Magazine Diario personale

Una serie di fortunatissimi eventi

Da Lacocchi @laCocchi
Come voi tutti forse sapete, io e le situazioni impossibili andiamo molto d’accordo. Diciamo che è come se avessi una calamita per l’assurdo, o anche per la sfiga a seconda dei punti di vista.
Negli ultimi anni sono stata un po’ egoista, e ho tenuto gelosamente nascoste tante cosine divertentissime che mi sono successe. Quindi, dato che sta arrivando il freddo e l’inverno e voi magari siete tristi, o magari è una giornata storta e volete avere la certezza che esista qualcuno più sfigato di voi, vi racconterò un paio di cosine che risolleveranno il vostro animo depresso.
Di quella volta che ho quasi perso un aereo per l’Australia.
Per un expat, tornare per Natale è un obbligo morale e per me è anche un obbligo per onorare il tortellino. Ognuno fa quello che può, e sfida i prezzi assurdi e la confusione degli aeroporti sotto Natale solo ed esclusivamente per passare il giorno più bello dell’anno con la famiglia. Anche se si hanno solo sette giorni di ferie. Anche se si vive in Australia. Tipo la sottoscritta.
Ogni tanto per cercare i voli più economici del mondo, l’expat non nota cose che dovrebbe notare. Scali assurdi. Tratte che ti portano indietro, in avanti, poi di nuovo indietro, partenze alle 7.45 della mattina con due scali, da Milano Linate, quando abiti a Verona. Tipo la sottoscritta.
Quindi: prenota hotel a Milano, prendi treno per Milano, arriva a Milano e vai a dormire nel tuo hotel. Metti la sveglia.
Dicevamo che sono un pelo sfortunata, o anche amica delle sfide impossibili, quindi ho messo la sveglia alle 6.15. E fin qui, tutto bene. Solo che senza accorgermene l’ho impostata su una delle sveglie che avevo già sul mio Iphone. Sveglia attiva solo nei giorni della settimana, ovviamente.
Ovviamente partivo di domenica.
Mi sono svegliata alle ore 6.58 (ricordo ancora di aver controllato tre volte i numerini) per puro, purissimo caso, perché sentivoche dovevo svegliarmi. Il mio aereo partiva alle ore 7.45.
Sono scesa nella hall dell’albergo in pigiama al grido di: “Un taxi! Un taxi ora!”, sono salita sul maledetto taxi e come James Bond ho urlato: “CORRA A LINATE! CORRA!”
Caso, sfiga, che ne so, ha voluto che il tassista fosse un negativo e non uno con l’anima di James Bond.
Non ce la farai mai. Sono le 7.10. Il tuo aereo è alle 7.45. Non ce la farai mai. VADO SOLO A ROMA, NON HO BAGAGLI DA IMBARCARE, CE LA FACCIAMO, SI SBRIGHI! CORRA! NON PARLI! No, non ce la farai mai! Cerca un altro volo per Roma, ti porto in stazione! CORRA, HO DETTO CORRAAAAAAA.
Alla fine ce l’ho fatta, amici. Sono arrivata alle 7.20. Ed ho abbracciato la hostess che mi ha detto è tutto a posto, sei qui, sei in aeroporto, ci sei quasi, corri al gate! E ho realizzato di avercela fatta solo sul secondo volo diretto a Melbourne.
Inutile dirvi che non prenderò mai più voli da Milano alle 7 di mattina.
Di quella volta che sono stata assalita da uno sciame di api in Sri Lanka.
Questa è una storia da raccontare ai nipoti, magari tralasciando i turpiloqui, tipo:
