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Valvasone

Creato il 05 settembre 2019 da Gaia

Forse qualcuno di voi è già stato alla festa medioevale di Valvasone, un bellissimo borgo (si dice sempre, ma questa volta è vero!) in provincia di Pordenone. Siccome tra le rievocazioni è una di quelle che mi piacciono di più, quest’anno mi sono azzardata a chiedere se avrei potuto partecipare con la mia lana e un banchetto e mi hanno detto di sì. Si comincia domani; qui trovate le informazioni e il programma. Ho visto che per domenica ci sono previsioni del tempo scoraggianti, per cui speriamo bene…

Alcune note tecniche moderatamente interessanti per rimpolpare questo annuncio.

Siccome a queste cose ci tengono, ho ricevuto istruzioni precise su come vestirmi e come allestire il banchetto. In realtà ho deciso anche di sfidare leggermente le istruzioni portando, anziché una bisaccia appesa alla cintura, una borsa a tracolla, dopo aver verificato che le fonti confermano che si usava anche così. Per il vestito, invece, non ho avuto tempo di fare sia tunica che sottotunica (male!) e per costruire una specie di cottardita mi sono ispirata a questa illustrazione di Santa Ursula, risalente in realtà al 1380, leggermente fuori dal periodo indicato, il 1300-1350. Copiare abiti storici è difficile, a maggior ragione per chi, come me, ha esperienza fino a un certo punto. Già non è semplice riprodurre un disegno bidimensionale in una forma tridimensionale quando non si hanno limitazioni di tecnica; per di più, queste illustrazioni non fanno capire come fossero fatti i vestiti, anzi, certe raffigurazioni sembrano quasi impossibili, e sappiamo che a quei tempi le pince non si usavano e men che meno le cerniere. Inoltre, non posso pensare di filare la lana tre giorni in un vestito che striscia per terra e che richiede dei servitori per essere legato. Quindi ho dovuto capire come fare un vestito aderente senza le tecniche moderne né stoffe elasticizzate, sicché avevo deciso di stringerlo con dei lacci dietro, cosa che a quanto pare si faceva, solo che non ho avuto tempo di aggiungere i lacci per cui il vestito sarà più largo, comunque in linea con mode antecedenti, ed è risultato sorprendentemente solenne. Spero che gli organizzatori approvino; alle volte, così come in tante altre cose, ciò che sembra autentico lo è meno di ciò che lo è davvero. Volevo portarmi la documentazione per difendermi in caso di obiezioni, ma già non è detto che mi facciano salire in corriera con l’arcolaio, figurarsi carica di libri… è difficile vivere nel Medioevo quando tutti gli altri sono nel ventunesimo secolo!

La mia idea originale era ricamare sul petto una rondine e un pesce, richiamando l’idea medioevale di origine aristotelica secondo cui le rondini non migravano ma svernavano in fondo al lago. Alla fine ho fatto solo due rondini. Quando ho indossato il vestito ho avuto conferma della banalità ripetuta praticamente da tutti gli attori di film in costume, cioè che avere un vestito di un certo periodo storico cambia la postura e il modo di sentirsi e ti aiuta a calarti nella parte; quasi “indossi” la parte. Effettivamente, un vestito ha questo potere. Il peso, il contatto diverso della stoffa sul corpo, le nuove imposizioni sul modo di muoversi…

Insomma, tutta questa fatica per un vestito, e poi, pensavo? Se piove, se sudo, se lo sporco? È il Medioevo, mi sono risposta: te lo tieni così.

Spero di vedervi a Valvasone.

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