Verso la Coppa d’Africa 2015: il girone C

Creato il 15 gennaio 2015 da Pablitosway1983 @TuttoCalcioEste

Al via il prossimo sabato 17 gennaio la trentesima edizione della Coppa d'Africa 2015. Dopo il forfait del Marocco timoroso dei pericoli di contagio del virus Ebola (e per questo squalificato) si giocherà in Guinea Equatoriale dove oltre alla squadra padrona di casa parteciperanno altre 15 squadre provenienti dalle qualificazioni; tra di loro non ci sono la Nigeria campione in carica e l'Egitto che detiene il record di vittorie (sette) del torneo.

Quattro le sedi dei match: l'Estadio Manuel Enguru di Ebebiyin (nel nord-est del paese al confine col Camerun, capienza 5mila spettatori), l'Estadio de Mongomo (città del presidente-dittatore Teodoro Obiang, alla frontiera col Gabon, 10mila spettatori), il Nuevo Estadio de Malabo (la capitale, situata sull'isola di Bioko, 15mila spettatori) e l'Estadio de Bata (città costiera e capitale politica, 35mila spettatori, qui si giocheranno sia il match inaugurale che la finalissima dell'8 febbraio).

A pochi giorni dal via presentiamo i gironi della Coppa d'Africa 2015, iniziamo dal Girone C (Ghana, Algeria, Sudafrica, Senegal).

GHANA - Chiamato il "Brasile d'Africa" il Ghana non vince la Coppa addirittura dall'82 e sono passati già cinque anni dall'ultima volta che ci è andato veramente vicino, sconfitta in finale dall'Egitto, ed è reduce da due quarti posti di fila. L'esonero nello scorso settembre del ct Kwesi Appiah ha chiuso un ciclo, non vincente: dopo i deludenti Mondiali brasiliani la panchina era già in bilico ed è saltata del tutto dopo lo stentato esordio nelle qualificazioni alla Coppa (pareggio con l'Uganda e vittoria a fatica col Togo). Il Ghana punta ora sull'esperienza, chiamato infatti l'ex Chelsea Avraam Grant, 56enne israeliano reduce da esperienze particolari (Portsmouth, West Ham, Partizan Belgrado, Tailandia) ma una citazione è doverosa per il vice di Appiah (Konadu) bravo a rimediare alla "falsa partenza" conducendo le "Black Stars" al primo posto del girone (non proibitivo, a dire il vero).

Si riparte senza le "teste calde" Muntari e Kevin Prince Boateng (non una grossa perdita a livello tecnico pensando al recente stato di forma dei due) e con una rosa ringiovanita. In porta sempre Dauda (ma lo insidia il portiere del Mirandes Razak, non convocato Kwarasey), in difesa accanto ai già collaudati Jonathan Mensah (colonna dell'Evian, a 24 anni già 33 presenze in nazionale) e John Boye (ex Rennes ora in Turchia al Kayseri, non al meglio fisicamente però), sulla sinistra giostrerà (al posto dell' Asamoah juventino infortunato, grave perdita) l'interessante Baba Rahman già ammirato agli ultimi Mondiali under 20 (già nella serie b tedesca, ora si sta imponendo in Bundesliga con l'Augusta) mentre sulla destra, non convocato Inkoom, si adatteranno Afful (esterno "tascabile" da anni a Tunisi) o gli altri due centrali in rosa, il "sudafricano "Awal" o il debuttante ventenne Amartey (passato l'anno scorso al Copenhagen, finora solo un paio di "caps" nell'Under 20). "Lifting" a centrocampo: oltre a Muntari e Boateng lasciato a casa anche Essien, si da fiducia a Rabiu (ex Evian ora in Russia al Kuban) e agli "italiani" Badu e Acquah (entrambi cresciuti molto negli ultimi tempi).

Tanta qualità sulla trequarti nonostante la recente defezione per infortunio di Majeed Waris del Trabzonspor: i fratelli Ayew dopo qualche stagione opaca sono tornati protagonisti (Andrè sempre a Marsiglia, il giovane Jordan a Lorient), Wakaso (ancora giovane e talentuoso ma un po' scombussolato dai tanti cambi di maglia) e due frecce come Christian Atsu (proprietà Chelsea, bene al Vitesse in prestito ma ora ai margini dell'Everton) e Frank Acheampong jolly di fascia dell'Anderlecht, classe '93 e con ampi margini di miglioramento. Grant potrà mixare questa lista di fenomeni a piacere; come finalizzatore però non si può fare a meno del solito Asamoah Gyan, finora 45 reti in 86 presenze, che non ha più voglia di misurarsi col calcio europeo (è ancora negli Emirati) ma, a solo 29 anni, se volesse potrebbe ancora fare la differenza.

