Laggiù, alle desolate latitudini del suo sconfinato outback, sono germinati i prodromi del genere (do you remember George Miller? Se solo pensiamo al suo imminente reboot di Mad Max ci sale una scimmia di proporzioni stratosferiche) e da un trentennio a questa parte quei luoghi sono il fulcro e l'ispirazione di ogni declinazione cinematografica di un futuro a brandelli (ne avevamo parlato pochi mesi fa in questa occasione).Quattro anni dopo il sorprendente esordio (Animal Kingdom), David Michôd torna alla regia con The Rover (passato a Cannes 67°), da un soggetto scritto insieme all’attore Joel Edgerton (tra i protagonisti del suo film precedente). Il «vagabondo» del titolo è Eric (il solito, ruvido Guy Pearce), solitario e silenzioso, totalmente incurante di quanto accade attorno a sé. Fino a che tre balordi, in fuga da un colpo finito male, non gli rubano l'automobile. Sarà l'inizio di una caccia che, come da facile previsione, finirà nel sangue.
Laggiù, alle desolate latitudini del suo sconfinato outback, sono germinati i prodromi del genere (do you remember George Miller? Se solo pensiamo al suo imminente reboot di Mad Max ci sale una scimmia di proporzioni stratosferiche) e da un trentennio a questa parte quei luoghi sono il fulcro e l'ispirazione di ogni declinazione cinematografica di un futuro a brandelli (ne avevamo parlato pochi mesi fa in questa occasione).Quattro anni dopo il sorprendente esordio (Animal Kingdom), David Michôd torna alla regia con The Rover (passato a Cannes 67°), da un soggetto scritto insieme all’attore Joel Edgerton (tra i protagonisti del suo film precedente). Il «vagabondo» del titolo è Eric (il solito, ruvido Guy Pearce), solitario e silenzioso, totalmente incurante di quanto accade attorno a sé. Fino a che tre balordi, in fuga da un colpo finito male, non gli rubano l'automobile. Sarà l'inizio di una caccia che, come da facile previsione, finirà nel sangue.