Una Trota non fa Primavera, ma…

Da Pietroinvernizzi

Una trota non fa Primavera, diceva il vecchio pescatore vermaiolo facendosi beffe dei lanciatori di ferro, ma se le trote cominciano ad essere due? E se un’altra è stata sbagliata in ferrata e diverse piccole si sono fatte vedere? Beh, allora se non è ancora Primavera è almeno il segno che “qualcosa è cambiato” (Non era anche il titolo di un film con Jack Nicholson nei panni di un padellatore pentito?)

Shimano Antares 7/28gr, Biomaster 3000, Vibrax 3

Scherzi a parte, all’Apertura nevicava, l’acqua era a 2 gradi e, iridee immesse a parte, non si muoveva un pesce. Questo weekend non ha regalato catture a raffica, ma ha segnato l’inizio delle danze, direi un gran danzare per gli impavidi “eroi Anonimi”. Andiamo con ordine, cos’è successo veramente?

La voglia di pescare cresce da un weekend all’altro come incessante rullo di tamburi, il ritmo incalza giorno dopo giorno, si fa più forte, come se ci avvicinassimo nel buio della notte alle luci di un falo’ nella foresta. Vicino al fuoco il suono e’ fortissimo e i pensieri ballano scomposti, vorticosamente: così è la sera prima, così prepari la borsa e accarezzi la canna. Sei il predatore, vorresti ruggire, il cuore continua a rullare come quei tamburi nel cuore della notte: tra poche ore si va a pesca!
Ancora buio e si parte, equipaggio misto serie A e serie B, 100% Anonima Cucchiaino, io e Francis sfrecciamo verso Borgosesia.
Armiamo le canne e scegliamo le scatole degli artificiali con la ritualità di chi conosce un mestiere nobile e antico, 7.30 il primo lancio. Il fiume qui è davvero ridotto ad una miseria rispetto al fragoroso e imponente corso della piena stagione. Maledetti canali che straziate il suo corso! Le buche sono comunque una promessa di big fish e sognamo ad ogni lancio. Non si vede una coda, andiamo a monte in SVPS.
Sole alto, vento fresco, andiamo a sciare? Sfoggiamo il solito perizomino leopardato e l’olio di cocco per l’abbronzatura?  No! Ci proviamo lo stesso. Prima decidiamo di lanciare in una bella lama, ma l’acqua bassa e limpidissima la rende troppo ferma, sembra tutto stagnare immobile. Andiamo altrove e iniziamo a battere un lungo tratto di fiume dove so che la profondità è sempre generosa ed una corrente viva e gentile anima la corsa dell’acqua. Finalmente vedo guizzare due piccole fario tra i sassi! E’ un segnale, sento che siamo nel posto giusto e che i primi segni di attività ci sono.
Mi sento felice, pieno di vita ma anche un po’ agitato, come prima di un esame. Il fiume e’ il professore, la preparazione e’ stata tanta, le trote sono l’esame.
Il fondo del fiume reclama un artificiale e mentre ripasso il corollario di laiche memorie, Francis mi passa a monte, lancia “just where it needs to be” un mepps 3 “Malgioglio” (la colorazione Malgioglio è detta anche Rainbow, non per l’allusione alle Rainbow Trout ma al Partito Arcobaleno: smaltata bianca con screziature rosa e celestine…).
Io lotto caparbiamente con il fondo, lui recupera lento tra due correnti e: ferra! C’è! E’ bella! Pensiamo ad una fario visti i salti spettacolari in corrente… mi arriva davanti e la guadino per lui: marmo! La schiena è marmorata e la forma è quella della regina, ma puntini rossi ci dicono che questa bella trota di 43 centimetri è un ibrido. Due foto: via fila verso il fondo. Siamo a metà mattina, 10.30, gran scappottamento: ci facciamo i complimenti che a vederci sembriamo i Ringo Boys o forse Dolce & Gabbana… va beh… Risaliamo il fiume, lancio dopo lancio, siamo soli, noi, un airone, montagne e acqua che corre: è la pace dei sensi. Sì, tutto bello, ma se non mangio muoio: “che ore sono?” “‘azz, quasi le due… ora che arriviamo alla macchina e poi a mangiare… mi sa che digiuniamo…”
14.30 in trattoria: “Grazie signora, spezzatino e polenta vanno benissimo! Come dice? …Va bene, finiamo anche la rollata con contorno di zucchine”.

