Magazine Diario personale

Una casa, un aereo che vola

Creato il 25 novembre 2018 da Povna @povna

Ci sono delle volte in cui, banale come suona, la vita ti sorprende. Capita così che – nella prima giornata dall’inizio di settembre in cui la ‘povna riesce a non mettere piede a scuola nel suo giorno libero – a casa di Galileo si festeggi il suo stesso compleanno. Per l’occasione, anche Saimon (che si è trasferito in un altrove non remoto ma comunque non più prossimo e tutti loro non lo vedono da agosto) riesce a essere presente, così come Connie e (ovviamente) Scovolino e Tosta. Si aggiungono altri amici di Galileo, con cui comunque molti di loro un poco ora si conoscono. Ce ne è perché la serata si annunci assai piacevole e la ‘povna ha organizzato la sua presenza con anticipo: per tutta la settimana si è portata avanti con lena, per le lezioni e i compiti, il regalo è stato orchestrato da lei e Scovolino, ed è già pronto; la mattina del sabato si dedica alla preparazione di una conferenza che dovrà fare lunedì pomeriggio. Quando alle quattro chiude il computer e si avvia verso la Città della Stazione Nota, ha la coscienza pulita di chi ha fatto il suo dovere fino in fondo. Un’ora di treno, poi il tram la deposita a casa di Galileo puntuale per un tardivo tè del pomeriggio. Tra un sorso e l’altro, gli dà una mano con qualche preparativo, e poi il citofono inizia a fare il suo dovere, scodellando i primi invitati con prontezza. Uno, due, tre, Galileo fa avanti e indietro, apre e annuncia. Finché: “E’ Scovolino con Tosta” – dice alla ‘povna, intenta a chiedersi come tagliare una polenta. La ‘povna sorride, e continua quello che sta facendo: con loro si vedono ancora (per fortuna) così spesso che può permettersi di ultimare il lavoro prima di salutarli.
Finché la voce di Scovo la raggiunge: “E’ permesso?!”.
“Ciao, Scovo, ciao Tosta” – la ‘povna parla senza guardare, a testa bassa. Poi la solleva, si gira e…
“Tu, tu, tu…”.
Incorniciato nella cucina di Galileo, in diretta dall’Isola, dopo 13 mesi senza mettere piede nelle loro terre, si palesa Mr. Higgs, in carne e ossa.
La ‘povna resta senza parole (e non è cosa che le capiti poi spesso). Il suo cervello fatica a elaborare l’informazione inaspettata. Oltre che senza parole resta per un lungo momento senza atti. Poi si riscuote, ancora sottosopra, lo saluta come se si fossero visti e sentiti il giorno prima: una presenza che annulla un anno intero di attesa e di domande.
“Hai visto che sorpresa?!” – domanda Tosta felice con un sorriso largo.
“Hai visto come so mantenere bene i segreti?” – le fa Galileo tutto orgoglioso.
“Hai visto chi ho portato?” – Scovolino esibisce il reduce quasi lo avesse trasvolato di peso sulle spalle.
La ‘povna annuisce, dice di sì a tutto. Ha visto, ha visto, ha visto. Ma la verità è che, ancora, non ha capito nulla.
Di lì a poco l’arrivo di Connie, e poi di Saimon (basito come lei) completerà il cerchio, per questa reunion preziosa e unica, dodici ore contate per essere di nuovo tutti insieme.
La ‘povna riconosce assai presto quella sensazione, familiare e perduta, di straniante sicurezza. Ogni parola è una pietra, perché il tempo è pochissimo. Eppure il tempo trova il tempo di lanciare una mongolfiera nello spazio, in una troposfera che sa di strana eppure nota leggerezza.
E forse là fuori, nella notte, si sentono tutti davvero un po’ Muccino dentro, chi è partito, e chi è rimasto (e potresti anche, volendo, domandarti chi è chi).
Baciami, ancora.

“Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare”. (S. King, Stand By Me)


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