Un viaggio nel mondo dei fantasmi: Finisterrae

Creato il 10 maggio 2014 da Stefanodg

Sergio Caballero immerge lo spettatore in un viaggio onirico, trascendentale e poetico. Dalla prima scena, dalle prime battute, capiamo immediatamente di non trovarci a guardare un opera cinematografica commerciale per un grande pubblico, ma di avere davanti ai nostri occhi una pellicola di cinema indipendente.


Un bel giorno stavo cercando, tramite le varie pagine facebook sulla settima arte a cui sono iscritto, dei film interessanti e non banali.   Ad un certo punto mi sono imbattuto in una copertina in cui erano rappresentati due fantasmi. Non mi ha incuriosito il fatto che erano presenti dei morti ma che era totalmente visibile che non erano stati realizzati tramite le tecnologie avanzate ma erano due uomini coperti da un lenzuolo. Si, è questo che mi ha incuriosito!!


<< Io voglio diventare un essere vivente>>
Già dalle prime battute si intuisce che i due fantasmi russi non sono felici della loro esistenza, sono stufi di vivere nel regno dei morti. Entrambi, uno in particolare, desiderano cambiare forma per scoprire l’ebbrezza della vita.
<< Sono sopraffatto dalla nausea … sono stanco di essere un fantasma. E tu?>>
<< E’ ragionevole, ma non so perché>> risponde l’altro spirito << come diventiamo essere viventi>>
<< Dobbiamo trovare la porta. Dobbiamo consultare l’oracolo di Garrel>> risponde il primo sul suo cavallo

Sotto le note di Janitor of Lumancy di Nico (1970) vediamo i nostri protagonisti in mezzo alle fiamme dell’oracolo. La musica imprime alla scena un qualcosa di misterioso e satanico. Da qui scopriranno dov’ è situata la porta della metamorfosi.

<<L’oracolo disse loro che per iniziare una nuova effimera vita terrena dovranno percorrere tutto il cammino da Santiago a Finisterrae>>

Decidono di percorrere il cammino da Santiago fino alla fine del mondo, sognando di intraprendere una vita tra i vivi.


Parte un lungo road- movie in mezzo alla natura che porta sempre di più lo spettatore in una dimensione fiabesca e surreale.

I due bizzarri protagonisti intraprendono un viaggio sia fisico che all’interno dell’anima. Per il lungo percorso, avvolto per gran parte dal rumore del vento e da quello degli animali, i due fantasmi percorrono il tragitto; uno sopra il cavallo che ogni tanto passa da essere vivo a peluche e l’altro tiene per mano un lungo bastone con in cima una specie di rete rossa a strisce bianche.
Caballero inserisce in tutta la vicenda elementi del “ sense of humor”, come alcune battute banali e fanciullesche che da un lato servono per alleggerire il film e dall’altro per farlo avvicinare caratterialmente e emozionalmente a noi esseri viventi. Come la loro breve discussione intorno al fuoco di sera.
<< Stai andando ancora dallo psichiatra?>>
<< E sono ancora sotto farmaci>>
<< io non credo nei dottori, la cosa più importante è il cibo e lo sport >>

Oppure si nota durante l’incontro con la stravagante hippy a cui chiedono indicazioni stradali, che ricevano immediatamente, e senza nessun motivo i due fantasmi da buoni diventano malvagi. Uno di loro tira fuori una pistola, la punta sulla ragazza e dice << Hippy corri>>. Lei scappa e lui preme il grilletto.

Ad un tratto s’imbattono in un bosco pieno di orecchie e avvolto da una miriade di discorsi, frasi fatte, futili e slogane. Questa è l’unica parte del lungometraggio di Caballero in cui posso trovare un sorta di critica sociale. La mia interpretazione di questa scena è codesta: il regista afferma che nel mondo le persone parlano troppo e non dicono nulla di veramente importante ma soltanto stupidate banali e appunto futili, che se vengono dette o no, cambia poco.


Sotto le pulsazioni di Ghost Rider di Alan Verga e Martin Rev (1977) si svolge il tragitto sulla neve in cui uno dei fantasmi si sente male mentre l’altro, grazie al sapere suonare un tronco, stringe amicizia con dei cerbiatti. Questo alla fine non sa più sé andarsene da quel luogo o restare in questo luogo magico. Il suo compagno, appena si è ristabilito, però lo costringe a proseguire il loro pellegrinaggio.
Per smorzare la situazione compare nuovamente una parte surreale: ovvero uno pesca mentre l’altro guarda da un albero un filmato completamente idiota degli anni 80.
<<Che cosa hai visto?>> chiede colui che pesca
<< Un pezzo di video – arte Catalana dei tardi anni 80. Era molto divertente ma i loro vestiti erano orribili >>


In una notte serena giungono a Finisterrae, su una spiaggia. Il mare è burrascoso. Sacrificano il loro animale, il cavallo che intanto è ridiventato di pezza, dandogli fuoco. In quell’istante sentiamo proferire dai fantasmi queste parole:
<< Guarda … la porta. Andiamo>>. E lui entra dentro
<< No, non ora>> rispose colui che aveva fatto amicizia con i cerbiatti. Chiude la porta, invisibile agli spettatori, e ritorna indietro in solitudine

Sorpresa delle sorprese, il film non è ancora concluso. Vediamo una rana, ovvero il nostro amico di viaggio, trasformatosi rana. Un signore a cavallo cammina, la vede e la bacia in bocca. Il ranocchio diventa una donna. La favola della principessa e il ranocchio è rovesciata.

Finisterrae è un incredibile viaggio all’interno degli uomini, in realtà i fantasmi non siamo altro che noi stessi, hanno paura, sonno, curiosità, problemi di ogni genere, malvagità, felicità ecc..
Caballero ha raccontato magistralmente la sua opera cinematografica attraverso l’ironia usando una musica ritmata da contrapporsi alle inquadrature statiche e lente, che rendono leggermente noiosa la visione. Però è da guardare assolutamente e se poi vi piace il fiabesco, questa opera cinematografica è per voi.
Il regista è il condirettore del Sònar- Festival Internacional de Musica Avanzada y Arte Multimedia de Barcellona. Finisterrae ha vinto la 40°edizione del Festival di Rotterdam, conquistandosi il premio Tiger Award come miglior film. Uscito nel 2010 in Italia è reperibile con i sottotitoli su Streaming. Buona visione.

Stefano Del Giudice

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