Usa 2012: si vota anche per Congresso, Governatori e Referendum

Creato il 05 novembre 2012 da Candidonews @Candidonews

Martedì i cittadini americani non saranno chiamati solamente a scegliere il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Il 6 novembre si rinnovano anche tutti i 435 seggi della Camera, la cui legislatura dura due anni, un terzo del Senato, 33 seggi, i cui singoli mandati durano 6 anni ed 11 Governatori di altrettanti Stati della Confederazione.

Le elezioni per il Congresso, ovvero Camera e Senato, sono importanti per capire quanto ‘potere’ avrà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Nel 2008 Obama aveva ottenuto la maggioranza per i Democratici in tutti e due i rami del Congresso. Le elezioni di medio-termine del 2010 hanno visto vincere i Repubblicani alla Camera confermando invece la prevalenza democratica nel Senato. I risultati della ‘coabitazione’ tra la maggioranza repubblicana e la Presidenza democratica si sono visti nel 2011 con le battaglie in campo economico.

Vediamo meglio cosa accadrà martedì. La Camera dei Rappresentanti, saldamente in mano repubblicana, difficilmente cambierà colore:

È opinione unanime che la maggioranza non cambierà di mano. Ed è anche probabile che i rapporti di forza rimarranno più o meno quelli attuali, con il Partito Repubblicano in ampio controllo della Camera. Sarà comunque di sicuro interesse osservare la performance dei candidati vicini al Tea Party (per misurare i rapporti di forza all’interno del Partito Repubblicano) e in particolare l’eventuale riconferma dell’eroina conservatrice Michelle Bachmann nel sesto distretto del Minnesota.

Per quanto riguarda il Senato, ora in mano ai Democratici, i sondaggi davano in vantaggio i Repubblicani ma nelle ultime settimane c’è stato un recupero del partito di Obama:

Attualmente i senatori democratici sono 51, quelli repubblicani 47. La maggioranza democratica è però rafforzata dai due “indipendenti”, Joe Lieberman del Connecticut e Bernie Sanders del Vermont, che votano abitualmente con il partito di Obama. Fino a qualche mese fa i sondaggi davano una conquista repubblicana come molto probabile. Nelle ultime settimane invece le previsioni si sono fatte più incerte e al momento sembrerebbe più plausibile la conferma della maggioranza democratica. Tuttavia, i timori del partito dell’asinello si fondano sul fatto che dei 33 seggi in palio ben 23 sono attualmente occupati da propri Congressmen e appena 10 da Repubblicani.

l centro dell’attenzione sono i seggi di Virginia, North Dakota e Montana, vinti dai Democratici 6 anni fa in Stati che sono considerati più conservatori che liberal. Quindi, se è possibile che i Democratici riescano a mantenere il controllo del Senato, non è nemmeno esclusa la possibilità del pareggio a quota 50. In tal caso, da prerogativa costituzionale, il tie-breaking vote, cioè il voto decisivo, sarà quello del vicepresidente.

Le sfide piu interessanti per il Senato:

Una delle sfide più significative sarà in Massachusetts, feudo per decenni della famiglia Kennedy, dove si presenta per i repubblicani il senatore uscente Scott Brown, che nel 2010 conquistò con grande sorpresa il seggio lasciato vacante dalla morte di Ted Kennedy. Di fronte avrà Liz Warren, una economista di Harvard, ex consulente di Barack Obama alla Casa Bianca e paladina dei diritti dei consumatori e dei risparmiatori. Nell’Indiana invece il voto per il Senato rappresenta un test per il Tea Party e l’ala più conservatrice del Partito repubblicano, che ha imposto la candidatura di Richard Mourdock, già nella bufera per avere detto in un dibattito che la gravidanza frutto di uno stupro è qualcosa voluto da Dio. Suo avversario sarà Joe Donnelly.

Si vota anche in 11 stati per l’elezioni di altrettanti Governatori. I democratici rischiano di piu dei repubblicani:

Lo scenario attuale vede i Repubblicani condurre sui Democratici per 29 governatori a 20 (il Rhode Island è amministrato dall’ex Repubblicano, ora Indipendente, Lincoln Chafee). Come per le sfide per il Congresso, quella del 2012 si profila anche a livello governatoriale come un’elezione in cui i Democratici hanno tutto da perdere: delle 11 poltrone in palio, infatti, 8 sono attualmente democratiche e soltanto 3 repubblicane. Il GOP potrebbe quindi incrementare il proprio vantaggio….

Il partito di Obama dovrebbe confermare senza problemi Delaware, Vermont e anche territori per loro ostici quali Missouri e West Virginia, mentre i Repubblicani non dovrebbero incontrare difficoltà nel vincere in North Dakota, Utah e Indiana. Del tutto aperte le sfide di North Carolina, Montana, New Hampshire e Washington, che sono ‘incerti’ con governatore uscente democratico,  e quindi rappresentano una ghiotta occasione per i candidati repubblicani.

Infine si vota anche per alcuni Referendum in vari Stati:

Sono previsti anche 176 referendum a livello statale e locale. La legalizzazione del matrimonio tra omosessuali è uno dei temi più discussi a livello nazionale: per la prima volta una piccola parte degli elettori americani dovrà esprimersi su questo argomento e, secondo i sondaggi, dove si vota – ovvero in Maine, Maryland e Stato di Washington – dovrebbe prevalere il “sì”. Il Minnesota, invece, potrebbe diventare il 31esimo Stato americano a definire il matrimonio, nella propria Costituzione, come unione sola ed esclusiva tra un uomo e una donna. Finora negli Usa le nozze gay sono riconosciute in Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, New York e Vermont; è ancora in corso, su questo tema, la battaglia legale in California.
I californiani dovranno esprimersi su undici referendum, tra cui quello sulla pena di morte, l’etichettatura degli Ogm e l’aumento delle imposte per finanziare le scuole. Gli Stati dove si terranno i referendum sono 38, secondo i dati forniti dall’Initiative and Referendum Institute della Southern California University: i promotori sperano che spingeranno un numero maggiore di elettori, poco interessati alla “grande politica”, ad andare a votare.


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