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#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

Creato il 23 febbraio 2018 da Viaggimarilore

E qui apriamo l’album dei ricordi. Come viaggiavamo negli anni ’90?

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

La domanda è venuta fuori sul bel gruppo facebook di travelblogger italiane fondato da Paola di PastaPizzaScones, ed è diventato un progetto condiviso. Il primo post è stato scritto da Daniela di Thedazbox ed ha ispirato ad Alessia di Una valigia di Emozioni di farlo diventare un tema. Così alcune di noi hanno pensato di condividere con le altre e con i propri lettori i propri ricordi dei viaggi durante gli anni ’90. Molte, se non tutte, eravamo bambine e adolescenti all’epoca, e seguivamo i nostri genitori in vacanza. Sono venuti fuori dei racconti molto divertenti, toccanti, aneddoti simpatici, altri commoventi. Ma soprattutto personali. Perché il travelblog non risponde soltanto al rigido e impersonale linguaggio della SEO, ma è fatto anche di chiacchiere, di emozioni, di persone vere che battono i tasti sul pc per produrre contenuti autentici per i propri lettori.

E ora veniamo al dunque. Alla domanda “Raccontami i tuoi viaggi negli anni ’90” rispondo così.

#viaggi90: la Sardegna in Fiat Tipo

Le vacanze negli anni ’90 per me erano i 15 giorni a luglio in Sardegna: in 5, mamma e papà, io e sorella, e nonna, stipati senza aria condizionata e con i finestrini chiusi (perché se si ghiaccia il sudore fa male!) su una Fiat Tipo bianca che veniva caricata sul tettuccio di tutti i bagagli possibili e immaginabili, avvolti in un telone plasticoso e pesante che faceva molto profugo e per chiudere il quale i miei impiegavano dalle due alle tre ore per essere sicuri che non ci saremmo persi una valigia per strada. Ma il viaggio in realtà iniziava mesi prima.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

La gloriosa Fiat Tipo modello anni ’80, compagna di tante avventure in Sardegna. Credits: alvolante.it

Step 1: l’agenzia di viaggio

Ve le ricordate le agenzie di viaggio? Eh sì, nell’era in cui non esisteva internet, l’unico modo per prenotare un hotel, un residence e i titoli di viaggio utili a raggiungere la meta era l’agenzia di viaggi. L’agente di viaggi era un amico, un consulente, una persona che con una parola poteva indirizzarti verso una struttura piuttosto che un’altra. Era persona di grande fiducia, ma soprattutto era l’unica cui potersi affidare. Verso febbraio in casa era uno sfogliare cataloghi di residence e hotel. La meta la sapevamo già: la Sardegna, sempre e comunque. Bisognava solo scegliere il residence. E la scelta, molto spesso, ricadde sempre sulla stessa struttura: Terrata, tra Olbia e Golfo Aranci, di fronte a noi le due isole di Tavolara e Figarolo. Ci furono anche degli intermezzi, ma per me Terrata rimane il sinonimo delle vacanze estive della mia adolescenza.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

La spiaggia di Capriccioli, una delle più belle della Costa Smeralda. Correva l’anno 1994

Step 2: il traghetto

Ci imbarcavamo sempre a Genova. Dopo aver caricato l’auto di tutti i bagagli, iniziava il periglioso viaggio in autostrada (che trascorreva piuttosto velocemente per me: giocavo col gameboy!), dopodiché si arrivava alla banchina del porto di Genova. E qui iniziava la lunga attesa: parcheggiati in auto, fermi sotto il sole (per fortuna partivamo sempre la sera, per cui un bel momento il sole calava), col diktat di non allontanarci per nessun motivo. Poi finalmente si saliva sulla grande nave: solitamente Tirrenia, poi sostituita, negli ultimi anni, dalla compagnia delle Grandi Navi Veloci. Il gioco, una volta parcheggiata l’auto nel grande garage della nave, sarebbe stato ritrovarla la mattina dopo all’arrivo. E se non sbaglio qualche volta abbiamo davvero fatto fatica a ritrovarla.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

L’imbarco al porto di Genova: le auto in attesa aspettano di poter salire a bordo. Credits: ansa.it

Per me la nave era semplicemente fantastica, anche se sapevo fin dall’inizio che il viaggio – che fosse in cabina oppure in poltrona – sarebbe stato agghiacciante. Ma amavo salire sul ponte e guardare Genova allontanarsi al tramonto, mentre la pilotina conduceva il traghetto fuori dal porto. E mi piaceva pure mangiare in nave: era un’esperienza diversa, del resto. E facevo il verso alla voce in stereofonia che annunciava “È in funzione il servizio di tavola calda“. Adoravo.

