Un giorno nella Storia: 8 Agosto 1974, Nixon si dimette

Creato il 08 agosto 2012 da Candidonews @Candidonews

8 agosto 1974. In una uggiosa giornata d’estate l’America si risveglia con la consapevolezza di avere un Capo dello Stato pronto a lasciare a causa di uno scandalo politico.

Qualche ora dopo, Richard Nixon, legge in diretta nazionale la lettera dimissioni dalla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America:

Piove a Washington, quel giovedì 8 agosto 1974. Richard M.Nixon dà le dimissioni. Il giorno dopo il giornale che in gran parte le aveva causate, il Washington Post, non infierisce. L’articolo viene firmato da Carroll Kilpatrick e non dalla coppia “Bob Woodward and Carl Bernstein”, che condusse l’inchiesta giornalistica più famosa del ventesimo secolo: il Watergate. Kilpatrick ricorda i successi di politica estera di Nixon, dice che il Segretario di Stato Henry Kissinger rimarrà al suo posto, annuncia che il successore di Nixon sarà, per la prima volta, un presidente non eletto, Gerald Ford. Racconta come malgrado la pioggia una folla ordinata di persone “rassegnate e curiose assista sui marciapiedi di fronte alla Casa Bianca al momento più difficile e drammatico nella storia della nazione.”

L’Hotel Watergate, dove iniziò lo scandalo

I protagonisti di questa storia, terminata quell’8 agosto, sono quattro. Il Presidente Nixon; i due giornalisti del The Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein; William Mark Felt, il numero due dell’FBI, la ‘gola profonda’ che fornì informazioni al giornale e che quindi contribuì all’esplodere dello scandalo. Come iniziò tutto:

Alle 2:30 del 17 giugno 1972 cinque uomini vengono arrestati al sesto piano del Watergate, la sede del Democratic National Committee: stanno mettendo delle cimici. Tre di loro sono cubani, arrivati in America dopo la crisi della Baia dei Porci. Tutti indossano guanti medici e sono stati trovati in possesso di sofisticate apparecchiature capaci di trasmettere conversazioni e telefonate, due telecamere da 35 mm, 40 rullini fotografici, un ricevitore a onde corte, sintonizzato sulle frequenze della polizia e quasi 2300 dollari in contante. Avrebbero voluto fotografare materiale tratto dagli archivi del Partito Democratico. Secondo la polizia si è trattato del terzo incidente del genere in venti giorni. La notizia è di scarsa importanza e passa inosservata.
Tuttavia un paio di giorni dopo si viene a sapere che uno dei cinque personaggi arrestati è il coordinatore della sicurezza del Comitato per la rielezione del presidente repubblicano Nixon, è un ex impiegato della CIA, il suo nome è James Mc Cord Jr. Secondo il responsabile del Comitato della rielezione di Nixon, è soltanto incaricato di “installare il sistema di sicurezza del Comitato. Non è entrato nel Watergate per conto dei repubblicani.”
La Casa Bianca non rilascia dichiarazioni

Cosa ci facevano quelle persone nel Watergate? Perche stavano piazzando delle cimici? Era un piano della Casa Bianca per eliminare le notizie negative per il Presidente:

McCord faceva parte di un gruppo segreto, istituito presso la Casa Bianca, i cosiddetti “idraulici” (“plumbers unit”) che avevano il compito di ripulire tutte le notizie considerate nocive per il Presidente. Oltre a lui, erano parte del gruppo Bernard Barker, Virgilio González, Eugenio Martínez, James e Frank Sturgis. Ma è difficile comprendere come Nixon fu indotto a cacciarsi in un mare di guai se non si conosce il contesto in cui tutto l’affare si inserì. Gli “idraulici”, in quella cruciale estate del 1972 (in novembre si sarebbero svolte le elezioni e Nixon si ricandidava con smaccate probabilità di riconferma) hanno il serio problema di coprire tutte le notizie riservate sulle reazioni della Casa Bianca alla pubblicazione dei famosi “Pentagon papers” sul “Washington Post” e sul “New York Times” (i giornali più autorevoli), nei quali sono riportati giudizi e considerazioni dell’Amministrazione sulla disastrosa guerra in Vietnam, che si considera persa. A passare quelle carte alla stampa era stato, l’anno precedente, Daniel Ellsberg, un ex analista del Pentagono, disilluso dalla conduzione del conflitto orientale e desideroso, dunque, di sconfessare pubblicamente l’ottimistica e del tutto falsa propaganda dell’Amministrazione.

