Vanloon – Scienza per la pace

Creato il 17 gennaio 2013 da Ilcasos @ilcasos

Puntata 6 – anno 2, 12 gennaio 2013
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Il fungo atomico di Hiroshima, visto da 10 km di distanza

Ciao a tutte e tutti da Olga e Lara

C’hanno annunciato la fine del mondo per l’ennesima volta, ma l’annuncio della catastrofe è stato un problema reale nel periodo della guerra fredda. Il fungo atomico diventa un riferimento continuo per follia e distruzione totale, nell’immaginario collettivo. Appena dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale e sopratutto di Hiroshima e Nagasaki gli scienziati si interrogano sulla loro responsabilità e sulla pretesa oggettività di tecnica e scienza. In che modo?

Negli anni Cinquanta l’inasprimento del conflitto tra Usa e Urss determina anni di incertezza, l’opinione pubblica e i mass media temono un terzo conflitto mondiale, questa volta definitivo. Le date del 6 e del 9 agosto 1945 avevano segnato uno spartiacque nella storia dell’umanità: i fatti che hanno reso Hiroshima e Nagasaki protagoniste di uno degli eventi più tragici mai accaduti hanno avuto ripercussioni tali che ancora oggi ne sono visibili gli effetti. La potenza devastatrice dell’ordigno concretizza la minaccia di un’imminente estinzione del genere umano, smascherando il lato più spaventoso e oscuro della tecnica, secondo il pensiero illuminista destinata a condurre l’umanità verso un progresso senza fine. La scienza non è più, anzi, non è mai stata, né oggettiva né neutrale.

Dopo 10 anni, ancora in piena guerra fredda, viene lanciato da un gruppo di scienziati un appello alla pace. Il Manifesto, noto con il nome Russell-Einstein, e le tematiche da esso sollevate, non sono voci isolate rispetto al loro tempo, ma si iscrivono in un impegno pacifista che coinvolge una vasta gamma di attori. Il dibattito si allarga fino ad arrivare nel 1948 al Congresso degli intellettuali per la pace, tenutosi in Polonia. L’incontro, cui partecipano personalità come Ungaretti, Quasimodo e Picasso, non riscuote grande successo presso l’opinione pubblica, ma da luogo ad un più ampio congresso mondiale tenutosi a Parigi l’anno seguente.

La rilevanza del manifesto Russell-Einstein va individuata in diversi fattori. Da un lato il Manifesto si pone all’origine del Movimento Pugwash, coordinamento di scienziati che ricopre un ruolo importante all’interno della guerra fredda, a favore di una politica di distensione. In secondo luogo un simile appello sostenuto da un gruppo in virtù della loro posizione di scienziati consiste in un primo scardinamento dell’oggettività della scienza «in sé e per sé». Inoltre si tenta di imprimere una direzione alla scienza stessa verso impegno civile e pacifista. Ma quali furono i retroscena che portarono alla stesura del Manifesto?

È evidente che Russell, filosofo più che scienziato, Einstein e Rotblat (fisico polacco naturalizzato inglese, Nobel per la pace nel 1995) erano già impegnati nel versante civile e politico e che la stesura del manifesto fu l’ultimo atto di un percorso molto ampio. L’idea di una dichiarazione contro la guerra da sottoporre alle potenze mondiali, firmata da scienziati provenienti da entrambi gli schieramenti della cortina di ferro, probabilmente venne suggerita a Russell dal fisico Max Born, che si mise in contatto con lui dopo aver ascoltato la sua trasmissione radiofonica della BBC del 1954 Man’s Peril, una trasmissione che metteva l’ascoltatore in guardia sui pericoli del XX secolo. Il 1954 fu anche una data cruciale per gli esperimenti atomici: proprio in quell’anno i test statunitensi della Bomba-H presso l’Atollo di Bikini provocarono la totale distruzione di flora e fauna e dei fondali marini del luogo, e provocò il naufragio della nave da pesca giapponese Lucky Dragon.

In ogni caso durante tutta la durata dei lavori che portano all’elaborazione del Manifesto, costante interlocutore e punto di riferimento di Russell fu Albert Einstein, noto, oltre che per la sua carriera professionale, per il suo costante impegno pacifista. Il contributo attivo di Einstein, ormai già molto anziano, non andò oltre il sostegno morale e il suggerimento di alcuni nomi da coinvolgere nell’iniziativa. Einstein morì appena prima della conferenza in cui il Manifesto venne annunciato pubblicamente: l’approvazione del testo definitivo fu uno degli ultimi atti della sua vita.
Il fatto che il Manifesto viene sottoscritto anche da scienziati non allineati rispetto al blocco Occidentale, esemplifica da un lato la posizione di trasversalità del gruppo dall’altro il desiderio di parlare non di politica ma di umanità e di esprimersi in quanto semplici «esseri umani».
La scena politica però non vede di buon occhio gli intenti pacifisti tant’è che Rotblat e Russell vengono accusati di filocomunismo (erano gli anni della caccia alle streghe del senatore McCarthy).
Due anni dopo il Manifesto, nel gennaio 1957, venne organizzato da Rotblat il primo convegno con sede a Pugwash in Canada. Una degli interrogativi degli scienziati era la possibilità di cercare il dialogo con l’opinione pubblica o influenzare le azioni del governo. Quest’ultima prevalse e il congresso divenne annuale, con un dibattito che cercava di oltrepassare la dimensione politica per allargarsi a discussioni più recenti come il Terzo Mondo e il suo sviluppo.

La bomba, dal dottor Stranamore

Proprio perché si volevano influenzare le azioni di governo, le attività Pugwash si svolsero sempre davanti a una certa indifferenza da parte dei mass media, e conseguentemente dell’opinione pubblica, anche se questo non impedì al coordinamento di giungere ad alcuni risultati concreti. Il suo contributo fu importante nei casi del Trattato per la messa al bando delle esplosioni nucleari sperimentali non sotterranee e per la proibizione dei sistemi di difesa antimissilistica sancita nel 1972.
In generale una più radicale messa in discussione del ruolo della scienza all’interno della società avvenne solo nel ’68, quando il movimento degli studenti rivendicò un coinvolgimento dal basso ai non addetti ai lavori. Forse si deve individuare proprio nella mobilitazione civile e pacifista degli scienziati del dopoguerra un primo scardinamento del paradigma della «scienza in sé e per sé», le cui ripercussioni sono in continuo divenire, sino ai giorni nostri.
Ancora oggi la minaccia del nucleare non è scomparsa del tutto, basti pensare alle posizioni di Iran e Corea del Nord, anche se non sono l’unica forma di pericolo bellico. In ogni caso, è importante ricordare come siano esistite ed esistano forme altre di resistenza pacifica di fronte alla prepotenza degli eserciti e dei giochi geopolitici.

E con queste riflessioni vi salutiamo!

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