Un oceano di gocce

Creato il 04 aprile 2014 da Abattoir

Come ama ripetere un mio parente prossimo una notizia non raccontata è una notizia che non esiste. Si pensi, ad esempio, ad una prospettiva ristretta e circoscritta al proprio ambito familiare: quanti amori tragici, peripezie, delitti, misteri, santità e quante storie degne di Oscar vi si possono ritrovare? E quante altre storie sono state perse per sempre assieme ai nostri cari estinti che ne serbavano il ricordo attraverso il racconto? Vi potrei raccontare di quante volte mia nonna materna è stata chiesta in moglie e quante volte il suo patrigno si rifiutò di maritarla (…innumerevoli, ve l’assicuro!) e di come la sorella della mia bisnonna sia stata rapita per la sua grande bellezza e della vita infelice che fece, vi potrei raccontare di come la mia bisnonna scoprisse durante il pranzo nuziale delle sue seconde nozze che il suo buon partito e novello sposo aveva già una carrettata di figli da accudire (sic!). Ma in fondo non mi interessa divulgare la storia della mia famiglia. Quel che mi preme di più è che alcuni eventi poco conosciuti, alcune informazioni taciute e alcune idee sopite siano raccontate, riprendano forza e ricomincino a circolare anziché perdersi nel dimenticatoio del non detto.

Chi non conosce Madre Teresa di Calcutta (al secolo Agnese Bojaxiu)? Tutti abbiamo in mente qualche aneddoto sulla vita di questa piccola suora albanese. Sappiamo che diede aiuto ai più bisognosi, ai «poveri dei poveri», ai bimbi abbandonati, ai lebbrosi, ai paria. Sappiamo che vinse il premio Nobel per la pace e che creò un ordine di suore tutto suo: le Missionarie della Carità. Sappiamo, infine, che lavorò instancabilmente sino al suo ultimo giorno di vita per dare sollievo alle pene dei più afflitti. Insomma, tutti abbiamo in testa un piccolo “santino” di Madre Teresa, ma chi era questa donna prima di diventare un immenso esempio di virtù e carità? Una donna fuori dal comune, eccezionale, una wonderwoman? No. Era una piccola e mite donna come tante altre che intraprese un cammino di fede da giovanissima (divenne monaca a diciotto anni) e che a un certo punto della sua esistenza (attorno ai trentasei) si trovò a scegliere se continuare una vita tranquilla all’interno della propria congregazione religiosa o seguire una spinta interiore profonda, la vocazione all’aiuto dei più poveri. Optò per la seconda strada ed il cammino non fu né facile né privo di imprevisti. In un primo momento le autorità religiose a lei sovrapposte la trasferirono in un paesino vicino a Calcutta, poi le negarono il permesso di recarsi presso la bidonville in cui avrebbe voluto operare ed infine le chiesero di aspettare l’autorizzazione papale nella speranza che il tempo raffreddasse l’animo della suorina. Ciò non accadde, la donna mantenne fermo il suo intento e aspettò. Infine, Il 16 agosto del 1948 arrivò l’autorizzazione da Roma e il vescovo di Calcutta concesse un “anno di prova” a suor Teresa. Durante quell’anno la religiosa avrebbe potuto lasciare il monastero grazie a un indulto di Pio XII che prevedeva la dispensa dai voti e dagli obblighi religiosi della sua congregazione. In sostanza madre Teresa restava una monaca ma poteva lasciare il convento! A quel punto, però, arrivò la prova più dura per la giovane suora, la perdita della sicurezza e di tutto quanto le era più familiare: «Lasciare il convento è stato il mio sacrificio più grande, la cosa più difficile che abbia mai fatto»1. Nonostante le incertezze e le paure quella piccola suora si inoltrò in un cammino sconosciuto.

Chi avrebbe scommesso su suor Teresa a quel tempo? Forse pochi. Chi scommetterebbe su di noi? Forse pochissimi, ma in fin dei conti questo non è importante. Ciò che davvero importa è esplorare le profondità della proprio animo, proporsi un obiettivo coerente con le proprie spinte interiori e perseguirlo. Non importa se i tempi sono difficili, non importa quanti ostacoli si incontrano lungo il proprio cammino, non importa quanto in alto stanno le autorità che ci si schierano contro. In fin dei conti quel che la vita di Madre Teresa ci può insegnare non è soltanto la carità e la pietà, ma anche la fedeltà al proprio progetto di vita e il coraggio nel perseguirlo.

Chiudo con una riflessione di Teresa:

«Quello che facciamo è meno di una goccia nell’oceano. Ma senza quella goccia all’oceano mancherebbe qualcosa»2 … l’oceano!

1http://masadaweb.org/2008/12/11/masada-839-11-12-2008-i-liberatori-madre-teresa-di-calcutta/

2Franca Zambonini, Teresa di Calcutta: la matita di Dio, ed. Paoline, 2006.


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