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Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen: la recensione

Creato il 14 febbraio 2020 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen: la recensionePiove…e torna Woody Allen

Torna al cinema Woody Allen e realizza una chicca dal sapore squisitamente retrò. Un giorno di pioggia a New York riporta il percorso cinematografico del regista nella sua città simbolo, laddove ha saputo adeguare il contesto romantico e nostalgico della Grande Mela alle storie di coppia da lui narrate con cinismo e ironia.

Gatsby e Ashleigh sono innamorati e hanno deciso di trascorrere un fine settimana a New York. Per Gatsby è l’occasione per mostrare a Ashleigh la sua città. Ma i piani verranno stravolti dall’inconsueto prolungamento dell’intervista di Ashleigh a un noto regista cinematografico.

Allen veste i panni del mingherlino ed intellettuale Gatsby (lo scapigliato Chalamet) e costruisce una storia d’amore semplice e priva di vezzi, laddove due amanti (diversi tra loro e perciò vogliosi di rilevare qualcosa di più dell’altro) finiscono per separarsi in una giornata di pioggia a New York per, infine, scoprire le altrui ambizioni e scelte. Il regista porta il pubblico nei suoi luoghi prediletti e mette in scena un film raffinato, in cui c’è tutto il cinismo borghese di un ragazzo che (improvvisamente) sa cosa veramente vuole dalla vita. Dall’altra parte c’è la ragazza che incarna il provincialismo, che si fa sedurre e abbandonare (da Hollywood), che non riesce a resistere a un canto delle sirene ambizioso ed effimero.

Il romanticismo di Un giorno di pioggia a New York si costruisce attraverso frecciate e battute al vetriolo, vividi ricordi di un’infanzia e consapevolezza di trovarsi nel posto giusto al momento esatto. Il ritorno a casa di Allen conferma le sue inclinazioni perché, proprio come Gatsby, riscopre un luogo in cui si è sentito a suo agio, in cui ha realizzato pellicole memorabili, scolpite nella mente degli spettatori.

Un giorno di pioggia a New York è un intermezzo nostalgico, un attestato d’amore per un tipo di cinema (retrò, arguto e spudoratamente cinico) che Allen sembra aver ritrovato. Un film in cui Woody Allen condensa delicatezza e raffinatezza, affetto e appartenenza; difatti il regista, sentendosi a suo agio, costruisce un’opera che si riconosce ad occhio nudo e che svela un marcato esistenzialismo nel giovane protagonista. Una maturità del personaggio che scaturisce da un’evidente consapevolezza registica, che gli permette di tornare e porre nuovi basi per il futuro, oppure no?

Uscita al cinema: 29 novembre 2019

Voto: ****


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