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Un primo consuntivo dopo una vita dedicata all'insegnamento - 2^ parte

Da Salvoc
Un primo consuntivo dopo una vita dedicata all'insegnamento - 2^ parte In questo post - continuazione del precedente che si trova qui espongo le mie ulteriori considerazioni  dopo 37 anni di insegnamento...
Gite a gratis?
Vogliamo parlare dei cosiddetti ‘viaggia di istruzione’? Ho accompagnato molte volte classi in gita e col senno di poi mi chiedo come sia stato possibile che abbia accettato di farlo. Probabilmente la voglia di viaggiare unita al desiderio di stare insieme ai ragazzi anche in momenti non necessariamente legati alla lezione in classe hanno avuto la meglio sulla fatica e il rischio.
Forse quando si è più giovani si ha meno percezione delle situazioni possibilmente pericolose, ma d'altro canto quando si matura ci si preoccupa eccessivamente. Tant'è che ormai è da diversi anni che mi rifiuto di accompagnare studenti in gita, e anche numerosi colleghi miei coetanei fanno lo stesso. Sono quelli giovani e inesperti i più disposti, gli anziani - saggi - no.
Sicuramente sulla mia decisione ha influito oltre al fatto di essere diventato più ansioso anche il confronto che ho potuto fare tra il visitare rilassato e divertente un paese o una città privatamente, con uno o più amici, e l’andarci teso e preoccupato con il viaggio scolastico. 
I non docenti non possono comprendere la stanchezza e la tensione con cui torn a casa dopo una gita scolastica il docente accompagnatore. Durante il viaggio sei responsabile in toto e devi ascoltare e tamponare richieste e lamentele dei ragazzi i quali nella maggior parte dei casi partono per fare ‘casino’ e non certo per istruirsi. La notte di solito non dormi per il baccano, le corse, gli sbattimenti delle porte, il dover uscire nei corridoi per cercare di ristabilire l’ordine e il silenzio, che poi durano non più di 10 minuti. Quando non vieni chiamato anche dal portiere di notte per via delle lamentele degli altri clienti dell’albergo. E poi ti ritrovi i ragazzi l’indomani e per tutto il giorno come degli zombi perché di notte non hanno dormito. E poi le loro richieste assillanti e assurde molte delle quali fatte apposta per vincere le tue resistenze e dare loro la libera uscita. Alle volte opponendo dei rifiuti mi sono addirittura sentito rinfacciare il fatto che loro ‘pagavano’ il viaggio mentre io praticamente viaggiavo gratis, anzi a loro spese, per cui i miei dinieghi erano fuori luogo e da irriconoscente!
Sei in servizio praticamente 24 ore su 24 e se succede qualcosa il primo responsabile sei tu, con sanzioni civili e penali se succede qualcosa di ‘storto’. Hai il continuo obbligo di vigilanza e già vedere alcune ragazzi andare a comprarsi un panino invece di venire al ristorante scelto da te e a cui vorresti portare tutti è illegale! Ma loro ti dicono "non abbiamo i soldi da spendere per un pasto seduti" e allora che gli dici?
Ci sono state cause di risarcimento intentate dalle famiglie di ragazzi infortunati che sono durate decenni e che sono finite anche in Cassazione con il docente nella maggior parte dei casi soccombente e chiamato a risarcire. La scuola da anni ormai non ti dà non dico la diaria di trasferta (che viene riconosciuta ad ogni lavoratore tranne che ai docenti) ma neanche il contributo per comprarti un panino. Bell’affare proprio!
Culpa in vigilando
Un’altra cosa che rende il lavoro del docente stressante è la continua responsabilità che hai per tutto quello che succede in classe. Se un alunno ficca una penna in un occhio di un compagno magari mentre sei girato verso la lavagna per spiegare o interrogare è probabile che il giudice dia la colpa comunque a te perché tu devi essere così ‘autorevole’ in classe che gli alunni, anche quelli più mattacchioni o impertinenti, non si devono permettere di sgarrare. Cioè devi saper tenere la disciplina, ma se poi esageri e alzi la voce o metti delle note ti becchi magari il rimprovero dei genitori o anche di altri colleghi.
