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Una brutta storia estiva – parte ventesima

Da Marcofre

Una brutta storia estiva – parte ventesima

una brutta storia estiva

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È un momento di calma piatta nell’indagine sull’omicidio del segretario comunale. Il maresciallo, tornato dalla vedova, dà ancora un’occhiata allo studio dell’assassinato. Ma davvero può sperare di trovare qualcosa, in quel modo così… irreale e cinematografico?

Buona lettura

Il maresciallo entrò nella stanza che l’uomo aveva dedicato a studio, ma non ci studiava niente.
La scrivania aveva due cassetti che i Carabinieri avevano provveduto a svuotare, facendo l’inventario di tutto quello che contenevano. Penne, matite, fogli, scontrini, quaderni. Quell’uomo se aveva dei segreti li conservava nella sua testa, e quella ormai era sepolta sotto un consistente strato di terra, nel cimitero del paese.
Cosa sperava di trovarci, il maresciallo? Si avvicinò alla scrivania, ne sfiorò la superficie con le dita. Ricordò certi film dove d’un tratto, da un’apertura del muro saltava fuori “qualcosa” che chiariva tutto. Oppure c’era un doppiofondo che svelava lettere, o buste di denaro. O ancora, la libreria conteneva un pulsante e bastava azionarlo perché una parete si aprisse su un’altra stanza, o si apriva una piccola apertura nel mobile. Ma lì non c’erano né libri né libreria; né doppiofondi, e neppure aperture che d’un tratto si decidevano a espellere i segreti che gli uomini avevano affidato loro.
Il maresciallo si sentiva deluso, sul punto di arrabbiarsi senza potersela prendere con nessuno. Ed era questo che lo spingeva ancora di più verso la rabbia.
«Va bene così signora. La lascio». Annunciò. E si diresse verso l’ingresso.


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