Sai una volta tua nonna s’è fatta pungere otto volte da delle api grandi come un pasticcino ed incazzate come Zidane alla finale del mondiale 2006. Eravamo in Sri Lanka, e quel cretino di tuo nonno Calum voleva a tutti i costi camminare lungo i binari di un treno in mezzo alla giungla, “dai, sbrigati, è divertente, quanto sei lenta, corri”, e così nonna, cercando di stare dietro a quello scemo di nonno, bestemmiando in tutte le lingue e spostando rami dalla faccia, ha probabilmente schiacciato un alveare, o calpestato una delle api di cui parlavamo, che ha chiamato altre api, che poi si sono ritrovate tutte tra i capelli di nonna e la pungevano come se non ci fosse un domani, e nonna urlava CALUM IO TI AMMAZZOOO DOVE CAZZO MI HAI PORTATA TOGLIMI QUESTE API DI DOSSO, TOGLIMELEEEE ORAAAA, perché era colpa di nonno, ovviamente, e nel frattempo le api pungevano e lasciavano i pungiglioni e fanno un male porco, sai, amore di nonna, davvero un male porco, e nonno Calum ha sentito tutte le parolacce in italiano, tutte tutte, anche tutti i santi.
Mi hanno salvata dei ragazzi srilankesi accendendo dei fuochi, perché, ecco la lezione Piero Angela per voi, il fumo disorienta le api.Quindi vi dovesse mai capitare, accendete un fuoco. Se non ci riuscite non saprei. Io urlavo, correvo e le uccidevo a mani nude. E’ stato emozionante. Il perché mi abbiano assalito resta un mistero che non riusciremo mai a risolvere.
Conteggio finale: 8 punture di api in diverse parti del corpo che hanno fatto infezione e che non ho curato fino al rientro in Italia, perché nelle farmacie srilankesi non parlavano inglese e, facendo vedere le mani gonfie e facendo anche il rumore delle api, tipo BZZZZZ, invece che una pomata per punture di insetti mi hanno dato una pomata per la CANDIDA. Sì, l’infezione vaginale.
3 giorni di agonia perché avere otto punture infette non è carino. Tre giorni a sentirmi dire è tutto nella tua testa baby, stai bene. Tre giorni di amore, ma vaffanculo.
Prognosi in Italia: dieci giorni di antibiotico, una pera di cortisone sparata nella chiappa al pronto soccorso, e aggiungiamo anche una visita al reparto malattie tropicali perché madre pensava mi fossi presa la febbre gialla.
Di quella volta che ho trovato un lavoro fichissimo e l’ufficio era in uno scantinato.
Questa potrebbe essere la storia della moderna Cenerentola. Ma al posto del principe, Cenerentola trova un lavoro. Cenerentola trova finalmente un lavoro bello, non deve più pulire le tazzine e fare i caffè, deve organizzare eventi e occuparsi del marketing di un posto stupendo, ma il giorno del colloquio nessuno le fa vedere dov’è l’ufficio e lei pensa, sarà di sopra, chissenefrega! E’ un bel lavoro! Accettiamo subito! E’ come aver trovato un principe azzurro in un mare di stronzi!
E così Cenerentola arriva al lavoro il primo giorno tutta vestita bene, pronta per l’avventura, e le dicono scendiamo verso l’ufficio. In che senso scendiamo?Passa la cucina, passa i bidoni della spazzatura, passa i frigoriferi ed eccolo lì! Il capo indica a Cenerentola una porta chiusa e dice ecco l’ufficio! Uno scantinato. Cenerentola ha trovato lavoro in uno scantinato. Niente luce, niente finestre. Topo che le fa ciao da sotto la scrivania, scarafaggi che bivaccano tra i biglietti da visita.
Poi Cenerentola chiama a casa e dice mamma, mi han messo a lavorare in uno scantinato. E mamma dice: forse era meglio fare i caffè? Almeno vedevi la luce del sole. In effetti.
Che mondo di merda.
Quindi, amici, che cosa abbiamo imparato da questa serie di fortunati eventi?
1. Controllare gli orari dei voli e le sveglie sul telefono, grazie.
2. Accendere un fuoco nel caso vi inseguano delle api assetate di nettare umano. Imparare a dire punture di insetto in diverse lingue.
3. Chiedere sempre di vedere l’ufficio quando andate ad un colloquio.
4. Quando è una giornata no, chiudete gli occhi e immaginate me, che uccido api a mani nude in mezzo alla giungla urlando VENITE QUI MALEDETTE ,VI UCCIDO! VI UCCIDOOOO TUTTEEE.Ora va meglio, vero?

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