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Unità d’Italia, emozioni e mestieri: Nanninella “la pettinatrice”

Creato il 28 dicembre 2017 da Valeria Russo @valeriarusso2

Era un assolato 26 ottobre del 1860 quando Vittorio Emanuele incontrò Garibaldi a Teano. Il 7 novembre di quello stesso anno il re entrò a Napoli col dittatore. Si respirava finalmente un’aria nuova: l’Italia non era più in una miriade di ‘statarelli’, si andò alle urne. Gli elettori, per lo più Campani, votarono per l’ Unità d’Italia. La serenità fu interrotta d’un tratto. Cosa successe quattro anni dopo? Napoli e 50 comuni furono assaliti da un terribile morbo: il colera, 6060 le persone colpite, 3163 i morti. In questo clima catastrofico, in Vico Pidocchi (zona Porto di Napoli), abitava Nanninella Buonaiuto, una donnina minuta ed insignificante, la cui inferiorità estetica era compensata da grandi occhi neri, capelli pel di carota, che facevano da contorno ad un viso magro e smunto. L’età anagrafica di Nanninella non corrispondeva ai trentacinque anni, portati piuttosto male, aggravati da un paio di gambe snelle e storte e la schiena ricurva per una cifosi. La professione di Nanninella era molto in voga in quell’epoca: la pettinatrice a domicilio. Ebbene era in uso presso le nobildonne dalle folte e lunghe chiome, incapaci a domarle da sole, farsi spazzolare ed acconciare i capelli ribelli. La pettinatrice dell’ Unità d’ Italia Nanninella era la più famosa del suo quartiere, infatti aveva una grandissima clientela e spesso da sola non ce la faceva a soddisfare tutte le richieste delle ricche signore. La pettinatrice viveva con sua madre Titina, ottantaquattro anni e suo figlio Luca di sette anni. Non aveva marito, quel bimbo era il frutto di una violenza subita. Vita difficile per Nanni’, cosi’ la soprannominavano le sue clienti. Sua madre Titina, ottantaquattro anni aveva ancora un po’ di danaro da parte e con quello pagava l’affitto del terraneo, un luogo angusto e buio senza finestre al piano terra e con quel che guadagnava Nanninella si comprava il vitto per la famiglia. Nanninella era troppo minuta, mangiava poco e in fretta, sembrava un giunco pieghevole, ma la forza era dentro di lei: correva da un punto all’altro della città di Napoli solo affidandosi alle sue gambe e riusciva ad accontentare la sua clientela. Quando aveva un minuto per sè, lo dedicava alla chiesa e spesso andava in processione confondendosi con le centinaia scapigliate donnine del quartiere. Il colera decimò la popolazione dell’ Unità d’ Italia Nanni’ che era scampata al flagello del colera, insieme alla sua famiglia, sfilava con le amiche del quartiere e si inginocchiava agli altarini lungo le vie tortuose, facendo fioretti e promesse tra le lacrime.’-Donna Nanni’,vi sentite bene?- Le chiese Don Gaetano,mentre riordinava il suo altarino. La donna non rispose, ma poi tra lo stupore dei presenti gridò a squarciagola -Madonnina mia, aiutami tu, non posso morire di colera; che sarà della mia famiglia?- E mentre implorava cadde in ginocchio e si rialzò barcollando come un’ubriaca, camminando scalza per la strada acciottolata e sporca di sterco animale. Dietro di lei c’era Gigino, l’elettricista guercio, che da un po’ di tempo le faceva una serrata corte. Emozionato di aver rivisto il suo amore, Gigino frugò nelle tasche del suo pantalone e trovò le panelle benedette di S. Antonio, simbolo dell’aiuto divino, così ne porse una a Nanninella ed esclamò -Chissà se mangiando uno di questi pani, riuscirete a non ammalarvi di colera. Voi dovete stare bene Nanni’ così ci sposiamo. Ma prima posso chiedervi se avete recitato questa novena? -O Beato Sant’Antonio, deh mandatemi un bel marito, bello, rosso e colorito come Gigino- Fatela per favore questa preghier. Non posso più aspettare, ho bisogno di una moglie e dove la trovo onesta e bella come voi?- -Uffa’Gigino avete la testa fresca- rispose Nanninella seccata – io devo pensare solo a sopravvivere! -Va bene – esclamò Gigino ho capito avete bisogno di un marito ricco,io son povero, perciò ora corro a giocare al bancolotto 8 e 90- E perche’ proprio questi numeri? Replico’ Nanni’-8 è il bacio che non mi avete dato e 90 la paura che proverò quando me lo darete!- -Ma voi state vaneggiando? Replicò urlando la pettinatrice – L’amore è una cosa seria e non va comprato. O c’è o non c’è! Lo volete capire che non vi ho mai amato e dei soldi che vincerete al lotto non ne ho bisogno?-


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