Magazine Diario personale

Una commedia francese

Da Silvia

Una commedia francese
Nel mio letto di dolore guardo una commedia francese, di quelle d'amore che mi piacciono tanto.
Le commedie francesi hanno quei dialoghi surreali, buffi, romantici ed assurdi che mi appassionano tanto, hanno una leggerezza frivola ma profonda, una lentezza di pause e regia che mi sollazza anche nella malattia.
La storia è quella di una donna bellissima, elegante, colta, raffinata e brillante che ha due bambini piccoli, divorziata da un imbecille incapace di fare il padre, che si trova a vivere per un tot di tempo con un quarantenne diciamo stile pezzo di manzo con panza alcolica, passione per la play station, la mania della droghetta da ricchi annoiati, le feste piene di donne gnocche seminude sui divani, gioca con il suo pc Apple per tre quarti della giornata, per il resto della giornata invece beve birra e sembra godersi la vita producendo schiamazzi notturni ricorrenti infischiandosene del sonno dei bambini, della stanchezza di lei che lavora e dei vicini tutti.
Lentamente i due si innamorano, o meglio, lei sembrerebbe piuttosto presa ed in cerca anche di una figura di riferimento per i propri figli e la vede in lui, uomo tanto giocherellone e compagnone.
Lei inizia ad osservarlo colma di tenerezza e gratitudine quando lui fa il buffone con i suoi bambini.
Trascorrono tutti insieme una vigilia di Natale come una famiglia vera, dai genitori di lei che lo accolgono con calore e regali, lui non ha comprato regali per nessuno, subito il maschio francese si sente incastrato, soffocato, placcato da tanto calore, ad una festa di bambini fa a pugni con un altro padre per motivi di gara fra maschi alfa, corrompe i figli di lei con le Smarties perchè vadano a letto presto così loro due possono fare sesso indisturbati.
Dopo la lite con l'altro padre alla festa di compleanno, la protagonista, bella, figa, intelligente, con delle camicette stupende, gli dice addio, delusa dalla sua immaturità scandalosa, il protagonista maschio reagisce urlando davanti ai bambini di lei che egli non aveva mai desiderato dei marmocchi ed il loro insopportabile chiasso, i loro capricci, lui voleva semplicemente scoparsela in libertà senza troppe implicazioni.
Lei va a vivere da un'amica con i suoi piccoli, seguono scene con musica strappalacrime in cui lui, giace sul divano con la sua birra e trova sotto ai cuscini i giochi dei bambini e si intenerisce, la sua casa di colpo è vuota e lui mangia monoporzioni di cibo triste.
Lei, dopo anni di lavoro e peripezie, riesce finalmente ad ottenere la promozione ed il trasferimento a Marsiglia, cosa che aveva agognato per una vita, fa i bagagli e va in aereoporto con i suoi bambini.
Ovviamente c'è sempre un amico di lei, che invece di farsi i cazzi suoi, avverte dieci minuti prima del decollo, il manzo francese con la panzetta da quarantenne perdigiorno, della loro imminente partenza, lui resta ferma per la strada, la faccia da ebete, poi realizza e fa tremila cose assurde per arrivare in aereoporto in tempo.
Il manzo francese corre dentro l'aereoporto, compra un biglietto per Marsiglia e sale sullo stesso aereo di lei con prole al seguito.
Prende il microfono del comandante e fa la solita dichiarazione strappalacrime a lei davanti a tutti i passeggeri, le chiede di non partire e di tornare a casa con lui.
Lei, visibilmente scossa ed emozionata si alza, trascina i suoi figli per il corridoio dell'aereo e rimette giù i bagagli per andargli incontro.Tutti applaudono, stop, titoli di coda.
Eh no ciccio con la panza alcolica, eh no bello mio, hai fatto il coglione fino ad adesso, hai umiliato me ed i miei figli, giochi sempre alla playstation come un adolescente disturbato, non hai un vero lavoro e smanetti con il  tuo pc Apple nel tuo salone da pseudo intellettuale di sinistra perchè fa figo, mangi cibo spazzatura e ti intossichi di alcol e droghe, ed io, io devo rinunciare a Marsiglia, alla mia carriera tanto sudata, al lavoro dei miei sogni, alla città in cui volevo vivere, a quello che ho promesso ai miei bambini, solo perchè stai a fa sta piazzata in aereoporto?
Se vuoi, visto che hai pagato pure il biglietto, viene te a Marsiglia, ti prendi una stanza, ci frequentiamo e se poi dovesse andare bene fra noi potremmo pensare ad una convivenza, e che cazzo.
Tanto già lo so cosa è successo non appena sono rientrati tutti dall'aereoporto, lei ha risistemato mobili e bagagli, ha dovuto rifare le iscrizioni alle scuole dei bambini, pagato i bollettini della mensa, il figlio maschio ha iniziato a vomitare e la figlia femmina a piangere perchè non voleva fare i compiti.
In tutto questo il manzo francese sta  sbracato sul divano, tronfio della sua corsa testosteronica in aereoporto, e della sua dichiarazione plateale, si stappa una birra ed accende la play.
Lei deve mettere su la cena mentre si sbottona la bellissima camicia color nocciola che lui non ha  neanche notato.

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