Uno stronzo di poeta

Creato il 24 luglio 2011 da Iannozzigiuseppe @iannozzi

di Iannozzi Giuseppe

Un tale bailamme non s’era mai visto, eppure c’è. Tutti scrivono, adesso anche il mio portiere s’è messo in testa d’esser poeta, e forse lo è veramente. E’ un po’ rustico, però le idee ce l’ha ben chiare in testa. Peccato sia di destra. Ma che ci volete fare? La poesia è di tutti e tutti la fanno secondo l’animo che gl’è conforme.
Vendo poesie. Mi faccio poeta ortolano. Vado a zappar la terra con la penna. Spruzzo inchiostro. Irrigo così la terra. I fogli. Poi li dimentico. Poi li vendo: ricavo netto, cinque centesimi al chilo. Non è molto. Anzi, è proprio poco. Ma poi andranno al mercato, e sulle bancarelle li venderanno a peso d’oro e io farò la fame come sempre. Come sempre.

Stamattina uscivo di casa, il portiere m’ha detto che aveva scritto una nuova poesia: me l’ha recitata leggendo da un foglietto macchiato d’olio e pesante di sale. L’ho ascoltato rassegnato, quasi benevolo, perché gli anziani mi fanno sempre un po’ tenerezza anche se sono degli stronzi completi. L’ho ascoltato, poi mi sono dileguato e mi sono fatto strada fino a incontrare il mio edicolante: m’ha guardato, ha scosso il capo e ho capito che c’è la crisi economica e che continua ad esserci. Ho preso il giornale, gli ho dato una rapida lettura: mi sono soffermato sulla cronaca a leggere d’un tizio che ha preso tante ma tante bastonate. Ha preso a piovere, fortemente. Ho usato il giornale per ripararmi almeno la testa. Sono arrivato in ufficio, ma il giornale era ormai tutto inzuppato d’acqua piovana: sono stato costretto a buttarlo via. Non m’è dispiaciuto perché c’è la crisi economica.


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