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Una volta, qui, era tutta SEO a perdita d’occhio

Da Links234 @cityoff

Una decina di anni fa le piccole e medie imprese che incontravo, quando si parlava di web marketing, avevano in mente una cosa sola: posizionamento nei motori di ricerca. Soprattutto tra quelle che avevano un budget contenuto ed erano alla prima esperienza di marketing online. La SEO era vista come la panacea di tutti i mali e ad un certo punto prese il sopravvento: più importante dei contenuti e più importante persino dell'esperienza utente. Prima posizione o morte.

La SEO si era letteralmente mangiata il resto. Persino le questioni di brand avevano ceduto. E giù a comprare domini keywords match solo perchè avevano un boost nel posizionamento. E poco importava se dentistacittàacaso.it faceva schifo: se piaceva a Google, piaceva anche al dentista, incoraggiato da consulenti con il fuoco negli occhi...

La cosa sorprendente (o avvilente, fate voi) era che funzionava anche. Un sito decente per gli standard dell'epoca (ricordate che obbrobri circolavano, vero?), un'offerta coerente con il mercato- ma non era neanche necessario- e un posizionamento coi fiocchi -cosa nemmeno troppo complicata, il più delle volte, perchè la concorrenza SEO era relativa e gli algoritmi di Google abbastanza tonti- e il gioco era fatto.

Pensavo che da quella deriva non ci fosse più scampo.

Poi, finalmente, quella situazione finì. Creare progetti fondati unicamente sulla SEO non bastava più. Le cose, evidentemente, non erano più come prima: l'asticella si era alzata. Faticosamente rientrò in circolo un concetto indispensabile: era perfettamente inutile avere un posizionamento galattico se il progetto non ispirava fiducia nelle persone che lo frequentavano. E sotto l'ampio ombrello di questo concetto rientravano tutta una serie di accortezze e di visione per troppo tempo accantonate.

Finalmente si ritorna a parlare di brand. Di posizionamento- stavolta, però, nel mercato. Di contenuti, e non solo perchè piacciono a Google. Le strategie sono più articolate, le piattaforme pubblicitarie hanno possibilità di profilazione inimmaginabili fino a pochi anni fa, rendendo possibile segmentare e lavorare per nicchie. Il che obbliga a tornare a riflettere sulle persone. Che non sono quelle con la carta di credito fumante, come immagina e spera l'imprenditore naif, son quelle che sono più attente di un chirurgo e più esigenti di quanto si sospetti.

Quel 2% di tasso di conversione, peraltro normale, te lo sta dicendo in faccia. Come uno schiaffo.

Quindi: basta SEO? Per piacere, aprite il vostro account di analytics e ditemi se anche per voi i motori di ricerca sono tra le prime fonti per traffico e conversioni. Se avete fatto le cose per bene la risposta è sì. Solo che oggi, fare le cose per bene in ambito SEO, significa che state lavorando bene anche sul resto della comunicazione. Che avete una visione di marketing robusta e articolata. E che avete una strategia in cui la SEO fa parte di un paniere più ampio e coerente.

E se invece siete agli inizi, non barricatevi sul vecchio concetto "o prima posizione o morte". Perchè le cose sono cambiate. E se non volete accettarlo, allora vi meritate i modem a 56k.

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