Un positivo effetto collaterale

Creato il 15 gennaio 2014 da Gadilu

Imbarazzante. Non esiste altro aggettivo per descrivere quanto accaduto nella puntata di “Porta a Porta” andata in onda lunedì 13 gennaio, nella quale Arno Kompatscher, il nuovo presidente della provincia autonoma in collegamento da Bolzano, è praticamente stato messo alla gogna in quanto considerato colpevole di gestire, secondo la vox populi tanto diffusa quanto superficiale, un ingiustificato fiume di denaro pubblico. E aveva davvero il suo bel da fare, il nostro Arno, a ribattere contro la superficialità di certe accuse – da voi le badanti sono gratis, si elargiscono contributi persino per decorare di gerani le finestre –, difendendo il valore di un’amministrazione virtuosa e le ragioni storiche della sua specialità. Il giudizio, sommario e formulato senza confrontarsi con i fatti, era già stato confezionato: avete (cioè abbiamo) troppi privilegi, la musica dovrà cambiare.

In realtà, la trasmissione di Bruno Vespa almeno un effetto positivo – ancorché involontariamente – l’ha raggiunto. E’ proprio adoperando in modo palesemente errato lo strumento del servizio pubblico, del quale egli dovrebbe essere tutore, che gli altoatesini, senza distinzione di lingua, l’altra sera hanno compreso come l’autonomia sia un bene prezioso, da apprezzare e tutelare comunemente dagli attacchi ai quali viene ripetutamente sottoposto. Il sindaco Spagnolli, captando e sintetizzando questo sentire diffuso improvvisamente esploso davanti ai teleschermi, ha per esempio affermato: “Bruno Vespa fa parte di quella malsana abitudine di martellarsi sui genitali (ma l’espressione del sindaco era un’altra, ndr) quando si sta male. Il problema è colpire la parte sana per diventare omogenei con quella malata. Gli altri, forse, non hanno i soldi perché li buttano via. Kompatscher ha fatto male ad andare alla puntata, Durnwalder non sarebbe mai andato. Vespa ieri ha fatto populismo, non pubblica informazione. Pensare di pagare il canone per quelle robe lì è sconcertante”. Persino ai simpatizzanti di partiti di centrodestra, dunque più inclini a reagire istintivamente adottando il punto di vista dei supposti interessi nazionali, le labili argomentazioni antiautonomistiche sono sembrate sfocate e degne di biasimo.

Ora, proprio in considerazione dell’effetto collaterale citato, quello cioè relativo all’emersione di un “patriottismo dell’autonomia” trasversale e interetnico, è possibile dire che l’ultima parte del giudizio dato da Spagnolli è errato. Kompatscher non ha fatto male ad andare alla puntata, perché è proprio facendo esperienza di situazioni del genere che noi possiamo comprendere quanto lavoro ci sia ancora da fare per cementare il senso di collettiva appartenenza ai destini della nostra provincia, valutando quindi meglio i rischi che giungono dall’esterno. Al contrario, chiudersi ancora di più, rinunciare al confronto, significherebbe avallare la teoria di un’autosufficienza che potrebbe solo contribuire a rafforzare la sterile posizione degli isolazionisti.

Corriere dell’Alto Adige, 15 gennaio 2014


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