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Una merce molto pregiata – Jean-Claude Grumberg

Creato il 27 gennaio 2020 da Linda Ferrando
Una merce molto pregiata – Jean-Claude Grumberg

Sull'Olocausto si è scritto tanto, tantissimo: si è data voce a molte storie reali, immaginarie o ispirate ai fatti avvenuti. Così, quando ho visto che Guanda avrebbe pubblicato un libretto di poco più di cento pagine sull'argomento, mi sono incuriosita: si può trattare un tema così forte in così poco spazio? La risposta è sì.

Chiaramente 108 pagine non bastano per spiegare e analizzare quello che è stato uno dei capitoli più oscuri della storia dell'umanità, ma non è questo l'intento del libro, d'altronde per quello abbiamo a disposizione molti altri volumi. Una merce molto pregiata di Jean-Claude Grumberg viene descritto come una favola e tende ad esserlo a tutti gli effetti. L'ambientazione è in un bosco, ci sono i buoni e ci sono i cattivi e dalla trama estrapoliamo un insegnamento: non perdere la speranza neanche nei momenti più bui.

In questo mondo non si può guadagnare niente senza accettare di perdere qualcosina, fosse anche la vita di una persona cara, o la propria.

Tutta la crudeltà dell'essere umano manipolato da anni di leggi razziali, di fame, di terrore esce fuori nei pochi personaggi che incontriamo nel libro. Ed è in mezzo al buio più nero, al freddo glaciale dell'inverno, alla fame più grande che sprizza una piccola scintilla di luce propria, un amore indescrivibile, che oltrepassa anche gli ostacoli più grandi. L'amore per una creatura, figlia salvata dalla disperazione, partorita da quel treno merci che spezza la quotidianità dei due taglialegna protagonisti di questa favola, una "bocca in più da sfamare" che cambierà il destino di tutti.

Ecco l'unica cosa che merita di esistere nelle storie come nella vita vera. L'amore, l'amore donato ai bambini, ai propri come a quelli degli altri. L'amore che fa sì che, malgrado tutto ciò che esiste, e tutto ciò che non esiste, l'amore che fa sì che la vita continui.

Questa favola è in realtà tratta da avvenimenti realmente accaduti, da una delle tante testimonianze che ci rendono coscienti dell'entità di quel che è successo. E allora prendiamoci un'oretta per leggerla questa favola, come fosse un inno all'umanità, un inno al ritorno alla vita, all'amore verso il prossimo. Non c'è momento migliore per imparare da una storia tanto struggente.

Nel punto in cui ancora poco prima regnavano la neve, gli stivali e i frustini dei berretti con la testa di morto, l'erba cresceva grassa e folta, in mezzo a una infinità di fiorellini bianchi. Fu allora che sentì un uccello cantare a squarciagola l'inno del ritorno alla vita. E fu allora che le lacrime sgorgarono dai suoi occhi ormai inariditi, pensava, come il suo cuore. Quelle lacrime gli ricordarono che era tornato tra i vivi.

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