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Un Piano di Vita per una Vita Senza Piani

Creato il 18 dicembre 2014 da Angelozinna

Un Piano di Vita per una Vita Senza PianiLa domanda è sempre la stessa da settimane: “E ora?“. La risposta invece tende ad essere ogni volta un insieme di suoni disordinati: “Ehm… Mah… Sai, io… Probabilmente…“. Il succo è questo: io non so che farne della mia vita e mi sento più perso da quando sono tornato a casa che quando ero a cercare terreno piatto per piantare la tenda che non era neanche mia in Kyrgyzstan. Ma le domande sono impellenti e uno vorrebbe trovare una risposta convincente, almeno per sé stesso se non per gli altri, che dia un po’ di significato alle proprie azioni. “Allora che fai, riparti? Ti fermi? Per quanto? E se ti fermi cosa fai? E se riparti dove vai? E se vai dove vai cosa ci fai dove vai?” sono tutti quesiti che mi hanno messo un po’ di pressione addosso e mi hanno portato all’unica soluzione possibile: serve un piano.

1. Capire gli Obiettivi

Se ci fosse un obiettivo unico su cui puntare il dito sarebbe facile: essere felici. Credo che tutti si troverebbero d’accordo in questo tanto quanto credo che nessuno sia in grado di dare una definizione pulita di felicità. È un termine astratto e consumato, che mi piace poco usare perché senza i fatti non vuol dire niente. Per cercare di avvicinarsi alla felicità senza sapere cosa essa sia, l’unico modo è andare per tentativi. Questi tentativi, che sono poi le esperienze che collezioniamo, richiedono tempo e di tempo ne abbiamo poco. Il primo obiettivo quindi è trovare il tempo da impiegare in ciò che mi arricchisce.

Per me, come per la maggior delle persone che conosco, il tempo spesso si riduce ad una questione di soldi. Potersi permettere di non vendere le otto ore migliori della propria giornata nella parte migliore della propria vita a qualcun altro è un lusso di pochi. Per questo le due opzioni sono di rendere le proprie passioni un lavoro oppure crearsi un lavoro che non costi tempo. Cose rare e forse difficili, ma non impossibili.

Trovato il modo di avere tempo e soldi sufficienti è da decidere come impiegare queste risorse, senza sprecarle. Negli anni passati mi sono reso conto che i periodi migliori li ho passati in situazioni che non avrei in nessun modo potuto calcolare, che le persone e gli eventi che mi hanno sorpreso sono state anche quelle arrivate con il caso. Prevedere ogni fase della propria vita è una ricetta per la noia ed è importante quindi lasciare lo spazio per gli imprevisti, che poi diventano opportunità. Come? Viaggiare, per me, è stato buon sistema per mettersi sempre a confronto con il nuovo, sia per quanto riguarda i luoghi, che i rapporti con le persone, che il proprio carattere. Se il viaggio è una forma di educazione, utilizzare le proprie idee per curare progetti che siano significativi per me e per gli altri è il passo conseguente.

2. Gli Ingredienti

Riassumendo: vorrei continuare a viaggiare e continuare a far ruotare intorno a questi viaggi un progetto, probabilmente editoriale, che abbia un valore e finisca per diventare un lavoro. Mi piacerebbe lavorare a tempo pieno su queste idee, ma non ho invece grande interesse a fare del viaggio una cosa permanente. Alternare mesi di movimento a mesi di sosta, sarebbe la soluzione più equilibrata, sia per mantenere stabili i rapporti con persone che altrimenti rischierei di perdere, sia per avere una base nella quale fermarsi e prendere le misure.

Il primo passo per avvicinarmi a questa condizione è tentare di creare un’entrata passiva che mi dia un po’ di libertà di movimento. Con le guide ho avuto una buona esperienza e ho intenzione di continuare su questa linea, ma rimango cosciente del fatto che il mercato delle informazioni non ha bisogno di me per sopravvivere e devo quindi lavorare su altre vie, che potrebbero passare dall’intrattenimento a prodotti veri e propri. Si dice che il miglior modo di guadagnare in modo passivo su internet sia diversificando il più possibile i canali di entrata, ma penso che per me funzioni meglio fare poche cose, ma farle meglio. I soldi non saranno mai molti, ma una volta creato un piccolo flusso costante, questo mi permetterà di diventare independente da un luogo fisso e mi darà la possibilità di concentrarmi su obiettivi più a lungo termine e/o dai risultati incerti, senza troppa ansia. Che non significa essere nomadi, ma solo avere la libertà di scegliere dove e per quanto fermarsi. In un anno penso che potrei arrivare ad una situazione del genere, se avessi disciplina.

Alla base di qualsiasi cosa voglia fare, c’è la disciplina. Purtroppo è difficile da mantenere quando tutte le grandissime idee che arrivano nel cuore della notte rimangono un eco nella propria testa senza mai uscirne. Senza ricevere ordini e senza avere date da rispettare è facile cadere nella procrastinazione e finire per perdere l’entusiasmo. Anche la disciplina è una cosa che si allena, è necessario stabilire delle tappe intermedie e fare in modo di arrivarci.

Non importa comunque quanto impegno ci metta, realisticamente creare una quantità sufficiente di contenuti digitali e mantenere questi aggiornati è un lavoro troppo grande per una persona sola. Per questo avrò bisogno di cercare collaboratori con una visione vicina alla mia, che abbiano voglia di condividere lo stesso percorso e portare il proprio contributo.

Quindi, queste sono le fondamenta: un’entrata di base attraverso Exploremore, la costanza di portare avanti le idee che richiedono più tempo, persone vicine con una direzione simile in mente.

3. Partire

Potrei partire domani, senza fare niente di tutto ciò che ho detto fino ad ora. Potrei viaggiare con poco e viaggiare lontano, come ho fatto fino ad ora. Ma quanto può durare? Non lo so. Purtroppo o per fortuna, la strada che ho intrapreso fino ad oggi non mi dà la possibilità di fare un confronto con altre persone con le mie stesse radici. Nell’incertezza ho trovato un’identità, ma adesso, viene spontaneo pensare al futuro. Potrei continuare ad alternare un anno di viaggio ad un anno di lavoro temporaneo o stagionale, potrei continuare per almeno dieci anni e potrei stare bene. Potrei non preoccuparmene e prendere quello che viene. E non sarebbe così male. Ma, semplicemente, credo, con un po’ di sacrificio, di poter fare di meglio e dare un po’ di valore a qualcosa che altrimenti smetterebbe di averne. Per non far diventare il viaggio solo una distrazione alla vita monotona in cui i giorni, i mesi e gli anni si ripetono fino alla morte, penso che farlo diventare parte di un disegno più grande possa dargli un nuovo significato, possa renderlo un mezzo più che un fine.

Ho accettato il fatto che probabilmente non avrò mai una casa mia e che investire in anni di studi oggi non dà più alcuna conferma, e questo rende certamente alcune scelte più leggere. So che alcune porte per me sono chiuse e che quindi è inutile perdere tempo cercando di aprirle. Per questo non sento il bisogno di legarmi ad un luogo.

4. Gli Ostacoli

E ora?” la domanda si ripete. Non riuscirei a dire in faccia a qualcuno che il mio piano attuale è inventare un lavoro che non esiste per poter avere una casa invisibile situata in una posizione che cambia a seconda di come mi sveglio la mattina. Non suona così resistente come progetto di vita ed è vero, è un po’ astratta perché si trasformi in realtà da domani. Ciò che mi preoccupa però non è la scoperta che quello che ho in mente non sia altro che aria fritta, ma piuttosto che a fermarmi siano ostacoli che mi sono creato da solo.

Il primo è l’ego, che potrebbe distrarmi e rendermi improduttivo. Con il blog mi sono accorto che per molti è più importante seguire un personaggio piuttosto che quello che un personaggio ha da dire. Per quanto questo possa gonfiare l’autostima, di fatto fa perdere un saco di tempo in cose completamente inutili come i social media o le statistiche. Se questo comincia a prendere il posto della creazione dei contenuti è difficile andare avanti.

Poi ci sono la quantità immensa di cose, beni materiali, che non so come mi trovo a possedere. Vivendo in uno zaino per diversi anni, adesso tutto ciò che supera un peso trasportabile mi sembra inutile, quasi fastidioso. Di fatto ogni cosa che ho intorno e non utilizzo spesso riesce comunque a farmi perdere del tempo, ad occupare un posto che potrebbe essere usato meglio. Dai vestiti ai dischi in eccesso, ogni oggetto dovrebbe scomparire per non dover essere lasciato indietro a fare la muffa quando è il momento di tirare l’ancora. Per una vita leggera è necessario scaricare più peso possibile.

L’Italia, infine, potrebbe essere la base sbagliata da cui partire, sia perché l’interesse per il viaggio a lungo termine è minimo, sia perché riuscire a stare a galla con progetti non legati esclusivamente al guadagno economico potrebbe non essere fattibile.

Quindi?

A volte cammino per strada, mi sembra di avere qualcuno alle spalle, e sento “E ora? E ora? E ora? E ora?“, ma sono solo voci. Non ho una risposta chiara, ma penso che una vita passata a scrivere per perdersi per scrivere di essersi persi non sarebbe così male. Forse è una fantasia, ma sto cercando di unire tutti i puntini e capire se di fatto qualcosa può venire fuori. I primi indizi e risultati ci sono stati, e anche se dal lato economico tutto il lavoro che sta dietro a queste pagine non vale certo il tempo che costa, c’è sempre qualcosa che mi dice che questo un giorno potrebbe cambiare.


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