in uno sceneggiatore tradito e in un attore latin lover.
Lui, nel mentre, passeggia.
Incontra vecchi compagni di scuola, cerca di evitare i genitori opprimenti, e finisce per scontrarsi più volte in quella sorellina di una ex mai dimenticata, ora cresciuta e maturata.
Un giorno di pioggia a New York
Un giorno qualunque a New York.
Se non fosse per le tante tappe che ha questo giorno, per le tante riflessioni che comporta.
Sulla vita e sull'amore.
Protagonisti gli attori del momento: una Elle Fanning esilarante nei panni di una bionda in tutto e per tutto, e il fascinoso Timothée Chalamet che pur continuando a suscitare le mie antipatie, si cala tranquillamente nei panni snob e sofisticati del ricco romantico.
Poi ci sono una Selena Gomez che di crescere non ne vuole sapere, un Jude Law che si fa superare in bellezza da Diego Luna e l'ombroso Liev Schreiber.
Il solito cast di grandi nomi che Allen sa (o sapeva?) mettere assieme, con il fido Storaro alla fotografia che illumina tutto d'immenso, in una golden hour perenne che rende incantevole la Fanning, Chalamet, New York.
Tirando le somme, questa giornata a New York a tratti buffa, a tratti frenetica, faticosa ed esagerata, si chiude con un finale romantico e prevedibile, ma che proprio per questo -per il suo romanticismo, per la sua prevedibilità a cui si vuole credere ad ogni rintocco di campana- rende questo film di Woody un altro bellissimo viaggio in sua compagnia.
Voto: ☕/5

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazine