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Viaggiare Da Sola Per La Prima Volta: Il Mese di Federica in Thailandia e Cambogia

Creato il 21 gennaio 2015 da Sunday @EliSundayAnne

Cosa vuol dire viaggiare da sola per la prima volta? Farsi coraggio e fare quel biglietto aereo verso un sogno tenuto nel cassetto per tanto tempo? Federica ce lo racconta qui.

Ho seguito il suo viaggio in solitaria in Thailandia e Cambogia via WhatsApp, la scorsa estate: è stato emozionante come essere là con lei. Ma Federica era da sola, ad affrontare paure che si sono rivelate infondate: il suo viaggio è stata una rivelazione, ed è tornata una persona nuova.

Cambogia viaggiare da sola

E’ stato il mio primo viaggio in solitaria, o come mi piace definirlo, il viaggio delle mie tante prime volte. Sì, perché tante esperienze nuove mi sono successe. Successe non è il termine giusto: suggerisce passività. Direi esperienze che ho provocato, cercato, voluto.

Viaggio in solitaria, prima volta in Asia: quante volte ho vissuto questo viaggio nella testa; quante ore passate su Google a guardare foto, sbirciare i vari blog di intrepidi viaggiatori… sentire dentro di me che era quello che avrei voluto fare anche io, ma non trovare mai il coraggio di farlo. E allora a rileggere Terzani, per trovare la spinta per comprare quel biglietto.

Il 13 luglio 2014 mi trovo davanti al PC, basta un click e avrei il biglietto. Ho persino chiamato un’amica che mi aiutasse a comprarlo.

La paura e il desiderio: due lati della stessa medaglia. Ho impiegato 40 minuti prima di premere “procedi al pagamento”, ma ce l’ho fatta: 31 luglio partenza per Bangkok.

Il mio viaggio è stato tutto improvvisato; si è evoluto e ha preso forma giorno dopo giorno sul posto. Ha subito tanti cambiamenti e il risultato finale, guardando indietro, è stato perfetto.

Sull’aereo ho passato momenti in cui ho pensato “Ma che ci fai qui? E dove vai?” (pensati con molta enfasi e qualche parolaccia), ad altri momenti di euforia: “Ce l’ho fatta! Sto andando in Asia, sarò per un mese da sola e non ho nessun piano! Evvai!”.

I miei unici compagni di viaggio, un diario e il libro “Il monaco che vendette la sua Ferrari”, che ho letto e riletto per tutto il tempo.

Il mio motto era: “La paura non esiste: è la tua mente che mente”.

Cambogia viaggiare da sola

Il disegno originale era stare qualche giorno a Bangkok e poi partire per Siem Reap, due settimane in Cambogia e tornare in Thailandia a fare qualche giorno di mare; ma e’ bastato saltare su un tuk-tuk alle dieci di sera all’aereoporto di Siem Reap per capire che avevo raggiunto la mia terra e non sarei piu’ tornate in Thailandia se non per prendere il volo di ritorno.

Inizia il mio “giro di giostra”. Ho sentito fin dal primo attimo di questo viaggio vibrazioni positive; sentivo che alcune cose erano cambiate e che avrei fatto gli incontri giusti (come mi aveva augurato di fare la mia amica, la stessa che e’ stata seduta con me 40 minuti davanti al PC prima di comprare il biglietto).

In questo mese ho avuto due momenti di down. Il primo è capitato a Bangkok e la mia mente ha iniziato a formulare pensieri negativi e stupidi; il secondo sull’autobus da Battambang a Phnom Pehn. Neanche a dirlo, entrambi i momenti di crisi sono stati mal gestiti, con la conseguenza che ho rovinato il mio giro in barca al mercato galleggiante di Damoen Saduak in Thailandia, e le 9 ore di viaggio su un autobus scassato, dove l’unica non asiatica ero io e per di più in paranoia, non sono state per niente una passeggiata.

Per il resto è andato tutto alla grande: delle mille preoccupazioni che avevo prima di partire non se ne è avverata mezza. La paura di stare soli, di non avere nessuno con cui condividere le proprie emozioni, di annoiarsi, che qualcosa vada storto e la peggiore: “E se la Cambogia non fosse come me la sono immaginata da anni, ma una gran delusione?”

E invece tutte le mie aspettative sono state soddisfatte, ma soprattutto non è stato il sole cambogiano a scaldarmi il cuore, ma tutte le persone meravigliose che ho incontrato. I cambogiani sono un popolo sincero e la Cambogia è veramente la terra dei sorrisi. Non solo loro, ma anche i tanti viaggiatori che hanno incrociato il mio percorso; alcuni hanno fatto piccoli tragitti al mio fianco, con altri ho trascorso alcune giornate, altri ancora sono stati i passeggeri silenziosi di un viaggio in barca.

Cambogia viaggiare da sola

Kampot, il luogo più bello della Cambogia

E’ stato un viaggio in solitaria, un viaggio di riflessione. Sorprendentemente poche volte mi sono trovata senza dei compagni e con altrettanta sorpresa spesso, la sera, mi trovavo a cercare disperatamente di stare da sola con me stessa. E’ stato un viaggio dove il tempo si e’ fermato e dilatato, dove non c’erano scadenze (a Battambang ho perso il bus e sono arrivata a Phnom Pehn in piena notte; sono saltata con zaino su un motodop senza nemmeno sapere dove sarei andata esattamente), non c’era fretta di andare e vedere, nè l’ansia e l’irrequietudine del tran tran occidentale.

E’ stato il viaggio delle prime volte:

La prima volta in Asia

La prima volta che organizzo un viaggio tutta da sola

La prima volta da sola in un bar a bere una birra (Bangkok)

La prima volta che salgo al volo sul motorino di un tizio che gentilmente mi porta all’autobus (Damoen Saduak)

La prima volta su un battello scomodo e maleodorante per 9 ore (Siem Reap – Battambang)

Fare un corso di cucina khmer (Battambang)

La prima volta del contrattare prezzi e tariffe

Mangiare cibo per strada

Parlare spontaneamente con la gente senza sentirmi di troppo, troppo invadente e inopportuna

Prendere un autobus di notte e non sapere dove andare (Phnom Penh)

Guidare un motorino per la campagna cambogiana (Kampot)

Cambogia viaggiare da sola

Camminare sola in un bosco per 10 km (Parco Nazionale di Kep)

Rifiutare inviti e scegliere di proseguire da sola

Fare quello che mi pare, anche oziare senza sentire la pressione del tempo

Scrollarmi di dosso e con forza, la paranoia che mi assale e scegliere di essere felice invece

Essere sola dall’altra parte del mondo e sentirmi a casa.

E’ difficile descrivere le emozioni, per questo ho tenuto un diario nel quale ho documentato i pensieri piuttosto che gli episodi. Ogni tanto lo rileggo e mi sembra di essere là.

 
Cambogia viaggiare da sola

In quei 30 giorni ho capito tante cose:

1. Sei sempre nel posto giusto al momento giusto

A Siem Reap, appena arrivata, seppur stanchissima decido di rimandere giù in giardino a bere una birra. Ho incontratro due persone meravigliose, due ragazzi uruguayani che mi hanno dato il benvenuto in questa terra. Insieme abbiamo visitato Banteay Srei e le rovine di Roluos: erano mesi che non mi capitava di ridere cosi a crepapelle.

2. Sei esattamente dove dovresti essere

Pgni volta che mi è parso di prendere la decisione sbagliata (per esempio non tornare in Thailandia ma proseguire verso sud, per Kampot, la vera campagna cambogiana), in realtà è così che doveva andare.

3. Mai lasciare a domani quello che puoi fare oggi

Se c’è un cielo stellato, devi godertelo. Le notti stellate, cullata dal vento caldo nel giardino della guesthouse a ridosso del parco nazionale di Kep sono state un balsamo.

4. Se non sei contento di quello che hai, cambialo

Che si tratti di una guesthouse, di un itinerario, del tuo lavoro, del tuo ragazzo, della citta’ dove vivi.

5. La felicità è  una scelta

Puoi scegliere di trascorrere le tue giornate ingrugnita e ostile o serena e tranquilla: scegli di essere felice, rovescia la tristezza e la malinconia, controlla le tue reazioni. Il mio secondo momento di crisi e’ stato spazzato via da un arcobaleno inciso come un sorriso nel cielo grigio, carico ancora di nuvole da monsone.

6. Non giudicare
Siamo tutti persone e non esiste solo la tua verità.

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Sulle 9 ore di viaggio in battello da Siem Reap a Battambang il tempo per riflettere è stato molto. Quello che inizialmente gli occhi vedono solo come un fiume marrone e sporco, come delle baracche di lamiera e stracci, come gente che “come fanno a vivere cosi?”, il cuore lo sente come un posto magico. I colori sono vivi, lucidi, il cielo è cristallino e risalta sul verde brillante delle risaie e sotto ancora il marrone di quel fiume che per questa gente è tutto. Permette di coltivare il riso e dà da mangiare, acqua per lavarsi e rinfrescarsi. E noi vediamo solo un fiume marrone. Per noi il diverso è semplicemente diverso, a volte è sbagliato, a volte ci fa pena, a volte paura o rabbia, ma quante vite ci sono? La nostra è solo piccola parte.

7. Sei perfetta così come sei perché sei tu!

Ogni volta che ci apriamo agli altri, una parte di noi confluisce in loro e viceversa. Alla fine, chi sono io? Federica, italiana, nata a Viareggio: vero. Ma quante altre vite hanno modificato il mio tessuto originale? C’è chi mi vede come una trentaquattrenne con idee bizzarre e lascio che lo pensino. Come mi ha detto Kim Sampo (un cambogiano incontrato in un tempio a Siem Reap), si può scegliere di fare del bene o del male. Fare del bene significa anche lasciare andare, non imbruttire il mondo con la tua negatività. I cambogiani mi hanno regalato tanti sorrisi senza chiedere niente in cambio; sorridere non costa niente, ma rende la tua giornata e quella degli altri meravigliosa.

La Cambogia, il viaggio in solitaria mi ha insegnato tutto questo. Per tutti quelli che ancora hanno dubbi e che rimandano consiglio di partire, andare ovunque.

La felicità non accade, si costruisce; la felicità non si insegue, si vive.

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Federica Menelavolemani


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