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Var, parla Rizzoli: “Bisogna capire quando gli arbitri sbagliano”

Creato il 30 ottobre 2017 da Agentianonimi
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Opinioni controverse ha sollevato l’utilizzo del VAR a partire da questa stagione, soprattutto dopo qualche “caso limite” rimasto ancora in bilico.

A tal proposito ha parlato il designatore dell’AIA Nicola Rizzoli, uno che di esperienza nel e sul campo ne ha da vendere: “Gli arbitri erano già qualitativamente pronti, posso dire solo che il VAR aiuta ad avere più serenità, però il merito è solo dei giocatori e delle squadre. Sicuramente è ancora migliorabile. Il numero di episodi sulle quali incide il VAR è notevole. La maggior parte degli episodi però sono silent check, ossia situazioni valutate dal VAR senza coinvolgere l’arbitro: su 400 totali solo 27 episodi sono stati discussi e modificati. E sono pochi. Abbiamo fatto un protocollo per tutelare il gioco ed evitare che venga sempre interrotto lo sviluppo. Abbiamo pensato ad un tempo limite entro il quale intervenire ma non andava bene, quindi abbiamo pensato alla collocazione sul campo ma anche quello non andava bene. La soluzione migliore è stato limitare l’intervento entro l’inizio dell’azione d’attacco. Capire dove e come un arbitro ha sbagliato è fondamentale“.

Rizzoli poi ha spiegato anche i benefici immediati al VAR e soprattutto il fatto che tutti gli organi interessati fossero d’accordo ad adottare la tecnologia: “Il VAR ha un pulsante da schiacciare per segnalare quando un’azione sia da controllare. Il calo dei gialli per proteste è estremamente positivo: sono diminuite del 26%.  Vogliamo fare capire bene come funziona, con tutti, perché non c’è niente da nascondere. Serve per veicolare il modo in cui si prendono le decisioni. Federazione, AIA e Lega, per la prima volta in un accordo comune, si sono voluti portare avanti rispetto a tutti sul VAR e a Coverciano sta nascendo una cabina VAR dove fare pratica, diventerà un centro importante per fare pratica. Gli altri sanno che il campionato italiano è molto difficile da arbitrare, quindi è tutto piuttosto interessante. Gli arbitri non sono sminuti dalla tecnologia: questa va guidata e gestita da uomini. La differenza la fa anche il pilota. Voglio pensare che la tecnologia sia sempre a supporto dell’uomo e che non lo comandi mai. Così non è sminuire. In altri campionati la stessa tecnologia non è stata applicata con lo stesso ben utilizzo visto qui da noi in Italia“.

Gabriele Amerio (@gabrieleamerio)

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