Magazine Cultura

Uno degli scrittori italiani più letti (anche all’estero): di chi si tratta?

Da Marcofre

Uno degli scrittori italiani più letti (anche all’estero): di chi si tratta?

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 2 aprile 2020. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

Non leggo molti autori italiani, quindi è tempo di rimediare.
Oggi infatti parlerò di uno scrittore italiano del Novecento che è molto conosciuto (soprattutto perché ogni anno, e più volte all’anno, i film tratti dalle sue opere sono ritrasmessi dalle televisioni).

Si tratta di Giovannino Guareschi, ma il libro di cui parlerò è “Diario clandestino”.

Buona lettura e buona visione.

Iscriviti al mio canale YouTube: è gratis!

Lui è stato e continua a essere uno degli autori italiani più tradotti all’estero, si dice.
In Italia almeno una volta all’anno sono ritrasmessi i film tratti da alcuni dei suoi libri.

Sto parlando di Giovannino Guareschi. Sì, l’autore delle figure di Don Camillo e Peppone. Però non è di questi libri che parlerò.

Infatti ho letto “Diario clandestino” nell’edizione digitale della BUR, la Rizzoli insomma.

Niente don Camillo e Peppone dunque, almeno per questa volta. Qui siamo all’interno di una vicenda storica molto personale di Guareschi. Si parla infatti della sua prigionia in un lager in Germania, a Sandbostel.

Ricordiamo questo: con l’8 settembre centinaia di migliaia di soldati sono alla completa mercé di quelli che un tempo erano i nostri alleati: i tedeschi. Sono catturati, e quelli che si rifiutano di proseguire la guerra, sono caricati sui carri bestiame e condotti nei campi di prigionia.

Guareschi è tra di loro. E dedica a chi non tornò dalla prigionia questo piccolo libro. E furono davvero tanti quelli che morirono, non solo italiani, ma anche russi. Si calcola che i morti, per fame, stenti, fucilazioni, furono oltre 50.000. E parliamo solo di un campo di prigionia, quello appunto di Sandbostel.

Non è solo un libro che racconta cosa succedeva. Dell’ufficiale italiano catturato in Francia che era riuscito a procurarsi delle barrette di cioccolato che voleva regalare ai propri figli. Ma che morirà di fame, tenendo in mano proprio quelle barrette.

O la scoperta, dopo l’arrivo degli Alleati nel campo, che i tedeschi avevano organizzato la pulizia del campo, che avrebbe dovuto concretizzarsi attraverso la fucilazione di tutti i prigionieri.

È un libro che Guareschi aveva redatto proprio laggiù, nel campo di prigionia, e che leggeva ai suoi compagni di sventura. Questo è un libro dove la parola, la sua forza umile ma decisa riesce a tenere in vita l’umanità del suo autore, e forse anche di altri.

La fame, le cimici, il ridurre le persone a numeri, il freddo: sono tanti i colpi che la dignità di una persona riceve quando è in prigionia, abbandonati da tutti, anche dalla Croce Rossa che invece aiutava i prigionieri francesi, per esempio.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog