Una settimana di “Vergognamoci per lui” (98)

Creato il 05 novembre 2012 da Zamax

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GIANNI RIOTTA 29/10/2012 Dagli esordi nel Manifesto alla direzione de Il Sole 24 Ore la carriera di Gianni Riotta disegna la traiettoria ideale lungo la quale si muove l’ambizioso perfettamente integrato: dal massimalismo convenzionale al moderatismo convenzionale. E’ una specie di collaudatissimo cursus honorum che nel nostro paese ha fatto la fortuna di legioni di chierici. Col primo ci si fa un nome, senza rischiare un bel nulla. L’importante è non fare pazzie. Poi si comincia a mostrare ragionevolezza. E infine si viene cooptati dai «padroni» della più sedimentata élite, che pescano infallibilmente tra le nature più conformiste. Non sorprendetevi, dunque, che dopo l’ultima performance berlusconiana il nostro scriva su La Stampa che «occupando la fascia populista, Berlusconi affronta corpo a corpo Beppe Grillo e lascia il centro e la sinistra davanti a una prateria di consensi». E’ lo sbilenco assioma politico dell’era repubblicana italica, sconosciuto nel resto del mondo civile: esistono solo il centro e la sinistra. Tutto il resto è populismo.

IL «TRIONFO» DI GRILLO 30/10/2012 Alle elezioni regionali in Sicilia ha votato meno della metà degli elettori. Di questa slabbrata metà poco meno di un terzo ha votato Crocetta, un quarto Musumeci, tra un quinto e un sesto il candidato grillino Cancelleri, poco meno di un sesto Micciché. La scarsa affluenza premia sempre l’elettorato più militante e motivato. Qui l’affluenza era scarsissima e l’elettorato grillino motivatissimo. Però, a quanto pare, il Movimento Cinque Stelle sarebbe pur sempre il primo partito dell’isola. Sì, di qualche incollatura su Pd e Pdl, col 15% del 47% dei potenziali votanti, e senza contare che ad appoggiare gli altri candidati c’erano le strambe liste rionali tipiche del nostro pittoresco paese, liste destinate a sparire come neve al sole in caso di elezioni nazionali. Quindi Ferrara il ciccione ha perfettamente ragione: quello di Grillo è un mezzo flop. Il trionfo di Grillo stava nella testa dei giornalisti. Nelle parole del giorno dopo ne è rimasta solo un’eco. Così, perché bisognava pure sgravarsi.

SCOTLAND YARD 31/10/2012 Sembra che durante la partita di Premier League fra Chelsea e Manchester United l’arbitro Mark Clattenburg abbia impreziosito la sua assai controversa direzione di gara con alcuni epiteti razzisti rivolti a due giocatori dei Blues, Obi Mikel e uno degli spagnoli della squadra, Mata o Torres. Si spiffera che all’iberico abbia dato della «fighetta spagnola» e che si sia indirizzato all’africano con un più corposo, benché poco fantasioso, «negro di merda», o roba del genere. Trovo che il primo dei due insulti faccia più male, perché studiato e velenoso, ma che proprio per questo denoti una certa qual considerazione, e quindi sia meno razzista. Certo, un arbitro non è uno stupido calciatore, né un ancor più stupido tifoso, e dovrebbe saper contenersi. Ma non drammatizziamo. L’uomo è un animale a sangue caldo. Dentro il rettangolo verde ancor di più. Propongo la liberalizzazione degli insulti in campo: così dopo un po’ nessuno ci farà più caso, i calciatori si tempreranno a forza di negri, froci o ebrei di merda e di insinuazioni su sorelle, mogli e madri, nessuno cadrà più nelle provocazioni, si eviteranno le stupide, bambinesche zuccate alla Zidane, e alla fine gli spiriti bollenti si limiteranno a porconare tra sé e sé. Tuttavia gli inglesi hanno preso molto su serio la faccenda. Su queste questioni di razza non scherzano più ed è un vero peccato. Dove sono finiti i vecchi, inarrivabili Britons mai usi a scomporsi? E’ arrivata una notizia che per noi, attaccati ai dogmi, è una vera e propria mazzata: Scotland Yard indagherà sullo strano caso delle parolacce dell’arbitro Clattenburg. La cosa di per sé è già sconvolgente. Ma non vorrei mai che con discrezione anche Sherlock Holmes fosse già stato sollecitato, perché allora sarebbe proprio la fine.

ANTONIO INGROIA 01/11/2012 Dunque l’ormai ex procuratore aggiunto di Palermo parte davvero per il Guatemala, dove sarà alle dipendenze dell’Onu in qualità – leggo – di capo dell’Unità di investigazioni e analisi criminale nel paese centro-americano. Ci mancherà? Non credo. Ha già detto che lì tra i Maya e gli Aztechi si sentirà più libero di dire tutto ciò che pensa e sa sulla trattativa stato-mafia: «se necessario utilizzerò anche la denuncia pubblica», ha aggiunto, «perché tutta la verità deve venire fuori. Dal Guatemala farò non di meno, ma di più, perché emerga tutta la verità.» E non temete: continuerà a dialogare con noi attraverso un blog che sarà l’orgoglio, credo, del sito web di MicroMega. Scommetto una banana Chiquita che nel paese del Quetzal troverà il tempo e l’ispirazione per scrivere anche un altro libro. Insomma, farà davvero più di prima. Insomma, sarà sempre lui. Solo questo mi domando: ma i guatemaltechi, nel loro piccolo, non lo vedranno un po’ strano?

JAVIER BARDEM 02/11/2012 Da quando Antonio Banderas si è messo a sfornare croccanti biscotti insieme alla sua nuova compagna Rosita (a proposito: che sventola! che pollastrella! Mi fa impazzire. Ma che ci fa alle donne Antonio?) l’izquierdista Javier non ha avuto più rivali: è lui il più famoso attore spagnolo. Per essere pienamente all’altezza di tale prestigiosa qualifica, appena tornato dal set dell’ultimo 007 ha deciso di spararla ancora più grossa del solito: «Al governo Rajoy», ha detto a El País, «tanta disoccupazione fa comodo affinché le condizioni dei lavoratori siano terribili.» Y al señor Bardem, me parece, fa comodo tanto il governo Rajoy come la tanta disoccupazione pur di recitare la parte dell’indignato.


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