Magazine Maternità

Ve lo scrivo così e non riesco neanche a trovare un titolo adatto...

Da Nina

Non so neanche più quant'è che provo a scrivere questo post nella mia testa, senza riuscire mai a dargli una forma compiuta. Sono tante le cose che mi frullano dentro, tante le emozioni che non riesco a definire. Si, sono confusa, tanto confusa. Però oggi voglio provarci, mi butto e improvviso, perché dopo due mesi non è affatto facile tornare qui a cercare di aprirmi, per spiegarvi quel che sento e vivo da un po'...

Questo è stato da sempre un luogo privilegiato per me, in cui raccontarmi senza censure, senza filtri. Riuscivo a dare un senso al magma informe dei miei sentimenti, a creare un filo che partendo da me, incontrava voi tutte. Era uno scambio diretto, ci alimentavamo le une con le altre ed era pura magia. Ho creato un luogo prezioso, come forse non ce ne sono altri e l'ho potuto fare grazie a tutte voi che in me avete trovato l'amica necessaria, quella che nella realtà spesso manca. Quella che comprende, che accoglie, che non giudica mai. Quella che capisce senza dover spiegare nulla, con uno sguardo solo. Io in voi ho trovato lo stesso. Abbiamo fatto tanta strada insieme e in questo percorso molte sono arrivate per restare, altre hanno sostato il tempo giusto per rigenerarsi e sono ripartite. Questa spiaggia, col suo mare, è stato il porto d'approdo, il luogo protetto e sicuro in cui molte anime si sono ritrovate. Come nella vita tante ne ho incontrate e tante ne ho perse, strada facendo.E' da un po' che sento che qualcosa è cambiato e qui viene il difficile per me. Non so spiegare bene come o cosa sia cambiato, però sento che questo luogo non-fisico non è più quello che era.

I motivi sono i più disparati, in primo luogo io sono mutata, la mia esistenza è stata rivoluzionata, non sono più la Nina che ero. Questa non è una novità e credo sia anche comprensibile.In secondo luogo, come dicevo, ho visto andare via molte amiche, proseguire il loro viaggio, come è giusto che sia e ci siamo un po' perse. Non ci sono colpe, è il naturale evolversi delle cose. Ma il vuoto lasciato lo sento ancora.Ma credo che la ragione che sta a monte di tutto questo mio ingarbugliamento emotivo sia che io non mi sento più molto a casa qui. Non so come altro dirlo se non così. Perché questo luogo non rappresenta più la mia valvola di sfogo, il mare in cui immergermi per riuscirne rinata e purificata. Sento che il dialogo si sta via via spegnendo, lo vedo dai commenti, il feedback ai post è sempre di meno, motivo per cui a volte mi sembra come se non ci sia più quasi nessuno dall'altra parte a leggermi e a interessarsi alla mia nuova vita, così come io continuo ad interessarmi alla vostra.Ma lo comprendo, io vi capisco, davvero.

Questo blog nasceva con uno scopo, una missione potrei dire, perchè col tempo per me è diventato un piacevole lavoro a tempo pieno, dove trascorrevo ore delle mie giornate per tessere la trama delle nostre vite. La ricompensa era tutta umana.Adesso non può più essere così. Adesso io quel tempo non ce l'ho più, o meglio quel tempo non mi appartiene più, per scelta. Adesso quel tempo è tutto di Simone, è tutto per Simone. Lui occupa ogni centimetro del mio corpo, ogni anfratto della mia mente. Ogni cellula, ogni goccia del mio sangue è intrisa di lui. E più cresce più richiede presenza e lucidità, più evolve più le sfide cui mi mette di fronte aumentano e i limiti personali che mi chiede di affrontare e superare si allargano, fino ad accogliere porzioni di me e del mio passato che credevo di aver olterpassato e risolto. Non c'è altro modo che io conosco per descrivere la sensazione totalizzante che un figlio rappresenta, almeno per come ho deciso io di viverlo. La mia testa è cambiata, lui è il primo pensiero al mattino e l'ultimo la sera, i suoi bisogni vengono prima dei miei, non potrebbe essere altrimenti. Meno di questo io non lo chiamo amore. E quegli angoletti smangiucchiati di tempo, quei mozzichi, gli avanzi che restano per me, io devo viverli pienamente. Dico devo perchè una madre che sa ascoltarsi e accogliere i propri disagi, le proprie imperfezioni, i propri bisogni, una madre che sa amarsi, è una risorsa immensa per il proprio figlio. Sono diventata avida di spazio e tempo per me, è diventata una necessità impellente ricaricarmi appena posso, seguendo le mie intuizioni, assecondando la mia creatività, facendo tutto quello che è in mio potere per nutrirmi e stare bene. Perché solo così anche Simi starà bene.E' inutile dire quanto trovare questi spiragli di individualismo sia arduo con un figlio che cresci da sola, senza l'aiuto dei tuoi genitori. Lo è comunque in generale, diciamo che per me lo è solo un po' di più. Va da sé che molto di quello che vivo dentro - dei pensieri o delle emozioni che mi appensantiscono e mi rallentano - io devo trovare il modo di trasformarlo in qualcosa di buono, il prima possibile, subito, per non inquinare anche lui. Glielo devo, sono responsabile della sua serenità. Sono il garante della sua felicità, del suo equilibrio psico-fisico. Ho preso un impegno mettendolo al mondo ed è stata la scelta migliore che potessi fare. Ciò non toglie che non sia per nulla facile agire ed esserci sempre, secondo tempi e ritmi che non sono i tuoi e non tengono affatto conto di come tu ti senta - veramente - nel profondo di te. Questa è la parte più faticosa, o almeno lo è per me. Quando stavo male, prima di lui, avevo tutto il tempo per recuperare e riguadagnare terreno e fiato, potevo concedermelo. Adesso le regole del gioco non le stabilisco più io, le regole del gioco le detta lui. E lui ha bisogno di me anche quando io stessa ho bisogno di aiuto. Anche quando io stessa non mi trovo, devo comunque esserci per lui. Di conseguenza la mia nuova sfida, la priorità, è stata organizzarmi per riuscire a non far mancare nulla a lui e limitare i danni - su di me - di questa carenza di auto-attenzioni. E per farlo ho dovuto escogitare strategie di sopravvivenza, perché ora che sono madre questo ho capito: che i primi anni con un figlio di questo si tratta davvero, di sopravvivenza. Tutto ti sfugge di mano, ma devi essere pronta a recuperare i cocci e riassemblarli in fretta, perché lui chiama. E tu non puoi far altro che rispondere, a costo di mettere da parte tutto il resto, te stessa, le tue necessità primarie, la coppia, le amicizie - che dopo un figlio non ho ancora capito perché svaniscono, evaporano nel nulla - in un circolo di doveri e responsabilità che ti inghiotte. A mala pena certi periodi sono riuscita a tornare a galla per riprendere fiato, che subito sono stata risucchiata giù nel vortice degli obblighi, della stanchezza che ti schianta al suolo, delle mancanze, della solitudine. Si, avete lette bene, la solitudine. Io come madre mi sono sentita spesso sola ed è un'altra cosa che ho imparato da questa esperienza, una condizione esistenziale che non conoscevo, perché con voi avevo trovato il modo di sentirmi parte di qualcosa, nonostante i vuoti e le difficoltà dell'essere diversamente fertile.E cosa fa una madre quando si sente sola e incompresa? Quando si sente a terra e raschia il fondo? Innanzitutto deve evitare la caduta libera nel baratro, non può permetterselo più. Prima potevo decidere di farmi inzuppare dalla negatività, di sguazzare nella mia merda personale, ora devo risalire prima ancora di averci intinto un piede. Stare male, adesso, per me è diventato un lusso che non posso concedermi. Da una parte è uno sprone enorme a reagire, lo riconosco, dall'altra rischi di anestetizzarti e ritrovarti poi con un carico emotivo e psichico da far invidia a Norman Bates. Una mina vagante che potrebbe esplodere in qualunque momento.Una madre quando è svuotata e sola fa la stessa cosa che fa qualunque essere umano in difficoltà, la stessa cosa che facevo io con voi, che voi fate con me: cerca il suo simile. Una donna che possa capirla, accoglierla, comprenderla fin nel midollo, senza dover spiegare. In una parola sola, cerca un'altra mamma. E questo è accaduto e sta accadendo a me.Quello che sto cercando di dirvi è che qui, dove sono adesso, con il cuore stretto in una morsa a sudare per scovare le parole giuste, qui, ora, io tutto questo non posso più trovarlo. Qui, in questo luogo che ho creato per uno scopo diverso, non c'è più molto spazio per la Nina che sono diventata ora. Una Nina che è in continuo divenire e già non è più la Nina che sarà domani. Per quel discorso dei ritmi che non decido io, ma che mi trovo ad assecondare. Siamo tutti in continuo divenire, ma davvero da quando c'è Simone sono una freccia lanciata in avanti, nel futuro, che sfida le correnti contrarie e si muove cercando di adattarsi ai mutamenti nel più breve tempo possibile. Cercando di recidere il cordone con il mio passato, che con prepotenza è tornato a tormentarmi. E dopo ogni post personale avverto quella sgradevole sensazione di chi pensa di aver fatto un buco nell'acqua e resta in attesa di un ritorno, che l'aiuti a sentirsi ancora parte di qualcosa.Non so cosa state pensando di tutto questo mio sproloquiare, mi basta sapere che siete consapevoli che ce la sto mettendo tutta per farvi arrivare quel che ho dentro nel modo più sincero, diretto, limpido e amorevole che conosco. Non è facile, questo blog per me è stato ed è come un figlio, il primo. E' una parte di me, la più consistente e vera. Qui mi sono messa a nudo, mi sono spogliata di tutto per condividerMI con voi. Tutta la mia vita ci ho messo, ogni sospiro, ogni lacrima, ogni sorriso, ogni delusione, ogni sconfitta, ogni rivincita che mi sono presa, ogni mazzata che ho ricevuto. Tutto quello che sono stata fino ad oggi. Che sono stata appunto, perché quella che sono diventata adesso qui non lo troverete.Per scelta mia, per rispetto, per discrezione, per incapacità, per tante ragioni che non so enumerare, io adesso non risco più a farlo. Adesso continuare con questo blog per me significa fare spazio a voi, dare voce a voi, mettendo da parte quel che vivo, il mio universo interiore. Continuare per me sarebbe come vivere un rapporto a senso unico.Non è mancanza di fiducia verso di voi, lungi da me, siete donne che ammiro e stimo, a cui mi sento legata nel profondo e verso cui nutro affetto sincero e non serve ribadirlo, ma so che quel che mi si agita dentro nei momenti di sconforto e difficoltà, quando arrivo all'esasperazione e mi sento logorata nella mente e nel corpo, non è a voi che posso confidarlo, non è un peso che posso mettere sulle vostre spalle già affaticate. Non è giusto, e sopratutto non è alla pari. E in fondo è anche per tutelarmi, perché so che arriverebbero anche commenti cattivi, poco rispettosi, duri e nessuno merita questo. Come voi cercate chi possa comprendervi anche io nutro dentro lo stesso bisogno, in questo non sono cambiata. E il silenzio che, ultimamente, ronza tra queste mura invisibili, so benissimo da cosa dipende e non posso certo biasimarvi. Ma per continuare per me è vitale percepire presenza, partecipazione emotiva e un reale interesse in chi si trova dall'altra parte. Così come per voi ha fatto la differenza trovare tutto questo qui. Uguale uguale.Potrei raccontarvi solo dei momenti belli - starete pensando - che ce ne sono e sono sempre di più adesso che Simi è più grande, ma sarebbe solo una porzione della realtà e io continuerei a sentirmi a metà. Un diario è tale se dentro puoi metterci tutta te stessa e il tuo mondo, se rapprensenta l'altra faccia di te, il tuo specchio, se rimanda la tua immagine reale. Io così ho sempre vissuto e sentito questo blog e chi di voi mi segue dall'inizio sa che non sto ingigantendo nulla.Voi più volte mi avete scritto di essere arrivate qui in apena e aver trovato quell'aria pura che vi era mancata. Ecco il punto è proprio questo, quando sono in apena io, adesso, devo trovare un nuovo modo per rigenerarmi e tornare a respirare a pieni polmoni. Un modo che sia efficace e mi regali un benessere duraturo, per quell'esserino meraviglioso che è mio figlio e che si merita solo il mio meglio.Per questo sono tornata a nuotare due mattine a settimana, quando non lavoro e quando lui è al nido. Per questo quando lui dorme il pomeriggio io ho presa la sana abitudine, da quando è nato, di mettere tutto in stand by e andare a riposare, per arrivare così a sera senza agonizzare.Per questo quando mi è possibile mi dedico alla fotografia, la mia grande passione, perché esprimermi e ritrovare la mia voce è essenziale ora più che mai, perché credo che una madre realizzata e appagata sa rendere felice suo figlio. Per questo appena riesco e i suoceri collaborano, con Lui ci dedichiamo degli spazi solo per noi, per nutrire la coppia che dopo un figlio - non ci avrei mai creduto - langue assai, ma assai assai. Perché senza Io e Lui non c'è Famiglia. E l'amore deve circolare in abbondanza, per come la vedo io.Per questo appena mi sento sovraccaricata e a rischio burn out, acchiappo i resti di me e li porto a bere una cosa con un'amica, per distrarmi e concedermi quelle due ore di leggerezza in cui non devo rendere conto a nessuno e posso NON pensare. Non è molto, 2 ore a settimana, o ogni due settimane, ma ce lo facciamo bastare.

Per questo ho fatto della cucina la mia nuova passione, perché se tanto devo farlo tutte le sante sere, almeno me la faccio prendere bene e creo e sperimento e mi esprimo anche così nell'amore per me e per la mia famiglia.Per questo sono divetanta più egoista, nella sua accezione più sana, perché assecondare i miei bisogni, appena posso, contribuisce a mantenermi in uno stato di equilibrio che, seppur precario, mi permette di svolgere tutti i miei compiti, di donna lavoratrice, madre, moglie, amica, casalinga e blablabla.Perché troppo spesso dopo aver pensato a tutti e tutto mi accorgo che non so più dove sono io.Il resto del tempo, praticamente quasi tutto, lo dedico al mio Grande Amore, la mattina lavoro e il pomeriggio sono con lui, che ancora non sa cosa significhi giocare solo, perciò cerco energie e entusiasmo per decarmi a lui e non sempre le trovo. Ma ci provo. Non c'è giorno che io non faccia del mio meglio per vederlo sorridere. Un figlio attraversa molte fasi, di crisi anche, di pianti inconsolabile, malattie, notti agitate - da crisi isteriche mie il giorno dopo - di crescita in cui devi mettere in discussione tutto quello che credevi di aver capito di lui e dell'essere madre. Si è vero quel che dicono: è un lavoro, il più faticoso e il più soddisfacente insieme.Troppo spesso, da quando sono madre, avrei bisogno io di sentirmi ancora figlia, di avere una spalla cui appoggiarmi, una spalla forte. Di qualcuno che ci sia, solo per me e che mi dica:- Ti capisco. Non preoccuparti, riposati, che ora ci penso io -O semplicemente mi rassicuri, dicendomi che se anche mio figlio piange disperato e angosciato per quaranta minuti, senza che io arrivi a capirne la ragione, che se anche perdo la calma e gli urlo contro e dò di matto (perché questo un figlio fa, ti fa uscire il meglio e il peggio), andrà tutto bene. Perché sono una brava madre comunque, anche se dentro mi sento morire, anche se mi sento una nullità perché non riesco a comprenderlo e assisto inerme alla sua ennesima scenata, alle sue grida da pazzo, ai suoi pianti inconsolabili, ai suoi risvegli angosciati nel cuore di certe notti senza fine. Che mi aiuti a ricordare che non sono una stronza se mi capita di voler sparire e mollare tutto, perché mi sento distrutta, sopraffatta e sento di non farcela e lui è lì che comunque vuole tutto da me, tutta me stessa e mi guarda con gli occhi affamati di attenzioni e la bocca sempre pronta ad esprimere bisogni. E a volte sono io quella in riserva, io che avrei bisogno che qualcuno si prenda cura di me, perché non ci arrivo e vorrei solo spronfondare sotto terra e poter delegare.Di una madre, un'amica, che mi ascolti senza volermi dare consigli o pareri che non servono, che mi sappia incoraggiare e dire che vado bene così, che è tutto normale e che passerà.In uno stato di emergenza e di bisogno estremo ultimamente mi è capitato spesso di esserci ed è difficile già solo ammetterlo, senza sentirsi sbagliate e inadeguate - perché un figlio è Gioia e tu non hai il diritto di lamentarti - figurarsi parlarne apertamente e in un posto come il mio blog, che da sempre dà voce a chi quelle gioie non riesce a viverle. Capirete la contraddizione che vivo, il disagio, la difficoltà, quanto sia impensabile mettervi in mano tutta questa roba.Non riesco ad esserci per voi come c'ero prima, me ne rendo conto e mi fa male, ma troppo spesso non riesco ad esserci neanche per me stessa. Vi chiedo scusa, mi dispiace per chi mi segue da anni, per chi è arrivata da poco, per chi si sentirà abbandonata o tradita, per chi mi aveva lasciato la sua conchiglia da custodire, in attesa di vederla pubblicata, per chi stava trovando il coraggio di uscire alla luce e raccontarsi, ma sento di dovermi rispettare e di dover mettere un punto. Non vi voglio lasciare così in sospeso, a chiedervi che fine ho fatto, se sto male, perché sono lontana, non è giusto e meritate una risposta che sia sincera e vera. Eccola, ve la consegno così, come mi è uscita dal cuore, con le lacrime agli occhi, con le sue imperfezioni e i suoi limiti, che poi sono anche i miei. Scusate la logorrea, ma dentro ho un mare agitato, in tempesta e il dono della sintesi oggi non mi assiste. Non sto chiudendo il blog, non ci riesco, non ne sono ancora capace, ma non so dirvi nemmeno quanto questa pausa durerà, nè dove mi porterà. Quello che posso e voglio dirvi però è questo, che è lo spirito con cui vorrei ci lasciassimo: Grazie per ogni pensiero che mi avete dedicato, grazie per la fiducia, per l'amicizia disinteressata, per l'affetto e la condivisione di così tanto, mi avete aiutato a costruire qualcosa di immenso, di unico e prezioso. Io conservo tutto dentro.Vi auguro buona vita, spero non me ne vogliate, spero mi capirete davvero e che il dialogo che abbiamo iniziato insieme possa proseguire anche a distanza, in altre forme, nel cuore di ognuna di voi. Che quel che abbiamo costruito insieme, che ci siamo dette e scambiate arrivi a nutrire altra vita, altre speranze, altri sogni, altri incontri futuri. Sono certa che quel che è nato qui, proseguirà altrove, metterà radici e darà splendidi frutti.Questo è il potere della speranza, della fiducia e dell'amore solidale. Sono contagiosi.Continuate a contagiarvi, siete forti, più di quanto credete.Non sentitevi sole, ora che vi siete trovate non lo sarete mai più. Io non me ne vado, io resto e sapete dove trovarmi. Grazie ancora per tutto.
Ve lo scrivo così e non riesco neanche a trovare un titolo adatto...


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