Magazine Cinema

Under the silver lake

Creato il 09 dicembre 2019 da Jeanjacques
Under the silver lake
Sam vive a Los Angeles, è disoccupato e vivacchia alla giornata come può, sempre sul limite dallo sfratto. Un giorno conosce Sarah, una ragazza bionda da cui viene subito rapito, ma proprio quando si sono conosciuti lei scompare. Inizia a indagare e...
Under the silver lake
Se ti piace stupire, c'è uno scotto a cui devi rispondere.Se poi ti piace cambiare - anche se non ai livelli dei/delle Wachowski - anche.Lo sa bene David Robert Mitchell, che dopo quell'esordio che nessuno ha mai sentito nominare scuote il mondo dell'hororr col suo It follows. Peccato che già a fine riprese annunci che con l'orrore non vuole avere più nulla a che fare e che il suo prossimo film sarà qualcosa di totalmente diverso. D'altronde, il suo non-esordio era un coming of age, quindi che passasse il testimone a un altro genere cinematografico era a dir poco scontato. Peccato, perché una certa scena l'avevo trovata davvero riuscita e riesce a mettermi ancora adesso un discreto magone al solo pensarci, al netto di tutti i difetti imputabili a quella pellicola.Però se sei David "quello che ha fatto It follows" Mitchell, con tanto di secondo nome cestinato, lo scotto da pagare ce l'hai, anche se sei al terzo lungometraggio.

Under the silver lake

Quando dici basta ai fumetti, ma fai comunque il nerd...


Diciamolo senza tanti peli sulla lingua: Micthell sembra il classico "ragazzo intelligente che non si impegna". Perché già solo il far sembrare serio un film con le premesse di It follows dimostra puro talento, se poi ci cacci nel mezzo delle scene davvero ben costruite vuol dire che il macellaio che pensavi un truffatore un po' di ciccia ce l'ha messa insieme al sovrapprezzo. Erano un po' tutte le minchiate sparse nel mezzo che ti facevano cascare le braccia, ma rimanevano comunque delle minchiate bellissime da vedere. Personalmente, mi sono accorto che lo fossero solo a visione ultimata.C'è del talento anche in questo, ammettetelo.Ci vuole dal talento naturale, di quello che non si può insegnare o possedere solo con la buona volontà, anche per fare le cose incasinate. Premessa necessaria per dire che a un certo punto della loro carriera tutti i giovani registi vogliono arrivare a due tipologie di film: i mindfuck e gli omaggioni.Mitchell fa una vera homerata e cerca di fare entrambi, forse perché aveva fretta, forse perché troppo distratto...Fatto sta che sono due generi che già da soli consistono nel darsi da soli un gran calcio nei coglioni, se poi li amalgami, beh, ho visto persone ansiose di mostrare di avercelo lungo bruciarsi la carriera per molto meno. E tutto questo senza andare al Festival di Cannes - comunque, il logo prima dei titoli fa sempre la sua figura.

Under the silver lake

# citazione 1 / citazione 2 #


Under the silver lake è un vero casino.Uno di quei casini che ti prometti di dover rivedere perché sicuramente in tutto quello che ti è passato davanti agli occhi non hai colto un certo particolare, dato che le informazioni nascoste sono una delle tematiche affrontate e su queste gioca in più occasioni, ma un tizio che ha visto tutto anche se non c'era mi ha detto che forse non era tutto così importante come volvano farci credere.E' un neo-noir che tende alla commedia, omaggiando (ma va?) un certo periodo pynchoniano con questi fatti che avvengono, per essere dimenticati subito dopo e ripresi più avanti, mentre la storia prosegue e si aprono sempre più sotto-trame.Appurata questa cosa fin dai primi minuti, resta solo da scegliere se proseguire il percorso o lasciar perdere subito, perché se non si è inclini a una certa schizofrenia narrativa un film come questo potrà sembrare inutile, vuoto, inconcludente e a tratti un filino masturbatorio.Che poi lo sia, anche, è tutto un discorso a parte.Perché a fare un mindfuck di due ore c'è sempre il rischio di fuckarsi da soli, con tutti i feticismi annessi, dato che bisogna avere le idee più chiare che mai a dispetto di quello che vuoi consegnare al pubblico. Senza contare che poi il nostro Mitch sembra avere la sindrome di quello che arriva troppo tardi o che vuole fare il pasdo proverbialmente più lungo della gamba, e non voglio indagare su quale gamba abbia usato...

Under the silver lake

Insegna (lol) agli angeli a comparire di profilo.


