Uscite Discografiche 2011: Arctic Monkeys - Suck it and see

Da Sonofmarketing @SonOfMarketing

Continua lentamente la discesa verso il baratro degli Arctic Monkeys che in ogni disco successivo all'esordio hanno perso qualcosa e con con questo quarto disco comincia a disintegrarsi anche la loro spiccata personalità che hanno dimostrato con l'esordio. Il disco non è disastroso, ha anche spunti interessanti, ma non sfiora nemmeno la sufficienza per la sua incapacità sia di prendere una precisa direzione e sia di quella di prenderne tante. E per questo le 12 composizioni risultano la copia sbiadita di tante cose: è il tentativo di dare melodia al suono, un po' nello stile di Submarine (disco solista di turner) con echi del lato più armonioso dei Last Shadow of puppets; dall'altro lato c'è anche il tentativo di inasprire il sound (in pratica la strada provata in hambug, esperimento solo parzialmente riuscito) percorrendo la via dello stoner-rock. Ma il problema più grande è che traspare una certa resa da parte del gruppo, che sembra saturo e arrivato alla frutta dal punto di vista del “brainstorming” e dell'inventiva. E non mi sorprenderebbe se questo fosse l'ultimo album della band insieme. Se pensate che stia esagerando provate ad ascoltare i primi due pezzi: She's Thunderstorms, una ballata con frustate di batteria a caso, che per bruttezza ricorda molto le ultime cose fate dagli Oasis; ancor più banale Black Treacle che è una canzone lineare, priva di inventiva e che avrebbe potuto comporre quasiasi gruppetto emergente nel proprio garage. Le cose vanno meglio con Brick by Brick (e quando i singoli sono fra le cose migliori dell'album, qualcosa vorrà pur dire): piglio più deciso, quella impronta Hommiana di cui parlavamo ad inizio recensione(anche se il cantante dei QoSA non c'è più alla produzione, sostituito da James Ford dei Simian Mobile Disco e produttore dell'esordio di Klaxons e Last Shadow of Puppets) e una calibrata fusione con l'anima più pop della band. Nemmeno il tempo di riprendersi, che The Hellcat Spangled Shalala ci fa storcere nuovamente il naso: ha un piglio più indie, sembra di sentire una brutta versione di una canzone dei verve e poi quel shalala è davvero irritante. Ci pensa l'altro singolo, Don't Sit Down Cause I moved your chair a risollevare timidamente le sorti: il pezzo spicca soprattutto per la costruzione dell'arrangiamento pieno di riff in pieno stile heavy, back vocal curato. Forse era questa la strada da seguire perchè il gruppo nei pezzi più intensi ritmicamente parlando da il meglio di se. Anche la succesiva Library Picures non è male e riporta alle sonorità dei primi album (cosi come la ballata nostalgica Piledrivere Waltz) e non a caso, nonostante non sia una novità, è fra le più apprezzabile del lotto. Alex Turner e soci tornano nel girone della banalità con All my own stunts, che al contrario di Brick by Brick concilia male le atmosfere più melodiche con quelle più agressive; a Reckless Serenade invece va il premio canzone più insulsa dell'album, un pop-rock tragicamente insapore. Priva di qualsiasi forma, emotività e rotondità è anche le successive Love is a Laserequest e Suck it and See (valgono le stesse cose dette per Reckless Serenade). That's where you wrong è un pezzo tutto sommato accettabile che ricorda un po' lo stile degli Arcade Fire e un po Morrissey: alla fine il risultato non è così sgradevole. Non è facile parlare male di un gruppo che hai visto nascere e in cui avevi riposto molte speranze, ma la sensazione è quella di un gruppo che ha perso l'ispirazione e che si è smarrito strada facendo. Per questo vedo lo scioglimento una cosa molto probabile. Il tempo ci dirà se questa sensazione diventerà realtà.   Voto: 5,2/10 Tracklist: She's Thunderstorms Black Treacle Brick by Brick The Hellcat Spangled Shalalala Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair Library Pictures All My Own Stunts Reckless Serenade Piledriver Waltz Love is a Laserquest Suck It and See That’s Where You’re Wrong


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