Persone vicine alla Amministrazione Nixon stavano usando soldi pubblici per fare gli interessi del Presidente e danneggiare l’avversario, il democratico McGovern, candidato alle elezioni di fine ’72 proprio contro Nixon.

Bob Woodward e Carl Bernstein, i due giornalisti de ‘The Washington Post’ che contribuirono a far esplodere lo scandalo ‘Watergate’

Fu a questo punto che la Casa Bianca, colta in gran parte di sorpresa, soprattutto per colpa del dilettantismo degli “idraulici”, cominciò ad architettare un piano per minimizzare quello che venne definito “un furtarello” .

A dispetto di ciò, non se ne convinsero affatto Bob Woodward e Carl Bernstein – giovani reporter d’assalto del “Washington Post” – i quali subodorarono che, in realtà, dietro quel “furtarello” poteva nascondersi qualcosa d’altro. Che cosa esattamente? Gli articoli dei due cronisti misero in luce l’esistenza di una struttura segreta e ricca di soldi provenienti dai contribuenti (il già citato “plumbers unit”) con il compito di controllare, tramite microspie, gli uffici del Comitato elettorale democratico che sosteneva Joseph McGovern, che sarebbe poi stato sconfitto nel novembre del 1972 da Nixon con grande divario di voti. Sommamente illegale, il comportamento dell’ufficio fu ben presto collegato ai livelli sempre più alti della Casa Bianca. A poco a poco, i tentativi di immunizzazione che Nixon e i suoi collaboratori cercarono di edificare intorno a sé mostrarono crepe sempre più profonde, fino a crollare del tutto.

Il Presidente agì per tutelarsi dallo scandalo, commettendo un abuso grave:

Nixon aveva temuto che la diffusione presso l’opinione pubblica dei “Pentagon paper” e la carica della campagna elettorale dei democratici contro la guerra in Vietnam avrebbero potuto compromettere la sua rielezione. Per questo motivo aveva brigato – al di là di ogni limite consentito dalla legge e dalla decenza – per insabbiare l’indagine sulle intercettazioni. Durante i lavori della Commissione senatoriale sul Watergate, emerse da una registrazione che Nixon e i suoi collaboratori avevano fatto di tutto per ostacolare le indagini e fu proprio la diffusione di questo particolare a far precipitare la situazione. In altri termini, fu proprio il terrore dell’opinione pubblica a determinare la caduta di Nixon.

L’avvio della procedura di impeachment (dimissioni forzate) non lasciò altra scelta a Nixon. L’8 agosto del 1974, a due anni dall’avvio dello scandalo, il Presidente si dimise:

Dopo che alcuni stretti collaboratori del Presidente ammisero di aver mentito all’Fbi (il reato di “spergiuro” in America è condannato con una pena molto severa), la situazione di Nixon precipitò rovinosamente, fino alla messa in stato di accusa (cosiddetto “Impeachment”) votato dalla Camera dei Rappresentanti il 27 luglio 1974. Per evitare l’onta del giudizio, l’inquilino della Casa Bianca preferì andarsene. Fu perdonato pubblicamente per gli errori commessi dal suo successore, il Vice-Presidente Gerald Ford.

Le dimissioni di Richard Nixon

Fonti:
http://archivio900.globalist.it/it/articoli/art.aspx?id=5962
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=11585:8-agosto-1974-richard-nixon-annuncia-al-mondo-le-sue-dimissioni-per-evitare-limpeachment&catid=96:memoria&Itemid=296


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