piccola pausa nel duro mestiere dello spinner

Pieni di calorie, energie, simpatie, frivolezze e caffeina, decidiamo di cercare ancora la giusta corrente per condizioni di scarsa portata e luce intensa. Le esche smaltate la fanno da padrone, con qualche tentativo di bronzo.
Mentre guido verso lo spot un pensiero lancinante mi trafigge la mente: io sto cappottando.
Un altro ancora più tetro mi spezza il cuore: la serie B, B come Barbara e Beona, vanta una bella cattura…
Il fiume porta via i pensieri con il fluire delle sue acque, una tela perfetta che proviamo a pennellare con lanci calcolati e recuperi intensi… altre piccole fario si fanno vedere, la luce cambia, qui la valle è stretta. Sono circa le cinque, l’esca bianca in acqua non mi piace più, l’argento sarebbe troppo su quel fondo così verde. Penso ad un rotante, magari piccolo ma con il corpo pesante per stare più basso: vibrax 3 paletta oro. Dopo due lanci appare una sagoma dietro l’esca, da dietro il masso la vedo: scatta sull’esca, stupido ferro a vista e le tolgo l’artificiale di bocca, scatta ancora più veloce, di nuovo ferro prima di sentire il pesce in canna: lo incoccio, lieve botta che le fa girare la testa. Libera. Era una bella trota sui 40. Maledizione, l’abboccata a vista è uno spettacolo stupendo, ma richiede sangue freddo, l’ho sbagliata. Il cappotto torna a far sentire il suo peso sulle spalle. Avanzo qualche metro, il fiume è troppo bello per non continuare a crederci e finalmente la luce è più morbida. Lancio lungo a monte, recupero alla velocità minima che consenta alla paletta di girare. Due colpi secchi in canna: c’è! Che gioia! E’ sempre come la prima volta…
Da come tira penso a un pesce sui 50, oggi ho la canna 7/28gr, di solito pesco più pesante, si flette parecchio è fantastico, mi godo il recupero! Mi arriva davanti, la vedo, mentalmente la stimo poco più di 40, appena è a valle accenna un salto ma la abbatto subito portando la canna bassa “Frank!” lo chiamo, mi vede e arriva mentre la misuro in acqua: 43cm… Sono pesci selvatici, non immessi, sembra uno scherzo degli dei questo pareggio perfetto! A dirla tutta questo pesce è decisamente ibrido, poca marmoreggiature, qualche punto rosso sporadico, molto argentato, con una gobba pronunciata e un corpo molto massiccio a dispetto della stagione (ecco perché tirava così!). Appoggio la canna, la sollevo un istante, Francis scatta, il pesce si muove ed è già in acqua, lanciato come un siluro verso il centro del fiume. La foto è sfuocata ma di sicuro il pesce sta benissimo.
Entusiasmo.
Risaliamo ancora, una grande pozza profonda è il “mostro finale” di questa bellissima giornata.
Un lancio a testa in silenzio tombale, ultime luci, esche argentate, ondulante Vs. rotante, sognamo il pesce della vita, almeno il sorpasso sull’altro per farci simpaticamente beffa l’un l’altro. Chiamiamo gli ultimi 3 lanci.
A buio fatto camminiamo come loschi figuri lungo la statale, soddisfatti, sappiamo quanto sia stata una giornata preziosa.
Rock’n'Rod

piccola pausa nel duro mestiere dellospinner

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