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Un ricordo di Flavio Bucci

Creato il 20 febbraio 2020 da Af68 @AntonioFalcone1
Un ricordo di Flavio BucciFlavio Bucci (Tiscali)

Lo scorso martedì, 18 febbraio, ci ha lasciato l’attore Flavio Bucci, attivo in teatro, cui deve la sua formazione, cinema e televisione.
Sguardo penetrante, una presenza scenica attentamente calibrata in ogni movimento, uno stile recitativo volto ad offrire, nei modi e nei gesti, una realistica caratterizzazione del personaggio che si trovava ad interpretare, sia come protagonista sia in qualità di caratterista, esaltandone con sensibilità le sfumature caratteriali e psicologiche.
Dopo aver frequentato la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Torino (sua città natale, 1947), nel 1968 Bucci si trasferì a Roma, dove continuò a recitare in varie rappresentazioni teatrali, per poi debuttare sul grande schermo nel 1971, una piccola parte ne La classe operaia va in Paradiso, regia di Elio Petri, che lo volle poi protagonista di La proprietà non è più un furto, 1973, nei panni di Total, impiegato di banca allergico al denaro, il quale in una sequenza si prodiga in un vibrante monologo che a tutt’oggi, forse più di allora, credo possa rimarcare una certa attualità (“io, ragionier Total, non sono diverso da voi, né voi siete diversi da me. Siamo uguali, nei bisogni. Diseguali nel loro soddisfacimento …”). L’apprezzamento del grande pubblico venne conseguito nel 1977, grazie allo sceneggiato della Rai Ligabue, tre puntate dal 22 novembre al 6 dicembre, regia di Salvatore Nocita e sceneggiatura di Cesare Zavattini, opera che si staglia come un sogno nei miei ricordi di ragazzino e di cui venne realizzata anche una versione cinematografica.

Un ricordo di Flavio Bucci(eBay)

Bucci offrì un’interpretazione molto toccante di Antonio Ligabue, delineandone con indole immedesimativa l’irregolarità esistenziale e la prorompente creatività.
Con Nocita l’attore recitò poi ne I promessi sposi, 1989, ancora una produzione Rai, in 5 puntate.
Tra le tante interpretazioni, pescando all’interno della certo variegata filmografia, indice fra l’altro di un’indubbia poliedricità, è da ricordare quella di Riccardo “Svitol”, attivista sessantottino che rientra in Italia dopo aver trascorso cinque anni in Venezuela e si interroga sui tanti mutamenti in corso nel paese, comunque distanti da quanto si urlava nei cortei di protesta dieci anni addietro: il film è Maledetti vi amerò, 1980, esordio alla regia di Marco Tullio Giordana, il quale visualizza lucidamente le tematiche descritte, filtrando il tutto attraverso una certa ironia dai toni amari. Memorabile anche il ribelle Don Bastiano ritratto da Bucci ne Il Marchese del Grillo, 1981, Mario Monicelli, in particolare il vivido discorso di commiato sul patibolo, prima di essere ghigliottinato, dove esterna il suo perdono ai potenti del Cielo e della Terra (il Papa e Napoleone), al boia, ma soprattutto al popolo accorso a frotte, al solito, per assistere al macabro “spettacolo” (“Ma soprattutto, posso perdonare voi, figli miei, che non siete padroni di un c**zo! E adesso boia, mandami pure all’altro mondo! Da quel Dio onnipotente, lui sì, padrone del Cielo e della Terra, al quale al posto dell’altra guancia, io porgo tutta la capoccia.”).

Un ricordo di Flavio Bucci
Bucci nelle vesti di Erode Antipa (“Secondo Ponzio Pilato”, Luigi Magni, YouTube)

Di rilievo poi l’interpretazione di Erode Antipa in Secondo Ponzio Pilato, diretto da Luigi Magni nel 1987, dove in una sequenza che lo vede dialogare col prefetto della Giudea (un immenso Nino Manfredi) ridimensiona l’episodio noto come Strage degli innocenti, il massacro dei bambini maschi al di sotto dei due anni ordito dal padre Erode il Grande, così da far fuori il Messia predetto dalle Scritture. Dopo aver esternato come Betlemme contasse all’epoca non più di mille abitanti complessivi, eccolo continuare: “E i bambini, in rapporto, quanti saranno stati? Un centinaio … prendete  quelli al di sotto dei due anni, che al di sopra non c’era motivo di ammazzarli, ne restano una ventina … leviamo le femminucce, che il presunto re era maschio … facciamo metà e metà? Ne restano dieci, leviamo qualcuno che è scappato fra le maglie, tant’è vero che lo stesso Gesù si è salvato … E allora? Quanti ne scannò papà mio? Cinque, sei. E che è una strage questa? Magari una mascalzonata! Ma a dir strage ci corre … Le stragi devono ancora venire!”.

Un ricordo di Flavio Bucci
(DarkVeins)

Altri ruoli rilevanti di Bucci si possono riscontrare, sempre restando nell’ambito cinematografico, in L’amante dell’Orsa Maggiore (Valentino Orsini, 1972, tratto dall’omonimo romanzo di Sergiusz Piasecki, 1937), nel crudo, violento, L’ultimo treno della notte, rape and revenge all’italiana (Aldo Lado, 1975), così come ne L’Agnese va a morire (Giuliano Montaldo, 1976),  Suspiria (Dario Argento, 1977), Il Divo (Paolo Sorrentino, 2008), La scomparsa di Patò (Rocco Mortelliti, 2010, dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, 2000); in ambito televisivo degna di nota, tra le tante, l’interpretazione del commissario Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, quattro puntate, 1986, per la regia di Piero Schivazappa,  dall’omonimo romanzo di Carlo Emilio Gadda.
Un attore che, sulle scene come nella quotidianità, ha  sempre dato tutto se stesso con impeto passionale e sincero, assecondando umori e bizzarie, consapevole come la vita, riportando in chiusura le sue parole, non sia altro che “una somma di errori, di gioie e di piaceri, non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?”.


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