Vallanzasca – Gli angeli del male

Creato il 31 gennaio 2011 da Alekosoul

Dopo il vasto e duraturo successo di Romanzo criminale, la regia di Michele Placido si mette alla prova con un’altra delle icone del crimine nazionale, quel Renato Vallanzasca membro di spicco della vecchia ligèra milanese, autore, dagli anni ’70 in poi, di una vera e propria escalation di crimini, tra cui rapine, sparatorie, omicidi, rapimenti ed evasioni, che gli valsero un totale di quattro ergastoli e 294 anni di reclusione.

Un crime movie a tutto tondo, dunque, che, a differenza del precendente “Romanzo criminale”, è soprattutto biografia di un personaggio, un film in cui il contesto sociale, la situazione politica e la temperie culturale sono solo cornici percepibili sullo sfondo di un intenso primo piano sul protagonista.

La scelta della modalità e dei confini narrativi comportano un necessario restringimento delle inferenze possibili, e questo film diviene soprattutto e prima di tutto un ottimo film di genere, ben recitato, ben prodotto e ben girato, erede, in questo, della tradizione  del film poliziesco/poliziottesco dei vari Lenzi, Massi, Lizzani.

La pellicola di Placido (presentata fuori concorso alla 67 Mostra del Cinema di Venezia), lungi dall’essere un lavoro di analisi psicologica, destrutturazione e comprensione dell’uomo dietro al mito mediatico, ci consegna una cronistoria piuttosto fedele e completa della vita di Vallanzasca, bandito dal fascino tenebroso, coraggioso e spaccone, di sicuro in possesso di un appeal e di una comunicatività mediatica non comuni. Non è appunto un caso che la presenza di vari media (quotidiani, radio, TV) sia massiccia durante tutto il film, segno dell’interesse diffuso che accesero le efferate gesta di Vallanzasca e dei suoi uomini, unitamente alla sua grande personalità che, come si suol dire, riusciva a bucare lo schermo.

Il leader della banda della Comasina è infatti il centro indiscusso di tutto il film, ed è interpretato ottimamente da un Kim Rossi Stuart ispirato e coinvolgente (memore della sua performance nei panni del Freddo in “Romanzo criminale”), che, a parte qualche forzatura nell’accento milanese, rende bene, fisicamente e verbalmente, la tridimensionalità di un uomo certo non facile da seguire e impersonare.
La sceneggiatura piuttosto lineare (basata sull’autobiografia di Vallanzasca e sulla collaborazione con l’amica di questi, Antonella D’Agostino) facilita il compito del cast artistico e tecnico, seguendo una story-line scandita da episodi rappresentati con precisione, e da intermezzi narrativi che fungono da punti di raccordo e da riequilibri dei pesi fra i vari personaggi. Molto bello in questo senso l’incipit nel carcere di Ariano Irpino, 1981, in cui il pestaggio di Vallanzasca da parte delle guardie da il via al lungo flashback con montaggio alternato che rappresenta la narrazione in se.

Tutto questo lavoro in fase di scrittura è supportato sullo schermo da una ricostruzione storica completa e immersiva, che riesce a rendere bene il passare del tempo, attraverso scenografie (interni, esterni, auto) e costumi (abiti, acconciature, accessori) che parlano da se, e che fungono da indispensabile contesto e commento storico.
Molto bella e intensa anche la colonna sonora a opera dei Negramaro (all’esordio nel settore soundtrack), scelta non banale, che di certo aggiunge personalità alla pellicola, la quale fortunatamente evita con stile, per tutta la sua durata, le insidie dello stile fiction-documentaristico, concentrandosi invece su una narrazione il più possibile ritmata e dinamica e su una rappresentazione ricca di particolari e spettacolare.

Banali e tutto sommato sterili le critiche avanzate da quanti ritengono quest’opera un’apologia di un criminale, in quanto la funzione narrativa proposta non comporta necessariamente un giudizio di merito sull’operato dell’uomo, ma rappresenta soprattutto la fascinazione e lo scalpore che accompagnarono le gesta di un protagonista della cronaca, certamente crudele, ma che nonostante ciò attirò l’interesse dell’opinione pubblica.

Un ottima prova per il Placido regista, e per il cast di attori coinvolti nel progetto (oltre a Stuart notevoli le interpretazioni di Francesco Scianna nei panni di Turatello, il tossico Filippo Timi, l’intensa Paz Vega), nonché per la cinematografia italiana, capace di una produzione di alto profilo, che non a caso ha coinvolto l’interesse di un tycoon come la 20th Century Fox.

Recensione del diretto interessato, Renato Vallanzasca: «È un bel film, poteva essere un capolavoro. Non mi pare dia un senso esatto di quello che sono [...] Ho visto solo pezzi e letto la sceneggiatura, ma una volta ho detto a Michele: mi sembra di essere un matto scatenato che non va a letto se non ha fatto disastri e non si alza se non è stato almeno con tre donne. Questo non sono io».

Sono nato per fare il delinquente, il resto sono balle. Non sono una vittima della società. Non mi reputo tale. Sono un ragazzo che poteva avere la possibilità di studiare. Anche se non ero di una famiglia benestante, non ci mancavano i mezzi, eravamo in una condizione agiata. Ma fin da piccolo mi piaceva rubare i soldatini”.
(Vallanzasca: un bandito non travestito, Il Fatto Quotidiano, 09/09/10)

Titolo: Vallanzasca – Gli angeli del male
Nazione: Francia, Italia, Romania
Genere: biografico, poliziesco
Durata: 2h 05m
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Andrea Leanza, Antonio Leotti, Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Toni Trupia,
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Negramaro
Cast: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Moritz Bleibtreu, Paz Vega, Francesco Scianna, Paolo Mazzarelli, Lorenzo Gleijeses, Gaetano Bruno, Nicola Acunzo, Lino Guanciale, Stefano Chiodaroli, Monica Barladeanu


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