ALGERIA - E' lei la favorita del "girone della morte": pur non avendo grande tradizione nella competizione (un'unica vittoria nel '90 nell'unica edizione casalinga, fuori al primo turno nell'ultima) ha stravinto il girone di qualificazione (cinque vittorie e un solo ko in Mali) e abbiamo ancora negli occhi la bella prestazione ai Mondiali brasiliani, approdando agli ottavi di finale. Il divorzio da mister Halilodzic (durata poco peraltro la sua avventura a Trebisonda) non ha lasciato strascichi visto il buon cammino intrapreso (proseguito) da Gourcuff senior, alla prima esperienza con una nazionale dopo un decennio a Lorient, che cercherà di imporre la sua filosofia: " E' sempre la stessa: imporre il nostro gioco agli avversari in ogni partita in cui siamo impegnati ".

Davanti all'efficace portiere M'Bohli una linea a quattro che non ispira a dir la verità piena fiducia e formata dai centrali Halliche (convincente in Portogallo, flop al Fulham, ora in Qatar) e Medjani (dopo lunga esperienza in Francia ora bene alla sua prima stagione al Trabzonspor dove ha seguito l'ex ct Halilodzic come Belkalem non convocato per infortunio); sulle fasce a destra il '91 Aissa Mandi (da 4 stagioni titolare a Reims, interessante ma con poca esperienza internazionale), a sinistra ballottaggio tra il sampdoriano Mesbah e il napoletano Ghoulam, come visto in Italia non proprio affidabili. Centrocampo ben più affidabile, il trio Lacen (regista d'esperienza, da un decennio nella Liga spagnola) Taider (esploso a Bologna, a Sassuolo si è ripreso dal flop interista) e Bentaleb ventenne nativo di Lille e impostosi al Tottenham che giocherà titolare anche grazie all'assenza per infortunio di Mehdi Abeid altro giovane talento (tornato al Newcastle dopo una buona stagione al Panathinaikos).

Il trio di trequartisti è il top continentale, a destra l'esterno del Valencia Sofiane Feghouli vero trascinatore delle "Volpi del deserto", al centro Yacine Brahimi esploso al Mondiale e confermatosi al Porto (quattro gol in cinque match di Champions, il leader tecnico algerino) infinea sinistra l'ultima scoperta, quel Riyad Mahrez che, lasciata Le Havre, si sta imponendo anche in Premier League a Leicester; Gourcuff sceglierà poi la punta tra Islam Slimani (longilinea punta dello Sporting, utile nella manovra offensiva, ancora poco cinico sottoporta) e Soudani (cosa ci fa un attaccante che abbina così bene tecnica e potenza, con tutto il rispetto, alla Dinamo Zagabria?) mentre per il parmense Belfodil è già una vittoria esserci viste le ultime due ectoplasmatiche stagioni.

SUDAFRICA - Scomparso dai radar internazionali se non per i Mondiali e la Coppa d'Africa organizzati in casa, il Sudafrica in piena ricostruzione è tornato a guadagnarsi sul campo una qualificazione; e passando sopra anche ai campioni in carica, di fatto sono stati proprio i "Bafana Bafana" a far fuori la Nigeria col 2-2 finale nel girone qualificatorio. Gioia mitigata dalla tragedia del loro portiere e capitano Senzo Meyiwa, a 27 anni ucciso per proteggere la sua fidanzata da due rapinatori. Suo anche un pezzo della qualificazione e a lui dedicata questa avventura dei sudafricani; un gran pezzo di questa piccola impresa è però del "nuovo" tecnico, il 64enne Ephraim Mashaba, in realtà un ritorno avendo già allenato lì alle Olimpiadi del 2000 che ha rilanciato, prima del tempo, le ambizioni del paese.

