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Un uomo, una pancia, una spiaggia. un nome.

Da Marcellogaletti
UN UOMO, UNA PANCIA, UNA SPIAGGIA. UN NOME.
Come Erasmo da Rotterdam
Come Francesco Da Assisi
Come Attilio da Torre Pellice
o, nella finzione letteraria, come Guglielmo da Baskerville
Lui caratterizza la caletta di Itanos, punta estrema del levante Cretese. Lì su quella spiaggia ha organizzato lo spazio sotto uno dei preziosi alberi con pietre, pezzi di rete, materassini ed altri ammenicoli.
In barba alle regole, qui peraltro un po' lasche, come in buona parte del mediterraneo.
E lì se ne sta, pachidermico.
Pachidermicità che è figlia di quel suo continuo mangiucchiare e sbevazzare, negli intervalli fra un pasto e l’altro. Comodamente disteso.
Lui non lascia la macchina al parcheggio, arriva con il suo piccolo fuoristrada stinto fino a pochi centimetri dalla sua postazione, E da lì regna sovrano.
La sua postazione è dotata anche di radiolina perennemente accesa. Ci sono testimoni affidabili che riferiscono di averla trovata accesa alle sei del mattino. Un po' come si fa da noi vicino ai campi di patate. Una radiolina accesa per tenere lontani i cinghiali.
Lui forse la tiene accesa per tenere lontani i rompiballe.
Che siamo tutti noi.
E’ chiaro che lo pensa, basta incrociare il suo sguardo una volta sola.
Tutti noi stranieri, noi che non andiamo ad omaggiarlo e riverirlo come fanno i locali, alcuni dei quali vengono addirittura ammessi alla mensa del signore.
Noi, che non ci avviciniamo per paura dei suoi modi burberi.
Noi, che i nostri bambini hanno paura di vedere la palla finire per sbaglio sotto il suo tavolo, o che si fanno fotografare in fretta sulle sue panchine quando lui non c’è, e poi scappano via veloci.
Noi che le nostre donne non capiscono perché ne parliamo, tanto lo schifano.
Con i locali è diverso. Loro arrivano e subito vanno a porgere gli ossequi. Lui lo immaginiamo godere di queste attenzioni, e lo vediamo che pare pontificare, dispensare consigli, chiacchiere, consigli per battesimi e funerali, benedizioni laiche.
La sua barchetta è ormeggiata nella caletta, lì davanti. Ma solo una volta negli anni è stato visto usarla. Inteso che è stato visto da noi. Ma ora che ci penso effettivamente noi frequentiamo la spiaggia solo in orari canicolari,  e lui in quelle ore giace sdraiato all’ombra del suo albero/casa, e mangiucchia, e spilucca. Si  mette seduto solo per mangiare. A volte per guardare intensamente il mare.
Quando una necessità impellente lo chiama, allora entra in acqua e provvede. Senza dissimulare, come facciamo noi comuni mortali. Prende in mano il pisellino e lo spruzza in mare.
In realtà i due non si vedono dal vivo dall’anno 1988, prima che la panza assumesse dimensioni tali da rendere impossibile un contatto visivo senza la mediazione di uno specchio.
Il suo aspetto, la extraterritorialità di fatto della sua baracca rispetto alla repubblica greca, la sua panza visibile dai satelliti, ci fanno pensare ad un noto e simpatico personaggio dei fumetti, quello che vive con i suo amico nano nel villaggio gallico assediato dai romani.
E quindi ho deciso, lo chiamiamo Obeliscos da Itanos.

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