Step 3: il residence, l’animazione, la spiaggia

Da bambina poi cresciuta, posso dire che la vacanza in residence aveva del miracoloso: innanzitutto si stava in appartamento, completamente autogestiti, il che consentiva di andare al mare, mangiare a casa, fare quello che ci pareva. Poi, però, c’erano gli appuntamenti fissi: il miniclub in spiaggia in tarda mattinata, sostituito, quando diventai adolescente, dalla lezione di aerobica alle 18 (dio, quanto mi faceva stare bene! E lì ho conosciuto anche quella che è diventata una carissima amica, mica poco!); poi lo spettacolino serale, l’intrattenimento che di serata in serata si diversificava e ogni volta ci divertiva, ci coinvolgeva… a metà degli anni ’90 ero nella fase in cui mi ero presa la cotta per uno degli animatori del villaggio, bruttino ovviamente, ma animatore quindi figo di per sé, e la mia amica aveva fatto uguale con un altro degli animatori, anch’esso bruttino col senno di poi. Ma che ci volete fare? Eravamo in vacanza, del resto.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

L’Isola di Figarolo davanti a Golfo Aranci

Step 4: ricordi di eventi precisi

Nel bene e nel male, i miei #viaggi90 in Sardegna sono stati scanditi da alcuni eventi che ricordo con particolare lucidità. I primi due sono calcistici: ricordo Germania-Argentina durante i mondiali di Italia ’90. Eravamo in nave, all’andata verso Porto Torres, e la disperazione nel vedere Maradona sollevare la coppa fu indicibile: quel mondiale spettava a noi, ci avevo creduto tantissimo. E infatti me lo ricordo ancora. Così come ricordo, 4 anni dopo, le partite sulla terrazza del residence, sul quale veniva posto un maxischermo. Era bellissimo, ne venivamo da ogni parte d’Italia ed esultavamo ognuno nel suo dialetto, fino al famoso rigore di Baggio. Vabbè, ci sono ricordi peggiori.

Il ricordo peggiore infatti fu, nel 1992, scoprire in quell’isola felice che era il residence, lontano da tutto e da tutti, che c’era stato un attentato a Palermo a via d’Amelio e che Paolo Borsellino era morto e che la Mafia sembrava aver vinto. Furono giorni abbastanza drammatici, che percepii persino io che all’epoca avevo a malapena 11 anni.

Step 5: le gite in Costa Smeralda

La cosa più bella di tutte, per me che già all’epoca amavo girovagare, erano le gite: sì, bello andare al mare, ma i miei non sono mai stati del tutto tipi da spiaggia, né tantomeno tipi che restano fermi brasati per 15 giorni sotto lo stesso sole, quindi ogni tanto decidevano che potevamo cambiare aria e lasciare il residence. Così partivamo, sulla fedele Fiat Tipo, alla volta di qualche meta “esotica”: una volta era la spiaggia di Liscia Ruja, un’altra era la patinata ma non troppo (all’epoca) Porto Cervo. A Porto Cervo mangiavamo sempre al ristorante “Il pomodoro” che, a giudicare dal suo sito web attuale, negli ultimi 20 anni deve aver cambiato gestione… Comunque lo ricordo con piacere: adoravo il tovagliolino di carta col pomodorone stampato sopra e gli antipasti a buffet: per me una grande finezza.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

Il parcheggio di Porto Cervo. Chissà perché i miei hanno scattato una foto del genere…

Mi piaceva Porto Cervo: Ricordo la piazzetta, ricordo le boutiques di lusso inavvicinabili, che vendevano marche e stilisti che a Imperia non si erano mai visti e che quindi attiravano la mia curiosità. Giusto quella, però 😉 Il mito di Porto Cervo, per quanto già vivo, ancora doveva decollare completamente. Per esempio, all’epoca andare a Porto Rotondo o a Liscia di Vacca era una cosa normalissima. Ora mi dicono che anche queste due località siano diventate mete luxury.

Step 6: consolidare i ricordi: videocamera e macchina fotografica

Ognuno di noi era armato del proprio dispositivo per fotografare e immortalare le vacanze. Mio padre portava sempre con sé una telecamera enorme, immensa, immane, pesantissima, con la quale su vhs si registrava direttamente qualunque cosa. Poi il bello (o il brutto, certe volte) era ritrovarsi d’inverno a riguardare questi filmini amatoriali, con il vento di sottofondo sferzante che uccideva qualsiasi dialogo si fosse tentato di riprendere, a vedere le immagini sballonzolanti (mio padre di mestiere faceva il ragioniere, non il cameraman!): insomma, riguardare questi video ogni volta metteva a dura prova la mia pazienza. Ma ora, devo ammettere, un po’ mi mancano e devo dire che senza di essi tanti ricordi li avrei cancellati.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

La chiesa di SS. Trinità di Saccargia (SS): non tutte le foto riuscivano bene, e in questa è evidente (e il rullino stava finendo)!

E poi ci sono le fotografie. Ve li ricordate i rullini? Da 24 e da 36? Io avevo una macchinetta fotografica senza infamia e senza lode, mia madre invece aveva una Canon di tutto rispetto. Ma sempre avevamo il limite del rullino a 24 o 36 foto e soprattutto dovevamo scegliere oculatamente il nostro soggetto e sperare che venisse bene, perché non c’era modo di verificarlo e di scattare un’altra foto per correggere la prima. Da questo punto di vista le fotocamere digitali ci hanno decisamente semplificato la vita.

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

Le isole di Tavolara e Figarolo viste dall’appartamento del Residence di Terrata (Golfo Aranci)

Step 7: ringraziamenti

A proposito di foto, quelle che vedete qui, eccetto dove diversamente specificato, sono proprio le foto originali dell’epoca, che mia madre ha pazientemente scelto e scansionato apposta per questo post. Se non fosse per lei, va detto, non l’avrei neanche scritto il post, perché senza foto non si fa niente, e senza ricordi condivisi non si va proprio da nessuna parte. Perciò grazie mamma!

#viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90?

Le Tombe dei Giganti di Li Longhi, monumento megalitico della Sardegna, vicino ad Arzachena in Costa Smeralda

E voi? Che mi raccontate? Com’erano i vostri viaggi negli anni ’90?

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