L'entusiasmo non può fare miracoli però ed è questa la squadra meno attrezzata nel girone. Pochi infatti i giocatori di livello internazionale presenti in rosa, anche per scelta (a dir poco coraggiosa): in porta è cresciuto molto Darren Keet (bene tra i belgi del Kortijk) ma in difesa da sicurezza il solo terzino Ngcongca (da sempre al Genk) anche se intrigano i due centrali Matloho e Hlatshwayo molto quotati in patria; anche in mediana buoni giocatori ma un'incognita a questi livelli, vedi capitan Furman (gran temperamento, passato dai Glasgow Rangers ha scalato il campionato inglese fino alla Championship) e il mediano Andile Jali che sta impressionando per personalità nella sua prima avventura europea in Belgio ad Oostende.

La scelta più forte quella di escludere due giocatori di livello come Mokotjo (centrocampista scuola Feyenoord ora al Twente dopo un'ottima stagione allo Zwolle rivelazione in Eredivisie, già tacciato di pigrizia dal ct) e Thulani Serero centrocampista offensivo e con buona esperienza internazionale dell'Ajax (problemi disciplinari per lui che già aveva avuto col precedente Ct Igesund). Anche in attacco molto celebrata la punta dal fisico taurino Tokelo Rantie che però ha un curriculum scarno di gol in Europa (è stato a Malmoe, ora in Championship e non sempre titolare) e la riserva è quel Bernard Parker promessa ai tempi della Stella Rossa mai mantenuta (è tornato in patria ai Kaizer Chiefs). Di sicuro Mashaba avrà a disposizione un gruppo unito e senza "prime donne" ma con nessun elemento in grado di fare la differenza singolarmente.

SENEGAL - Una delle nazionali più sottovalutate, ed in effetti le spiegazioni non mancano. Senza tirare in ballo quei favolosi quarti di finale raggiunti al mondiale 2002 grazie al "santone" Bruno Metsu (scomparso nell'ottobre 2013, riposi in pace), i "Leoni della Teranga" non hanno mai vinto la Coppa d'Africa e ultimamente hanno continuato a non averci un buon rapporto: non qualificato nella terzultima e ultima edizione, tre anni fa uscirono al primo turno. Quantomeno doveroso quindi fornire almeno una prestazione onorevole lottando fino alla fine per qualificarsi.

Da sempre fucina di giocatori più "fisici" che tecnici, il Senegal si presenta con una rosa di buon livello oggettivamente. A guidarla un tecnico che da anni allena in Africa, il 62enne Alain Giresse già sulle panchine di Gabon e Mali (terzo posto nella Coppa 2012) prima di arrivare a Dakar nel 2013 confermando il suo "mal d'Africa". Tornando alla rosa, evidente la sua straripante forza atletica, partendo dalla difesa che ha subito un solo gol nelle qualificazioni dove è arrivata al secondo posto dietro la Tunisia di un punto: al centro della difesa due colossi come Djilobodji del Nantes e Lamine Sanè del Bordeaux, accanto ai quali ci saranno a destra Gassama del Lorient e a sinistra Pape Souarè del Lille (non convocato l'atalantino Dramè). Muscoli e piedi discreti anche in mediana: perno centrale, come al West Ham, è Cheick Kouyatè che sarà coadiuvato (vista l'assenza di Diamè dell'Hull City) dal "norvegese" Badji promosso da Giresse titolare per dare equilibrio all'undici e da Idrissa Gueye, da quattro stagioni punto fisso a Lille; buone alternative gli "spagnoli" Papa Diop (Levante) e N'diaye (Betis).

Nel tridente offensivo tre "pantere" irrefrenabili negli spazi: Moussa Sow (attaccante esterno del Fenerbahce, buon rapporto con la porta ma anche assist-man), Mame Diouf (attaccante atipico con buoni fondamentali, con un passato nelle riserve del Manchester United, due buone stagioni e mezzo ad Hannover, e ora a Stoke) e Papiss Cissè, tornato a buoni livelli di score al Newcastle; se recupererà bene dall'infortunio alla coscia uno dei tre lascerà il posto all'unico giocatore "sui generis" della squadra e cioè il fantasioso esterno Sadio Manè che dopo ottime annate a Salisburgo si è guadagnato la chiamata dalla Premier (Southampton) dove sta già impressionando per personalità. E pensare che sono rimasti a casa altri due attaccanti come Diafra Sakho (West Ham, infortunato) e Demba Ba (Besiktas, scelta tecnica non capita peraltro dall'ex punta del Chelsea). Ma attenzione: come diceva quella pubblicità, la potenza è nulla senza controllo.


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