Una settimana di “Vergognamoci per lui” (60)

Creato il 13 febbraio 2012 da Zamax

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

 

LA DONNA LIBERA E MODERNA 06/02/2012

A Edirne, la vecchia Adrianopoli carica di storia millenaria, nella parte più occidentale della Turchia europea, vicino ai confini con Grecia e Bulgaria, un’associazione laica, l’Unione delle donne turche, qualche anno fa, in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita della repubblica fondata da Ataturk, fece erigere la statua di una donna mezza nuda, coi capelli al vento e le braccia aperte nell’atto di liberarsi di una specie di velo; una donna la cui bellezza al mio occhio esploratore sembra stare a mezzo tra quella atletica e slanciata degli odierni canoni occidentali, e quella mollemente e asiaticamente curvilinea di certe statue indiane del passato. Solo ora un giornale conservatore ha alzato il velo su questo vergogna nazionale. A suo dire la popolazione del luogo avrebbe più volte buttata giù la statua, per essere però sempre ritirata su dalle streghe dell’associazione. Si capisce che io di primo acchito ho tifato con caldo trasporto per la statua. Ma mi son raffreddato subito: questo fiore della natura è stato infatti stuprato dal nome di “Donna libera e moderna”. Già. Il laicismo è terribilmente tetro e bacchettone, a suo modo, a tutte le latitudini. Io l’avrei chiamata “Eva, appena uscita dall’uovo”, in omaggio a Melville, il grande poeta, che in Moby Dick usa quest’espressione affettuosa a proposito della felicissima nascita di un selvaggio di nobile natura: Queequeg. E avrei consigliato le streghe a chiamarla “Eva, appena uscita dalle mani sapienti di Dio Onnipotente”: persino i bacchettoni islamici ci sarebbero andati coi piedi di piombo.

LUIGI DI MAGISTRIS 07/02/2012

Ci provò con Barack Obama per via epistolare, cercando di emulare la concisione carismatica e vittoriosa dei grandi della storia, che quando non si è all’altezza si traduce nella disinvoltura posticcia dell’uomo «che non deve chiedere mai». Ed infatti giammai gli giunse risposta. Ora ci riprova con «Al». Con «Al» Luigi ha pensato bene di cambiare mezzo e di usare il video. In sintesi, ed in chiaro, il messaggio è questo: «Ciao Al, sono De Magistris, il sindaco di Napoli. La tua eccelsa statura artistica non può che avere tutta la mia ammirazione. E’ una questione, ci capiamo, di profonde affinità elettive. Ma tu, con gli immortali personaggi cui hai dato vita sullo schermo, sei un mito per tutta la nostra città, sia tra i buoni che tra i cattivi. Ma noi siamo i buoni. Noi siamo dalla parte dello Stato. Nelle vene della nostra meravigliosa città, antica come il mondo, scorre la passione per il teatro e per la musica. E’ fatta per te, Al. Vieni da Lei a presentare il tuo ultimo capolavoro. Lei e Te. Noi e Te, Al. Io e Te, Al. Ti aspettiamo. Ti aspetto. Ciao Al!» Sembra la pubblicità di una televisione locale. Luigi si presenta in piedi, in maniche di camicia e con la mano sinistra incollata in tasca, come tutti i politici che alla mano vogliono apparire. Poi mentre parla, non del nuovo fantastico beverone, ma del fantastico «Al», si avvicina ad un tavolo e ad una sedia, sul cui schienale è appesa una giacca. La prende e se la mette, come se dovesse uscire di scena, in scioltezza. Invece no! Con un vero coup de théâtre Luigi si siede! «Al», che sul palcoscenico pensava di averle viste tutte, ne resterà folgorato.

PIER FERDINANDO CASINI 08/02/2012

La sua specialità, come ben sapete, è di dire le più insipide banalità con l’ostentata pazienza di chi la sa lunghissima. Così oggi, armato di quest’arietta condiscendente, ci regala un’altra perla del suo spietatamente convenzionale repertorio: «chi pensa che Monti possa risolvere i problemi in un anno e mezzo vive sulla luna, questa formula di armistizio deve durare 4-5 anni». Pier Ferdinando è legato alle «formule» da una specie di amore coniugale, che lo tiene lontano anche dal più piccolo e involontario peccato d’originalità. Così non oggi, ma a novembre dell’anno passato, con la medesima arietta condiscendente si applicava con vivo piacere alla retorica del «fare presto», senza per questo vivere su Marte.

LUCA PALAMARA 09/02/2012

Il malandrino emendamento leghista sulla responsabilità civile dei giudici votato una settimana fa dalla maggioranza dei deputati della Camera ha avuto in ogni caso un grande merito: ci ha dato la certezza che Luca è ancora tra noi, vivo e vegeto. Erano tre mesetti circa che non si sentiva più parlare dell’assai loquace e perennemente allarmato presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’avvio della stagione della sobrietà cadde proprio a fagiolo per camuffare un inesplicabile e improvviso difetto d’ispirazione. Vi si conformò, possiamo ben dirlo, col più grande rigore istituzionale.

VITTORIO ZUCCONI 10/02/2012

Perfetto rappresentante del popolo saputello, complessato e opportunista che legge il suo giornale, l’editorialista di Repubblica si chiede e ci chiede cosa mai penserà il grande Obama, l’americano Obama, il civile Obama, il progredito Obama, del contrasto inesplicabile tra quel pagliaccio alto un metro e mezzo di prima, e l’alto, un po’ rigido, compostissimo signore cui sta stringendo la mano adesso. Chi saranno mai gli italiani se a rappresentarli sono due esemplari antropologicamente agli antipodi? Che fortuna che Obama sia finalmente di fronte a questo dilemma! Il popolo di Repubblica potrà stringersigli attorno, tirarlo per la giacchetta, e spifferargli in un orecchio quanto disgraziato sarebbe il nostro paese se non ci fossero loro, e quelli come loro, e quelli come Zucconi, che grazie a Dio non sono come gli altri.


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