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Una lunga lunghissima apnea

Da Foscasensi @foscasensi

Le parole non erano comprensibili ma importava di più il loro cerchio che ha dilagato fra gli scaffali come cavallette nella razzia del campo. Si batteva la mano sulla coscia e le gettava addosso la lingua, in un accesso di cui eravamo tutti un po' partecipi, con le borse nei carrelli, a poco meno di un'ora dalla chiusura delle casse e già in qualche modo presenti alle tante auto nel parcheggio, svuotate di ogni energia, in attesa di tornare a casa.
E lei era grassoccia e leggermente imperlata e scorreva le fessure d'aria fra i pacchi di patatine e le casse dell'acqua con lo stesso bisogno di una lunga lunghissima apnea.
Stai Calmo, stai calmo. Le suggeriva di dire il bisogno di ossigeno. Stai calmo. Al primo martellare del petto. Stai calmo, e ora pregava, ma ormai era già cieca.
Lui ha inciampato nella cassa e ha aggiunto l'incidente al conto. Ha pagato, poi l'ha presa per un braccio e sono rifluiti nel flusso, senza che io ne abbia saputo più nulla.

Sapete chi siete. Se sapeste quale peso siete per voi stessi e la vostra costellazione sfortunata di vite e interessi, quale tristezza portate, quali ossa e nervi, o quali fantasie spegnete. Quante notti rubate al riposo altrui, o quanto sangue esce dai piccoli morsi procurati nelle guance sfinite o dalle ferite più grandi. Quanti racconti avete sfregiato e quanti ricordi avete reso tristi e volgari. Se sapeste, forse vi sfilaccereste come un velo troppo vecchio per sopportare una carne viva - e finalmente entrerebbe il sole.


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