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Veloce e indolore

Creato il 02 aprile 2016 da Annalife @Annalisa
PasseggeriCarof

Carofiglio secondo me ha una moleskine

Siccome ho già raccontato di quando incontrai l’autore in una cittadina di pianura (che, tra l’altro, ha dato i natali a un giornalista molto british), e ho già fatto il paragone con quando l’ho re-incontrato anni dopo, dirò oggi di quanto mi era piaciuto Guerrieri, l’avvocato dei primi gialli(-non-gialli) di Carofiglio, e di come avevo atteso le altre sue storie e di come mi avessero poco soddisfatto i cambiamenti di tematica e di passo (narrativo).
Come dire: scrivi di Guerrieri fino alla fine dei giorni, e io ti seguirò anche se sei diventato pieno di te e antipatico; scrivi di altro e io leggerò ugualmente, e a volte mi piacerà quello che leggo, a volte no.
Questa volta ero speranzosa: speravo in un romanzo. E invece no. Sono raccontini (e lo so che l’etichetta “raccontini” è brutta e sbagliata  e non dice niente, ma sono talmente brevi, e talmente leggerini, e talmente simili a tante altre cose di Carofiglio…). Racconti di due, tre pagine costruiti così: introduzione, e poi fatto o esperienza vissuta o sogno o curiosità scientifico-sociali, e alla fine frasetta moraleggiante, o d’effetto, o di collegamento con la realtà etico-politica nostrana o mondiale (come a dire: eh, vedi un po’, era una barzelletta e invece se ci pensi bene…).
A ben vedere, non così disprezzabile come appare da queste righe, anzi, verso la metà, fatta l’abitudine alla brevità e al passo triplo, diventa piacevole e a volte divertente, anche con (nel senso di ‘nonostante’) le sue stoccatine ai politici o ai poliziotti incapaci o ai giudici poco psicologi.

Insomma, una serie di appunti vari e sparsi, slegati tra loro e legati dalla buona scrittura (in questo almeno Carofiglio non si smentisce), dalla brevità di lettura (son 98 pagine tutto compreso) e dal finale che si cerca tranchant e non sempre si lascia trovare.



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