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Vasco errani verso la segreteria pd?

Creato il 24 giugno 2016 da Caval48 @carlovalentini

di CARLO VALENTINI

"Sì, vi andrò e sarà come una prima volta": Vasco Errani sarà, in un certo senso, il partecipante più atteso alla direzione Pd di oggi. Per tante ragioni: ha dato un esempio di rigore dimettendosi da presidente della Regione Emilia-Romagna in seguito a un'inchiesta della magistratura, si è tenuto rigorosamente silenzioso (in attesa del responso dei magistrati) anche sulle vicende più ostiche del partito e nonostante qualcuno dell'opposizione abbia cercato di tirarlo per la giacca, non ha mai abiurato (come tanti) alla sua vicinanza col predecessore alla guida della Regione, Pierluigi Bersani.

Adesso che è stato assolto anche in appello s'è scrollato di dosso quattro anni di purgatorio e ridiscende in campo con un ruolo importantissimo in questo momento di crisi pidiessina: è l'uomo del dialogo, colui che può in qualche modo costruire il superamento dell'uomo-solo-al-comando e mettere il Pd sui binari del partito classico, con organi dirigenti che discutono senza tirare fuori da sotto il tavolo i lanciafiamme.

Errani è un politico navigato, di lungo corso. E ha già detto no all'ipotesi di un ingresso nella segreteria, dove rischierebbe di diventare una foglia di fico poiché e ancora lontano un reale ricompattamento tra renziani e bersaniani.

Da questa direzione uscirà in pole position per diventare il prossimo segretario del Pd. Al congresso (fine anno, inizio 2017) Renzi dovrà passare la mano: l'esperimento delle due cariche (presidente del consiglio e segretario del partito) nella stessa persona non ha funzionato. In gara ci sono, per ora, Roberto Speranza, deputato Dem ed esponente della minoranza, ed Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che tenta la volata solitaria puntando tutto sulla ricostruzione organizzativa del partito e sulla riapertura del dialogo coi sindacati e la sinistra. E' difficile che i renziani diano il via libera a uno di questi contendenti. L'asso nella manica è pronto: Errani è accettato da Renzi e supportato da Bersani e Gianni Cuperlo. Il suo ecumenismo è una dote che si rivela vincente. E' leale e quindi non farà sgambetti al presidente del consiglio, riposizionerà il partito sui temi sociali dialogando a sinistra ma fino a un certo punto poiché non è bendisposto verso il radicalismo, cancellerà il partito della nazione: "Il partito -dice- deve ritrovare e riaffermare la sua identità e la sua capacità di innovazione. Questi sono i contenuti che interessano a me, e per questi lavorerò, non so da quale posizione, per me non è importante".

Se lo si vuole paragonare a un leader della sinistra del passato, l'accostamento è a Enrico Berlinguer, cioè pronto ad adattare la strategia alle circostanze, pragmatico, moralista, dotato di senso dello Stato e del partito.

Per questo Errani non entrerà nella segreteria, non sono maturi i tempi della mediazione. In più c'è il referendum costituzionale di ottobre, che per il Pd rappresenterà comunque una chiave di volta. Meglio quindi aspettare, lasciare che Bersani-Cuperlo vadano all'attacco e poi al congresso assestare il colpo vincente.

Oggi, comunque, saranno baci e abbracci con tutti i presenti in direzione. E' il ritorno del figliol prodigo. Renzi prenderà, come sempre, la scena dal palco, lui sarà il number one in platea. E sicuramente il segretario lo additerà come esempio di rigore morale e chiederà per lui un lungo applauso. Sarà un'ovazione liberatoria dopo il periodo buio: "In questi anni -dice- credo di aver tenuto botta bene, psicologicamente intendo. Mi ero dato un profilo di atteggiamento mentale al quale attenermi e a quello sono rimasto fedele. Quando però mi hanno spostato di alcuni giorni la sentenza, sono crollato. E sono stati gli undici giorni più lunghi della mia vita. Non finivano più. Ho pagato un prezzo altissimo e con me l'ha pagato l'istituzione Regione. E' stato un dolore intimo che è impossibile dimenticare. Non ho rancori né recriminazioni, spero solo che da questa vicenda venga uno stimolo a una riflessione per il bene del Paese, lontano dalle strumentalizzazioni e nel pieno rispetto delle istituzioni".
La vicenda giudiziaria (come tante nel nostro Paese, al di là dell'esito finale) è piuttosto kafkiana: fascicolo aperto nel 2012, un'assoluzione in primo grado, la procura che ricorre in appello coi giudici che ribaltano la precedente decisione e lo condannano (a un anno), lui si dimette da presidente della Regione (a cui seguono le elezioni anticipate) e si rivolge alla Cassazione che annulla la sentenza e ordina l' appello-bis, col procuratore che chiede la condanna e invece il verdetto è di definitiva assoluzione. Di cosa era accusato? Di avere, con una relazione, cercato di coprire un finanziamento in parte non legittimo (un milione di euro) che la Regione aveva erogato (nel 2005) a una coop sociale, Terremerse, presieduta dal fratello. Il reato ipotizzato era quello di falso ideologico per quella relazione che secondo la procura non era veritiera. Il processo al fratello, Giovanni Errani, presidente della coop, si è concluso con l' assoluzione in appello per una parte delle accuse, e con il proscioglimento per prescrizione per un'altra parte.

Un'avventura che fa dire al riconfermato sindaco Pd di Bologna, Virginio Merola: "C'è un tema grande come una casa che riguarda i rapporti tra politica e pm, sulla responsabilità dei magistrati serve una riforma della giustizia, occorrono normative adeguate a un Paese civile. La magistratura dev' essere autonoma e indipendente ma credo che almeno nei termini di un risarcimento collettivo un segnale vada dato".

Parole che stanno innescando la polemica. La giunta distrettuale dell'Emilia-Romagna dell'Associazione magistrati risponde per le rime: "Per garantire l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge la Costituzione prevede l'obbligatorietà dell'azione penale e questa, nel caso in esame, è stata vagliata in più sedi e con esiti differenti in gradi di giudizio diversi, a riprova del fatto che le indagini non potevano non essere svolte e l'azione penale non essere esercitata. Quanto alla responsabilità civile dei magistrati, essa ritorna in voga ogniqualvolta la magistratura con le proprie indagini lambisce particolari interessi politici ed economici e in ogni caso già la legge prevede meccanismi di risarcimento del danno tra i più severi in Europa".

Errani, ovvero la rivincita. E fa sapere che si batterà per il sì al referendum, la madre di tutte le battaglie per Renzi. Un altro esempio di lealtà verso il segretario e il partito. E un altro passo avanti in vista del congresso.

Chiosa il presidente (che gli è succeduto) della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: "Credo che in un'Italia in cui c'è qualcuno che dice che i politici son tutti uguali questo fa la differenza. Vorrei non lo si dimenticasse per il futuro. Adesso aspettiamo che Errani torni a darci una mano perché credo sia una delle espressioni migliori della classe dirigente che il Pd può mettere in campo".


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