Una rivoluzione chiamata eBook

Creato il 11 febbraio 2013 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Da Fralerighe n. 2

Studiare letteratura, delle volte, a me che voglio scrivere, da la sensazione di essere come un uomo che vorrebbe viaggiare ma che invece se ne sta in poltrona a guardare i documentari. Eppure lo studio della storia della letteratura mi permette di fare dei ragionamenti sul presente letterario con maggiore cognizione di causa.

Premesso ciò, arrivo subito al punto: l’editoria. Sì, si parla ancora una volta di lei. L’amata/odiata di ogni scrittore. Colei che, avendo i mezzi per stampare, confezionare e distribuire i libri, ha il coltello dalla parte del manico. Ma è sempre stato così?

La risposta è no. L’editoria imprenditoriale su larga scala come quella moderna è un qualcosa di recente, che probabilmente nel corso di una trentina d’anni finirà per essere una parentesi anomala nel lungo e si spera infinito percorso della parola scritta, una parentesi a cui guardare con una certa curiosità.

Facciamo un lungo passo indietro. Credete che Dante Alighieri abbia scritto la Divina Commedia per poi spedirla via posta (o via piccione, se vi aggrada) agli editori e aspettare mesi per un probabile rifiuto? Certo che no. E’ stata a tutti gli effetti un’auto-pubblicazione. Andiamo un po’ più avanti. Machiavelli, il celebre autore del Principe. Credete che Machiavelli abbia scritto il suo libro per essere letto dal popolo e studiato come succede oggi? Certo che no. Il Principe era una dimostrazione pratica della capacità politica del Machiavelli, indirizzata a Lorenzo de’ Medici II (nipote del Magnifico) per farsi assumere dai signori di Firenze dopo il crollo della Repubblica.

Andiamo ancora avanti. L’ottocento. Il romanzo per eccellenza della lingua italiana, studiato da tutti. I Promessi Sposi. Credete che Manzoni abbia provato a contattare degli editori? Certo che no. Si preoccupò di stamparlo a proprie spese. Auto pubblicazione. E come credete che abbia pubblicato Ungaretti (inizi 900) il suo primo libro? A proprie spese, ottanta copie, da un tipografo. Auto pubblicazione. Vedete? E’ nella natura del libro l’auto-pubblicazione. E’ il pubblico poi a stabilire quale libro è buono e quale no, quale sopravvivrà ai secoli per finire nelle librerie moderne e nei manuali di letteratura e quale finirà nel dimenticatoio. L’editoria moderna è un’anomalia grossa quanto una casa, la conseguenza di un modello imprenditoriale che tocca tutto e tutti. Ma come vi dicevo, è destinata a finire. Oggi c’è l’ebook.

Lo ammetto, all’inizio ero contrario. Dicevo: ma come potrà un file eguagliare l’odore della carta, l’abitudine, la tradizione?

Ebbene, l’avranno pensato anche ai tempi dell’invenzione della stampa. Anzi, l’hanno pensato di sicuro: la stampa era considerata roba da poveri, dozzinale, i signori volevano ancora i manoscritti. La storia ci insegna che gli eventi si ripetono, e che nessuno può arrestare il progresso.

Qualcuno potrebbe dire: catastrofe! Non avrò più i miei libri!

Calma. Oggi esiste ancora, per gli appassionati, il disco di vinile. Il libro di carta, a mio parere, non scomparirà prima di un paio di secoli. Ma resterà roba per appassionati, per una nicchia un po’ feticista della carta. Analizziamo insieme pro e contro dell’ebook e del libro cartaceo tradizionale.

Pro dell’ebook: costi enormemente ridotti, maggiori guadagni per gli scrittori, minore elitismo nella possibilità di scelta (dato che la libreria è un luogo fisico limitato, è normale che i libri che ci sono negli scaffali sono in automatico un elite, mentre invece internet non ha di questi limiti), abolizione dei costi della carta, della stampa  e della distribuzione. Con le tecnologie più recenti, inoltre, la lettura con ebook affatica meno gli occhi rispetto alla carta.

Contro dell’ebook: più “asettico” del libro cartaceo.

Pro del libro di carta: tradizione, estetica.

Contro del libro di carta: costo infinitamente superiore all’ebook, minori guadagni per gli scrittori, elitismo nella possibilità di scelta (la casta dei distribuiti in libreria e la plebaglia dei non distribuiti), costi della carta, della stampa, della distribuzione.

Mi sembra evidente che l’ebook sia effettivamente e oggettivamente migliore del cartaceo, così come il libro a stampa è oggettivamente migliore del manoscritto su pergamena.

L’ebook poi porta con sé una rivoluzione enorme, che ha spaventato già i big dell’editoria, che tentano alternamente o di demonizzarlo di metterci le grinfie sopra. Ma l’ebook, essendo confezionabile da casa senza spese e senza fastidi, restituisce alla scrittura la dimensione dell’auto-pubblicazione, e al pubblico il diritto-dovere di fare una cernita, una selezione in base solo ai suoi gusti, e non a (più o meno sporche) logiche di mercato.

Aniello Troiano



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