Se fare una metafora dell'AIDS nel 2015 era un azzardo, dato che era più facile parlare dell'AID o del Live Aid, tanto per restare in tema revival, a questo giro Mitch prova a fare un discorso sulle generazioni di adesso e sui loro sogni, ma il risultato è abbastanza generalista.O almeno, è questo che può sembrare.Perché nel mostrarci un Sam così stralunato, senza obiettivi e con un passato non ben specificato, se non in un confronto a tre quarti di pellicola, perde proprio di potenza se di recente c'è stato uno Starry eyes che sulla questione ha detto cose ben più chiare e con molto più potenza. E tutti questi arzigogoli possono essere benissimo una metafora delle distrazioni, dei messaggi nascosti che però altro non sono che un pretesto per scappare dalla realtà, delle vere responsabilità della vita che portano lontano da quelli che sono i sogni. Sogni che possono condurre verso un probabile buco nella silver wather ma che devono al contempo far capire come funziona il mondo.E sembra che la stessa cosa valga per tutti, fra starlette divenute escort e vip che a malapena si accorgono di esserlo e agiscono secondo comandi dall'alto, senza sapere cosa stanno asservendo, fino a quella risoluzione finale che sembra presa malamente da John dies at the end, contando che con l'aumento del budget Mitchell stesso sembra mettere un freno al suo estro visivo.

Under the silver lake

"Se per Bohemian rhapsody è tardi, sono in tempo per il film su Kurt?""No, ci ha già pensato Gus Van Sant. Puoi sperare in Benji e Fede."


L'effetto finale è quello di un Il grande Lebowsky o di un Vizio di forma che non ce l'ha fatta, perché come quei due film punta su un accumulo bulimico che però non può vantare lo stesso controllo registico e di scrittura e nemmeno la stessa capacità di essere specchio e parodia dei tempi che vogliono rappresentare, ma solo un esercizio di stile che alla lunga finisce anche per stufare.E le citazioni...Pensavate ce ne saremmo dimenticati?L'omaggione è forse il genere più ostico, soprattutto in questi tempi, perché siamo arrivati a un periodo di saturazione da revival. E' impossibile nascondere le proprie influenze, anche se alla gente comune tocca andare a lavoro pure quando è malata (ok, la smetto...), ma quando poggi le basi della tua narrativa sugli omaggi l'effetto che ne può seguire è quello di un vademecum per mestieranti, un po' come entrare in una compagnia nuova e non capire di chi stanno parlando un po' tutti.A me, molto onestamente, dà solo l'effetto #esticazzi.Perché di sapere che uno vuole omaggiare i registi che lo hanno formato frega solo fino a una certa, al massimo invitami a casa tua a fare una serata film, ma due ore e passa a vedere te che pippi dietro la macchina da presa anche no. Se vedo fumo, voglio la bistecca, o almeno che mi fai fare un tiro.

Under the silver lake

"Persino il costume Amazing era meglio de 'sto pigiama."


Under the silver lake però ha l'innegabile (e solo) merito di riuscire a farti mantenere l'attenzione attiva fino alla fine della sua durata non proprio leggera, cosa di cui dovremmo rendere comunque merito a Mitch. Perché credo che nessuno riesca a distogliere lo sguardo dallo schermo, anche solo per vedere dove riesce a spingersi oltre questo pazzo, o fino a che punto il purino abbia fatto effetto.
Ma viene davvero da chiedersi fino a che punto riuscirebbe a spingersi uno come Mitchell se solo avesse la consapevolezza delle idee che gli vengono in mente. Avremmo avuto due film che meritavano davvero di essere osannati come era successo quattro anni prima, e delle storie davvero capaci di imprimersi nella memoria non solo per una resa strabiliante, ma anche per un vero e proprio senso compiuto.
Invece restano i deliri.
Che per carità, i deliri di questo film sono stati molto apprezzati, ma non riesco a immaginare cosa sarebbero riusciti a portare a casa in una narrazione più consapevole, che riesce a stupire con naturalezza e senza la costante sensazione di uno che vuole stupire a tutti i costi.
Accontentiamoci però della miglior interpretazione di Andrew Garfield dai tempi della sua comparsata in Bojack Horseman.

Under the silver lake

"Dalle ragnatele alle corde, eh?""Ah Jodorowsky dei poveri... ma vattene a...!"


Alla fine a suo modo - nel suo personalissimo modo - riesce a divertire. Dubito diventerà un istant-cult come il precedente film di Mitchell, ma...
... quel tizio che ha in mente di fare adesso?
Under the silver lake
Under the silver lake
Under the silver lake

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazines