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Vendola accetta i rifiuti campani. Farà lo stesso con il nucleare?

Creato il 24 novembre 2010 da Lalternativa

Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha dato oggi la propria disponibilità ad accettare parte dei rifiuti della Campania. Così, dopo i proclami di tre giorni fa, con i quali l’assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, confermava all’Alternativa il suo no ad accettare la monnezza campana, siamo punto e a capo. Intanto, mentre le regioni del Sud hanno accettato, Veneto e Piemonte hanno detto no.

“’Il governo nelle prossime ore predisporrà una richiesta sostanziale, chiedendo un coinvolgimento e una disponibilità delle Regioni a contribuire a risolvere la questione rifiuti in Campania”. Con queste parole oggi il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha commentato l’incontro tra Regioni, enti locali e governo sul tema rifiuti. Il ministro ha chiarito che il no ad accogliere rifiuti campani è arrivato da Piemonte e Veneto, mentre la Sardegna ha rappresentato una propria difficoltà oggettiva.

La Puglia, nonostante il governo l’abbia accusata di non saper gestire il proprio ciclo dei rifiuti, apre le porte alla monnezza. “Ai tempi del governo Prodi – ha detto Vendola – ho dato una mano concreta, poi nel 2008 con il governo Berlusconi mi sono preso 50mila tonnellate di rifiuti e abbiamo sottoscritto dei protocolli di intesa con il governo che però non ha rispettato nessuno degli impegni assunti”. “Se il governo dovesse rispettare gli impegni assunti nel 2008 – ha aggiunto – la Puglia non mancherà di dare il suo contributo”.

Tra le promesse da marinaio del governo, Vendola ha ricordato che nel 2008, ad esempio, era stato concordato un contributo economico per un territorio “che aveva difficoltà economiche con ciclo dei rifiuti”, ed erano stati stanziati dal governo “5 milioni di euro ma non ci sono mai arrivati”. “Esprimo la massima solidarietà – ha sottolineato Vendola – ma rivendico uno stile che si ispira al principio della leale collaborazione”.

Intanto ricordiamo che oggi Vendola è a Roma per cercare di ottenere la firma del governo al Piano di rientro della Puglia dal suo deficit nella sanità. In pratica il governo ha chiesto alla Puglia, perché questa ha sforato per tre anni il Patto di stabilità interno, di ridurre la propria spesa sanitaria. Questo significa che la Puglia dovrà tagliare 2.200 posti letto, chiudere 20 ospedali, bloccare il ricambio di personale medico e sanitario in genere. Un problema molto serio che diventerebbe ancor più grave se il governo non firmasse questo Piano di rientro entro il prossimo 15 dicembre: in questo caso la Puglia perderebbe 500 milioni di euro dal trasferimento alle Regioni del fondo sanitario nazionale, il che farebbe precipitare nel baratro la sanità pugliese.

Ci chiediamo, ora, se la monnezza campana non sia la moneta con la quale si stanno barattando questi 500 milioni di euro.

“La Puglia – ha comunque aggiunto Vendola – non ha mai fatto mancare la sua solidarietà . E’ insopportabile qualsiasi atteggiamento che non considera la situazione in Campania come una tragedia e un problema nazionale. Mette tristezza il moralismo ipocrita di quella parte del Nord che gonfiato il Sud di rifiuti anche tossici e speciali e che oggi rappresenta l’emergenza come se fosse una questione etnico-territoriale”. Non solo. Il governatore ha fatto notare che “se la Puglia è in grado per la terza volta di prendersi 50mila tonnellate di rifiuti, qualche ministro dovrebbe evitare di dire che la Puglia è nella stessa situazione della Campania e della Sicilia. Voglio che mi dicano che la Puglia non e’ in emergenza e io i rifiuti” della Campania sono pronto a “prenderli”.

Chissà chi lo andrà a dire a Nicastro che solo tre giorni fa dichiarava: “Noi alla Regione Campania, al Governo e alla Protezione civile abbiamo già detto che non c’e’ la nostra disponibilità: condividiamo il principio di responsabilità nazionale, ma questo principio deve valere anche per le regioni del Nord che invece non vogliono i rifiuti campani”.

E chissà cosa ne penseranno i cittadini pugliesi. Potrebbe essere solo un assaggio di quello che diventerà la Puglia quando anche alle centrali nucleari, mestamente, dovremo dire di sì?


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