Dicevamo: ma non si potrebbe andare in pensione un anno dopo ma godersi adesso un anno di pausa? Un anno in cui dedicarsi a ciò che ci tiene vivi, alle nostre passioni. Un anno per vedere come sarebbe se.
E poi, per carità, tornare a lavorare esattamente come oggi. Perché non è in spregio al nostro lavoro che vorremmo quell'anno: è solo perché le giornate non sono di 48 ore, e il lavoro ce le occupa tutte.
Lui vorrebbe quell'anno per provare a occuparsi solo dei suoi bonsai e di musica, io per non dover scrivere nei ritagli di tempo. Entrambi vorremmo un anno per vivere in un posto diverso dal nostro, che si tratti di Levanto o di un'isola o di Istanbul.
Ci chiedevamo se magari, risparmiando, riusciremmo a mettere da parte 30.000 euro per prenderci un'aspettativa e vivere quell'anno. Magari tra 10 anni, ma poi i figli adolescenti non se ne vorrebbero andare lontani dai loro amici per un anno. Magari tra 15, ma poi ci sarebbe da pagare l'università e magari anche preoccuparsi dei genitori anziani.
L'ideale sarebbe oggi, ma oggi non si può. Nemmeno per 6 mesi. Nemmeno per 3.
Oggi siamo all'economia di sussistenza, e prendere un'aspettativa non retribuita è impensabile. E poi dico la verità: sul mio lavoro ho nelle mie mani una serie di competenze che mi rendono preziosa, se mi fermassi adesso butterei via tutto.
Mi limito a sognare una piccola pausa. Sogno di essere seduta al sole, mano nella mano con Luca, a guardare i nostri figli che giocano.
E già il fatto di non volermi prendere una pausa anche da loro mi conforta: la mia vita è più felice di quanto si possa sperare.
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