Non parliamo poi se il fatto dovesse succedere perché ti sei magari allontanato un attimo per un bisogno urgente! Se devi andare in bagno devi chiamare il bidello e assegnargli la vigilanza. Il problema sorge nel momento in cui il bidello nei corridoi non c’è magari perché assente o perché impegnato in altre faccende. E allora in questi casi se ti allontani lo fai a tuo rischio e pericolo. Talvolta mi è successo di dover fare una corsa in bagno se no me la facevo sotto, con l’ansia però che potesse succedere qualcosa ai pargoli sedicenni nonostante le raccomandazioni fatte di non uscire dall’aula e di non fare baccano.
A mio avviso la legge italiana dà troppa carico a chi deve vigilare sui minori, anche se questi hanno quasi 18 anni. Ma un po’ di responsabilità ai genitori che hanno educato male i loro figli no?
Assemblee di classe
Questa è un’altra conquista ‘democratica’ degli alunni a scuola: una volta al mese possono richiedere di fare una cosiddetta ‘assemblea di classe’, durante un’ora che altrimenti sarebbe stata di lezione, per – almeno 9 volte su 10 - parlare male degli insegnanti (ho assistito alle volte e devo dire che del corpo docente non si salvava quasi nessuno: c’era sempre qualche studente che sputava veleno contro qualche insegnante). L’ora viene richiesta ai docenti della classe a rotazione, si fa per dire, infatti ai colleghi di educazione fisica o religione non viene chiesta quasi mai - chissà perché! - ma la cosa assurda è che non è ben chiaro cosa debba fare il docente che ha concesso l’ora durante l’assemblea. I decreti delegati fanno capire che i docenti non hanno l’obbligo di partecipare a tale consesso studentesco, per "permettere ai ragazzi di sperimentare ed effettuare un po’ di autogestione ‘democratica’ e quindi farli crescere (bla, bla, bla..)", ma nello stesso tempo i docenti - anche a detta dei Presidi - sembrerebbero lo stesso responsabili di quello che succede in aula: quindi è come se dovessero esserci e non esserci nello stesso tempo! Magia della legislazione bislacca italiana! Quella in cui si fa spesso il gioco del cerino acceso e ci va di mezzo colui che lo riceve per ultimo! Una volta successe che un collega durante un’assemblea di classe che aveva concesso a dei ragazzi di classe quarta – cioè 17enni – , uno studente diede un calcio in uno stinco ad un compagno che aveva già la gamba offesa da un precedente intervento chirurgico: il tutto è avvenuto senza che praticamente il docente si accorgesse di nulla, ma meno male che era rimasto in corridoio vicino all’aula con la porta semiaperta – quindi per fortuna c’era e non c’era - perché se così non fosse stato si sarebbe magari buscato una incriminazione per mancata sorveglianza e sarebbe potuto essere citato per danni! Per fortuna non era successo nulla di grave e le cose si risolsero in pochi giorni di convalescenza del ragazzo colpito.
Consigli di classe disciplinari
Qualche tempo dopo però fu convocato un consiglio di classe disciplinare per comminare delle sanzioni ai due che avevano litigato, e qui nulla di strano, però la cosa stupida di tali consigli è che sono invitati, e hanno diritto di voto, anche i rappresentanti dei genitori e degli alunni della classe! E anche se si dice ai genitori e ragazzi che “c’è il segreto d’ufficio” la cosa è irrilevante ai fini pratici in quanto pensare che dei 14-17enni mantengano il segreto su certe questioni è come credere che l’acqua possa essere asciutta. Ed ecco perciò che i ragazzi, soprattutto ‘gli imputati’, vengono a sapere chi dei prof è stato favorevole o contrario alla loro punizione e soprattutto il parere espresso sui fatti e su di loro!
(continua)


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