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Venticinque anni fa.

Creato il 19 luglio 2017 da Scurapina

In quel mese di luglio del 1992 mio padre stava giungendo dolorosamente alla fine della sua vita, sarebbe morto solo un mese dopo, e noi l’avevamo trasportato nella casa in montagna perché i suoi occhi, attraverso la finestra spalancata, potessero continuare a seguire il profilo delle vette, perché l’aria leggera dei monti aiutasse il suo respiro e alleviasse la sua fatica di vivere.

Stavamo molto in casa, alternandoci al suo capezzale, perché il periodo di vacanza aveva riunito tuta la famiglia e ci concedeva di trascorrere insieme quelle ore rare e preziose che, anche se non ce lo dicevamo, sapevamo che sarebbero state le ultime.

Passavamo del tempo insieme senza gli assilli del lavoro e della scuola nel clima dilatato e quieto delle vacanze.

E proprio in quel clima sereno, di una sonnolenta domenica,  giunse come un’esplosione la notizia della strage di via D’Amelio e io vidi negli occhi di mio padre un dolore nuovo, muto, quasi rassegnato, vidi un’angoscia che superava quella della malattia e della paura della morte.

Non potrò mai perdonare chi diede a mio padre un nuovo dolore.


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